Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 22 Domenica calendario

MILANO

Sono giovani professionisti concentrati sulla carriera che rimandano la decisione di metter su famiglia. Adulti reduci da matrimoni finiti male. Anziani rimasti soli. Immigrati regolari che hanno lasciato la famiglia nel paese d´origine. Single per scelta o per costrizione. Milano sta diventando sempre più una città di persone sole. Nella capitale economica d´Italia, punta avanzata di tutte le trasformazioni demografiche e sociali del Paese, ormai una famiglia su due è costituita da un´unica persona, un residente su quattro vive solo.
La fotografia di una città che sta cambiando velocemente il proprio tessuto sociale arriva dall´anagrafe. Basta leggere i numeri dell´ufficio statistiche del Comune per capire come a Milano la dimensione "a uno" - giovane, separato, anziano - stia superando quella tradizionale "a quattro" - marito, moglie, due figli. I dati parlano da soli: negli ultimi cinque anni il numero delle famiglie con un solo componente è andato via via aumentando, fino a raggiungere quota 333.395, pari alla metà del numero totale dei nuclei familiari che abitano in città (676.907). Un dato che supera di gran lunga quello delle coppie sposate (244.677) e delle famiglie con figli (219.428), categoria che comprende anche la tipologia "genitore solo con figli".
Ma chi sono questi solitari? Per un terzo anziani. In costante aumento, gli "over 65" che vivono da soli (per lo più vedovi/e) sono 115.605 (89mila donne e 25mila uomini). Gli altri due terzi rappresentano un mix indistinto (non ci sono dati precisi) di single, separati, immigrati regolari. «Milano soffre di quello che viene chiamato il fenomeno dello svuotamento - spiega Francesca Zajczyk, professoressa di Sociologia urbana all´università Bicocca - Sempre più le giovani coppie lasciano la città per la provincia quando decidono di fare figli. Inoltre, dal 2000, registriamo un continuo aumento dei single tra i 25 e i 40 anni: un trend stabile destinato a crescere ancora. Ma nella categoria dei soli non bisogna dimenticare gli stranieri regolari, in salita soprattutto al Nord. Per lo più uomini che hanno lasciato la famiglia nel paese d´origine. Il processo di ricongiungimento familiare infatti è molto diverso a seconda delle etnie: gli asiatici, una volta sistemati, fanno venire in Italia moglie e i figli, i nordafricani molto meno».
Che il fenomeno sia in costante crescita lo dimostrano i dati statistici. Si legge nelle tabelle dell´anagrafe milanese che dal 2002 al 2007 i "soli" sono passati da 289.340 a 333.395 (nello stesso arco di tempo i residenti sono passati da 1.280.000 a 1.301.000), con un picco tra il 2003 e il 2004 quando sono aumentati di 26mila unità. «Potrebbe essere legato alla sanatoria della legge Bossi-Fini - spiega Alessandro Rosina, professore di Demografia all´università Cattolica - Bisogna calcolare che l´effetto della regolarizzazione degli stranieri sia ricaduto dopo un paio d´anni anche sulle anagrafi cittadine». Per Rosina, a pesare sulla situazione delle famiglie milanesi sono due fattori: «Il continuo aumento degli anziani soli e quello dei single di ritorno come conseguenza dell´instabilità coniugale. Da questo fenomeno, sempre più diffuso, sono nati i Lat, Living appart together: relazioni tra persone che scelgono di vivere per proprio conto. Il più delle volte sono adulti scottati da precedenti matrimoni falliti, che preferiscono mantenere una vita di coppia più autonoma, in case separate».
Nel caos della metropoli che si considera la più efficiente del Paese, dove è sempre più difficile costruire e mantenere relazioni affettive, dove è scomparsa la dimensione familiare del quartiere, dove l´orario destinato al lavoro supera di molto quello per il tempo libero, si nascondono situazioni spesso di disagio non solo emotivo, ma anche economico. L´aumento delle coppie separate, infatti, ha portato a un´impennata delle richieste di servizi di assistenza da parte degli uomini di ceto medio-basso che non sono più in grado di mantenere se stessi e la moglie. «A Milano la gente è sempre più sola - spiega Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana - Mai come in questi ultimi anni abbiamo visto che la povertà oltre che al reddito è legata anche alla vita relazionale. Bisogna investire di più nella welfare comunity: ricostruire una rete di rapporti che aiuti la gente a sentirsi meno isolata. Dal 2001 al 2005 la percentuale degli uomini separati che si sono rivolti ai nostri centri di ascolto per problemi di tipo economico è passata dal 7% all´11,4%. Sono persone sole che non sanno più a chi rivolgersi».