Il Sole 24 Ore 22/07/2007, pag.27 Debora Rosciani, 22 luglio 2007
Quando il mutuo cambia look. Il Sole 24 Ore 22 luglio 2007. Che fine ha fatto il mio mutuo? E adesso con chi parlo? Ma lo hanno fatto senza chiedermi niente? Sì, è possibile
Quando il mutuo cambia look. Il Sole 24 Ore 22 luglio 2007. Che fine ha fatto il mio mutuo? E adesso con chi parlo? Ma lo hanno fatto senza chiedermi niente? Sì, è possibile. È possibile che la nostra banca, quella presso la quale abbiamo sottoscritto un finanziamento per l’acquisto della nostra casa, lo abbia cartolarizzato. Naturale la reazione di sorpresa: primo perché è già difficile leggere un estratto conto, figuriamoci quanto se ne possa sapere di cartolarizzazioni; secondo perché l’atto è unilaterale e non contempla alcuna facoltà di scelta, nessuna opzione alternativa possibile per il cliente bancario. Capita però che, alla luce delle misure introdotte dai decreti Bersani sull’estinzione anticipata o la surroga del mutuo, lo stupore possa diventare disappunto se si scopre che, presentandosi allo sportello per rivedere le condizioni del finanziamento, questa operazione risulti impossibile perché il mutuo è stato oggetto di un operazione di Rmbs, vale a dire di Residential Mortgage Backed Securities. Cioè? Che cosa fa esattamente una banca che cartolarizza i mutui residenziali erogati alla sua clientela? Esegue un’operazione prevista dalla legge 130 del 1999 che ha disciplinato queste operazioni, grazie alle quali grandi gruppi industriali, ma anche piccole imprese, enti pubblici o istituti di credito, cedono asset o attività di una società – tecnicamente definita "originator" - attraverso l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari. Generalmente i beni ceduti sono costituiti da crediti, ma possono essere anche immobili o contratti derivati, oppure crediti bancari in sofferenza non ancora inesigibili; la cessione avviene attraverso società veicolo abilitate a emettere i titoli in cui sono incorporati i crediti ceduti: in pratica il veicolo paga l’acquisizione con il prestito obbligazionario, garantito dal portafoglio sottostante e rivolto a investitori istituzionali. Quindi, la cartolarizzazione è una fonte di finanziamento per la banca che, in parole povere, incassa subito il valore del portafoglio ceduto senza attendere il rimborso dei mutui. La questione, da qualche mese, è finita in modo dirompente alla ribalta della cronaca a causa della seria crisi che, negli Stati Uniti, sta colpendo i mutui "subprime", cioè quelli erogati alle fasce di reddito deboli e, dunque, ad alto rischio di insolvenza. Mutui ampiamente "cartolarizzati" dagli istituti di credito e dai gruppi finanziari americani, poi collocati sul mercato obbligazionario e oggetto di rating da parte delle agenzie di valutazione internazionale che stanno provvedendo a "declassare" pesantemente queste emissioni ad alto rischio. L’Europa vigila con la massima attenzione sull’evoluzione del fenomeno statunitense, dati anche i contraccolpi registrati in Borsa, ma al momento da questa parte dell’Oceano si può dire che il quadro, nonostante l’enorme ascesa dei mutui, sia sotto controllo. Quello che però si può osservare è l’impatto sui clienti bancari "colpiti" indirettamente dalle operazioni di cartolarizzazione. Nel settore bancario italiano la più grande operazione recente, per importo, è quella lanciata dal gruppo UniCredit: l’operazione si chiama Cordusio Rmbs 4 che, a sua volta, è il nome del veicolo che cartolarizza un portafoglio di mutui ipotecari residenziali ceduti da UniCredit Banca per quasi quattro miliardi. E il gruppo, con un’azione di trasparenza, ha provveduto a comunicare con tempestività la circostanza alla propria clientela, specificando che al cliente non cambia niente: le rate si continuano a versare allo stesso modo, l’interlocutore rimane lo stesso direttore della filiale che ha concesso il prestito. Lo stesso ha fatto Intesa San Paolo che ha varato una maxi cartolarizzazione da 3,6 miliardi denominata Intesa Sec 3. In realtà la banca non avrebbe nessun obbligo specifico in tale senso. Perché la cartolarizzazione valga nei confronti di terzi è sufficiente la pubblicazione di una nota sulla Gazzetta Ufficiale, in base a quanto previsto dal Testo Unico Bancario. Peccato però che quasi tutte le banche stiano cartolarizzando i loro mutui, anche in virtù delle grandi operazioni di consolidamento che rendono necessaria la ricerca di risorse per gestire la riorganizzazione post-fusione. E per molti clienti la via verso la rinegoziazione o la surroga del mutuo appare ardita, dato che qualche impiegato di qualche sportello non sa neanche rispondere sull’operazione, sostenendo anzi davanti ai clienti che dopo la cartolarizzazione il mutuo non possa più essere toccato: i blog delle associazioni dei consumatori - basti dare un’occhiata al sito dell’Adusbef - sono pieni di testimonianze. Una svista di Bersani che, probabilmente, non aveva immaginato questa eventualità. Debora Rosciani IL GLOSSARIO Con cartolarizzazione si intende la cessione di attività di una società - definita tecnicamente ’originator’ - attraverso l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari. La legge di riferimento in Italia è la n. 130 del 30 aprile 1999. L’arranger è invece la figura che struttura l’operazione, valuta l’impatto economico e patrimoniale per conto della società titolare dei crediti ceduti e provvede al collocamento dei titoli sul mercato obbligazionario. La cartolarizzazione dei mutui immobiliari residenziali è nota con l’acronimo inglese RMBS: Residential Mortgages Backed Securities In genere i beni ceduti sono costituiti da crediti, ma possono anche essere immobili o contratti derivati. Le obbligazioni emesse sono divise in classi a seconda del rating ( AAA - AA - BBB e così via): il merito creditizio è minore quanto è più alto il livello di rischio nella restituzione del debito obbligazionario. Sono le società di rating a valutare la qualità dei titoli obbligazionari, e dunque del credito sottostante, facilitando così anche la valutazione degli investitori interessati