Massimiliano Nerozzi, La Stampa 22/7/2007, 22 luglio 2007
MASSIMILIANO NEROZZI
INVIATO A PINZOLO
Di fronte a circa 150 milioni di cinesi, che si vedranno in tv la sfida fra la propria nazionale olimpica e i bianconeri, oggi a Rovereto (ore 17, già fulminati i 4.600 biglietti) la nuova Juve comincerà a capire quanto davvero vale: sul prato, per la stagione che s’annuncia, e sul tavolo degli affari, per gli anni che verranno. Detto che arriveranno indizi, non sentenze, Claudio Ranieri e Jean-Claude Blanc, gli strateghi sui due campi di battaglia, prenderanno comunque nota. Il tecnico, anche ieri, s’è raccontato impaziente di testare il telaio finora plasmato: «Sono convinto che abbiamo creato una buona squadra, quanto buona non lo so. Sono più curioso di voi». L’amministratore delegato, invece, inizierà a sondare quello sconfinato territorio (e mercato) che è la Cina.
Da anni, ormai, tutti i grandi club europei hanno girato i radar verso Pechino. Il Manchester United, scriveva domenica scorsa il Sunday Times, ha più tifosi nella Repubblica popolare che nel resto del mondo e, non a caso, è appena decollato per una tournee in Estremo Oriente. Sta valutando le stesse rotte pure il club bianconero che, secondo una ricerca dell’istituto tedesco «Sport+Markt», in Cina ha 78 milioni di potenziali tifosi. La Juve, laggiù, insieme a Barcellona e Manchester United, commercializza già la propria griffe, attraverso gli accordi fra Juventus merchandising (Nike) e la cinese «Li Fung». La Premier League, all’ombra di Pechino, sta già facendo affari da anni: i proventi per i diritti esteri, riferiva ancora il Sunday Times, sono schizzati dai 320 milioni di sterline del triennio 2004-07, ai 625 milioni per i tre anni che verranno. Gli inglesi, così come Liga e Bundesliga, hanno scelto le pay-tv che, al momento, sono già in grado di raschiare robusti profitti. Per trasmettere la sola Premier, una tv via cavo di Hong Kong ha sborsato 200 milioni di dollari, un’altra di Singapore 160.
La Juve, e altri club italiani, si sono mossi su altri sentieri, anche per recuperare quel debito scavato da precedenti strategie non proprio lungimiranti, scelte negli anni passati dal governo del pallone italiano. Così, quest’anno in Cina, le partite del campionato (due a giornata) saranno visibili in chiaro, raggiungendo un maggior numero di telespettatori. «Potrebbe essere una strategia - aveva spiegato qualche giorno fa Blanc - rinunciando a ricavi immediati, ma investendo sul futuro». Prima farsi conoscere, cioè. Per questo motivo, quando è stata fissata l’amichevole, la Juve ha concesso i diritti alle emittenti cinesi, tenendosi solo quelli per l’Italia (diretta su Juve Channel): la partita andrà su Cctv 5, Shangai tv e Beijin tv. Per l’amichevole con l’Inter, la scorsa settimana, davanti ai video erano circa 170 milioni di persone. Non male, come spot.
Aspettando gli affari, Ranieri vorrebbe già raddrizzare il bilancio del campo. Dopo la partitella con il Mezzocorona (5-0), il test si presenta più simile a una partita. «La Cina è avanti con la preparazione - ha spiegato - è un impegno più probante e so che ha messo in difficoltà l’Inter, almeno nel primo tempo. Sono piccoli, rapidi e sguscianti, per cui ci metteranno alla prova». Volendo, il primo incrocio a distanza con in nerazzurri, che hanno vinto 3-0, anche se l’allenatore bianconero respinge: «Capisco che è stimolamte il confronto con l’Inter, ma per voi. Non per noi». La prima Juve partirà con il 4-3-3, virando poi sul 4-4-2, il preferito da Ranieri. Ancora, l’assetto definitivo non l’ha in testa: «Aspetto la fine del ritiro per farmi un’idea precisa, perché le idee si devono verificare sul campo». Per adesso può solo fare ipotesi: «Noi, che veniamo dalla B, ci mettiamo sotto le prime cinque-sei dell’anno scorso: mi metto là, ma mi sento con i miei giocatori». Che pensano si possa arrivare in cima.