Nicola Caracciolo, la Repubblica 22/7/2007 (vedi scheda precedente), 22 luglio 2007
NICOLA CARACCIOLO
Il ritrovamento del testo originale, nei "National Archives" di Londra, dei Pensieri pontini e sardi di Mussolini, scritti di pugno dall´ex dittatore, scioglie un vero e proprio piccolo enigma storico. Finora questi Pensieri erano considerati di incerta attendibilità. Del testo si conosceva infatti soltanto una versione sulla cui autenticità c´era qualche sospetto. Ma andiamo per ordine: è una storia complicata.
Dopo la caduta del regime, il 25 luglio del 1943, Mussolini, com´è noto, fu arrestato per ordine del re e trasferito prima a Ponza, poi alla Maddalena. Di lì fu poi portato a Campo Imperatore sul Gran Sasso dove venne liberato dalle Ss del capitano Skorzeny. Il suo stato d´animo era di autentica disperazione. Scrive infatti: «Una profonda malinconia mi afferra. Sento che mio figlio Bruno è ora veramente morto». Bruno, aviatore caduto in guerra, era il figlio forse più amato. Aggiunge: «Non so ancora cosa sono, cosa sono diventato»; e constata: «Gli argomenti di conversazione tra me e i miei interlocutori si esauriscono e tra poco vigerà la regola della trappa: Silentium». Vede nel paesaggio qualcosa di mortuario: «Calma di ferragosto, il mare non ha un brivido, l´aria un soffio. Tutto sembra fermo sotto il sole. Anche il mio destino». Si paragona a Napoleone nella sventura. Ponza come Sant´Elena. Annota ancora: «Ho lasciato Piazza Venezia, Villa Torlonia, la Rocca delle Caminate, i parenti, gli amici e tutto ciò che mi fu caro. E ho lasciato tutto questo da vivo. Però è come se fossi morto». E conclude: «Neppure Dio può revocare ciò che è stato».
Il primo documentario che ho fatto per la Rai su Mussolini e il fascismo, Tutti gli uomini del Duce, uscì con la consulenza storica di Renzo De Felice - per me una guida e un maestro - nel lontano 1983. Da allora sull´argomento di documentari ne ho fatti tanti. Credo di essere in assoluto il giornalista che ha più frequentato il materiale fotografico e cinematografico relativo. Ho a suo tempo riscoperto e tirato fuori il filmato sul salvataggio di Mussolini a Campo Imperatore e poi sul suo incontro con Hitler pochi giorni dopo la stesura dei Pensieri. Il Duce ha un cappellaccio a larghe tese, un cappotto scuro sdrucito, è mal rasato, ha una faccia magra e tesa con gli occhi spiritati. l´immagine di un vecchio barbone con alle spalle una vita sventurata, non quella di un capo di Stato.
Occuparsi come ho fatto io per tanti anni di un personaggio così ingombrante determina una forse mal riposta simpatia umana. Il Mussolini dei Pensieri, quest´uomo prematuramente invecchiato, sconfitto, malato, che ricorda il figlio morto, si preoccupa per la moglie Rachele, o per l´altro figlio Vittorio di cui non ha notizie, è indubbiamente patetico. Tuttavia c´è qualcosa che stride, come una sordità morale: il Paese è a pezzi, la politica del Duce ha causato immense sciagure, immensi dolori. Alla tragedia di un popolo martoriato l´ex Duce non dedica nemmeno una riga.
Ma perché finora l´attendibilità di questo testo pareva dubbia? Nell´opera omnia di Mussolini (curata dai fratelli Edoardo e Duilio Susmel) è stata pubblicata - sembra un gioco di parole - la traduzione italiana della traduzione tedesca. L´originale era scomparso. Copre il periodo tra il 27 luglio e il 20 agosto, prima che il Duce venisse trasferito nell´Italia centrale. Lo scritto cadde in mano dei nazisti che lo fecero tradurre. Poteva servire a capire qualcosa della psicologia e delle intenzioni di Mussolini, l´uomo che Hitler in passato aveva tanto ammirato. Di questa traduzione il Führer pare abbia ricevuto una copia accompagnata da un breve resoconto del 25 luglio. Hitler non rinnegò mai Mussolini però qualche dubbio cominciava ad averlo. Si confiderà con una delle anime più nere del nazismo, Göbbels, che scrisse nel diario: «Il Duce non ha tratto dalla catastrofe le conclusioni che il Führer si aspettava. Non pensa a vendicarsi». Conclude: «Il Duce a differenza di Hitler e di Stalin non è un vero rivoluzionario. Il Führer è deluso».
Comunque gli originali del testo dei Pensieri vennero bruciati al momento del crollo della Germania nazista. Un ufficiale delle Ss ne salvò tuttavia una copia appunto nella traduzione tedesca. Se la tenne nascosta per qualche anno poi si decise a farla pubblicare su un giornale austriaco il Salzburger Nachrichten: troppi passaggi. C´era quindi il timore di manipolazioni. Grazie alla copia rinvenuta da Repubblica oggi sappiamo che il testo pubblicato a suo tempo è nella sostanza esatto anche se c´è per la doppia traduzione qualche variazione nella scelta dei vocaboli e nel giro delle frasi. I Pensieri pontini e sardi rivelano quindi davvero lo stato d´animo di Mussolini. Sta per cominciare la Repubblica di Salò, il momento più feroce e forsennato del fascismo. Mussolini, prima di rientrare nella fornace, sembra avere una sola speranza, quella di morire. Firma in quei giorni qualche lettera «Mussolini defunto», il che storicamente non è senza significato. Nelle prigioni americane il passaggio di un condannato a morte viene annunziato col grido «dead man walking», uomo morto che cammina.