Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 22 Domenica calendario

DAL NOSTRO INVIATO

VARSAVIA - «Lo Stato deve garantire il diritto alla Verità. E, nella cultura europea, Dio è la Verità», spiega a Repubblica il viceprimoministro Roman Giertych. Benvenuti nella Polonia dei gemelli Kaczynski: il primo tentativo di repubblica teocratica dell´Occidente, il Paese dove il grande sogno ecumenico di Papa Woytjla si è corrotto in un´eredità avvelenata da rancori e sospetti, dove tutti scavano in un passato che non passa mai per disseppellire sempre nuovi nemici: i russi, i tedeschi, i comunisti, i gay, gli ebrei, l´Europa.
Per la verità, passeggiando lungo le vie di Varsavia brulicanti di vita, o guidando nella campagna polacca resuscitata dai finanziamenti Ue, si ha la netta sensazione che di Polonie ce ne siano almeno due. Due nazioni che si ignorano e, ignorandosi, si legittimano vicendevolmente. La più visibile è la Polonia del miracolo economico, con uno dei più alti tassi di crescita dell´Unione, una moneta che continua a rivalutarsi anche sull´euro, una disoccupazione in rapido calo, consumi impennati, negozi di lusso, ristoranti, discoteche e una gioventù grintosa, preparata, cosmopolita e disillusa che guarda all´Europa non per cercare un´identità ma per trovare un rifugio: due milioni di ragazzi emigrati in pochi anni, di cui un milione è andato ad alimentare il boom economico delle isole britanniche. Ma questa è anche la Polonia dell´individualismo e del disinteresse. La Polonia che non vota e che, disprezzando la politica, permette che l´altra metà del Paese sprofondi risucchiata nelle sabbie mobili di un passato onnipresente.
Alle ultime elezioni che hanno visto il trionfo dei "gemelli K" sono andati alle urne il 40,5 per cento degli iscritti nelle liste elettorali. Jaroslaw Kacyinski è divenuto primo ministro in coalizione con due partiti di estrema destra. Lech Kaczynski è stato eletto presidente delle repubblica al ballottaggio grazie all´aiuto determinante di Radio Maryja, un´emittente clericale, anti-comunista, anti-semita e anti-europea che si rivolge a due milioni di elettori prevalentemente anziani, poveri e poco istruiti. Sono le vittime delle privatizzazioni e del traumatico passaggio all´economia di mercato: i dimenticati dal benessere. Ma sono anche l´ago della bilancia di una classe politica che non riesce a rappresentare tutto il Paese. E il loro voto ha pesato come un macigno.
Il nostro viaggio nella Polonia dei gemelli K comincia proprio da Torun, una antica città a duecento chilometri da Varsavia, davanti ai cancelli blu di Radio Maryja che difendono un insieme di palazzine bianche irte di antenne dove hanno sede la radio, la televisione, un giornale e una scuola universitaria per i media e la comunicazione. Tutto fa capo all´ordine dei Redentoristi. Sulla facciata di una costruzione spicca la gigantografia di Giovanni Paolo II e una sua citazione non datata: «Ogni giorno ringrazio Dio che in Polonia ci sia una radio, e questa radio è Radio Maryja».
Qualcosa deve essere andato storto, nel frattempo. Perché oggi Radio Maryja è nell´occhio del ciclone per le prese di posizione antisemite e ultraconservatrici del suo direttore, padre Tadeusz Rydzyk. Ai tempi dell´ingresso in Europa, Rydzyk ammoniva i suoi ascoltatori: «Quando saremo nell´Ue, Bruxelles ci obbligherà a studiare l´yiddish nelle scuole, come Mosca ci obbligava a studiare il russo». Recentemente un gruppo di intellettuali cattolici ha lanciato un appello al padre generale dell´ordine dei Redentoristi perché metta fine allo scandalo. Analoghe proteste in sede internazionale sono venuti dalla Anti-defamation league e dal Centro Wiesenthal. Neppure l´episcopato polacco difende più il monaco e la sua radio. Il generale dei Redentoristi ha chiesto tempo per decidere: Rydzyk non è un personaggio di cui ci si disfa facilmente. Ma intanto l´altra domenica, alla messa organizzata da Radio Maryja nel santuario di Czestochowa di fronte a centocinquantamila fedeli, era inginocchiata metà del governo polacco. A Torun nessuno ci vuole parlare. Repubblica, spiegano, non è un interlocutore gradito. Ci mettono alla porta consegnandoci un libretto illustrativo sulle attività della radio il cui motto suona: «Per Maria e per la Nazione».
Un´altra sessantina di chilometri e si arriva a Lednica. Qui, sulla riva del lago dove nel decimo secolo venne battezzato il primo re cristiano della Polonia, sorge il complesso di padre Jan Gora intitolato "La casa del battesimo della Polonia". «Se volete capire il rapporto tra la Polonia e la fede, andate a Lednica», ci avevano raccomandato alla conferenza episcopale polacca. Padre Gora è un domenicano, cappellano dell´università di Potsdam e amico personale di Giovanni Paolo II. E´ uno degli artefici del fenomeno dei "Papa´s boys". Ai suoi raduni arrivano cento-centocinquantamila persone. Sfilano disciplinati sotto un grande traliccio di tubi a forma di pesce proto-cristiano intitolato «portale del Terzo millennio», ascoltano la messa sulla riva del lago, ballano e cantano. Nella Casa del battesimo della Polonia le giornate sono equamente distribuite tra lo studio dei testi evangelici e quello dei discorsi di Giovanni Paolo II.
Il cuore del santuario è costituito da una stanza dove sono custodite reliquie di Papa Woytjla: un calco funerario della mano, i suoi paramenti da messa, le sue pantofole, una chitarra che il Papa ha benedetto, numerose opere autografate in polacco. La gente viene da lontano e paga per visitare il museo e per acquistare i gadget in vendita. Un cartello mostra i progetti di espansione del complesso che, già grande, dovrebbe diventare gigantesco. «Quando siamo usciti dal comunismo, guardavo all´Ovest come al Paradiso - spiega padre Gora circondato da giovani discepoli adoranti -, ma ora sono deluso: troppa superficialità, troppa leggerezza, troppa fretta, troppa paura dei valori autentici. Quando vado in Francia i miei stessi confratelli mi sconsigliano di indossare la tonaca per strada: i simboli della religione sono visti con sospetto. E´ la tirannia della democrazia. Mi sembra di tornare ai tempi in cui il regime comunista ci diceva che la fede è un fatto privato. Ma io ne ho abbastanza di queste sciocchezze. L´Europa sarà anche una casa comune, ma è una casa che ha perso le proprie fondamenta cristiane».
Il terzo sacrario di questa nuova Polonia si trova a Varsavia, via Towarowa 28, in un alto palazzo di cemento grigio che ospita l´IPN, l´Istituto della Memoria Nazionale. Qui sono custoditi gli archivi della polizia segreta comunista dal ”45 all´89. Tutti, per la verità, ad eccezione di quelli che riguardavano il personale ecclesiastico polacco, andati distrutti in un incendio: miracoli della Provvidenza. Qui il governo dei gemelli K custodisce un altro pezzo di quella "Verità" che ora pesa sulla vita polacca come un macigno.
Dopo una prima epurazione nel ”92, sulla base di liste di proscrizione presentate dall´ultra-conservatore Antoni Macierewicz, la Polonia sembrava avviata come altri Paesi sulla strada della riconciliazione interna e internazionale. Una scelta apparentemente obbligata in un Paese che aveva pilotato la transizione incruenta dal comunismo alla democrazia attraverso la Tavola rotonda cui sedevano esponenti dell´opposizione di Solidarnosc, membri della Chiesa e quadri del Partito. Ma la memoria collettiva non aveva fatto i conti con i gemelli Kaczynski che, pur avendo partecipato alla Tavola rotonda, si sono sentiti defraudati dalla spartizione del potere che ne è seguita. Nel loro nuovo governo, l´ultra falco Macierewicz è stato richiamato prima come viceministro della Difesa incaricato di fare pulizia nei servizi segreti. Poi come capo del servizio segreto militare. Ed è cominciato l´incubo della "lustracja": piccola Inquisizione di questa teocrazia improvvisata.
Secondo una legge approvata dal Parlamento chiunque ricoprisse un incarico pubblico di qualche rilevanza, deputati, professori, presidi, giornalisti, magistrati, doveva riempire un modulo per dichiarare di non aver mai collaborato con i servizi segreti comunisti. Qualcuno ha calcolato che la "lustracja" ha coinvolto circa settecentomila persone in tutto il Paese. «Con pedanteria burocratica, il formulario prevedeva fino a venti modi diversi in cui un cittadino potesse aver avuto rapporti con la polizia politica del regime», racconta Stanislaw Opiela, un gesuita che ha creato una "Commissione civica della buona volontà" per aiutare le vittime di questa nuova Inquisizione. «La lustracja è stata chiaramente usata come arma politica per screditare gli esponenti dell´opposizione di Solidarnosc - spiega Konstantin Gebert, commentatore di Gazeta Wyborcza - e allo stesso tempo è servita per rassicurare e rivalutare il ruolo di quella "maggioranza passiva" che non stava attivamente né con il regime né con l´opposizione, e che dunque non aveva rapporti con i servizi. Sono loro il serbatoio di voti dei gemelli Kaczynski». Recentemente la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge, che dunque rimane congelata. Il governo ha messo sotto attacco l´indipendenza della Corte Costituzionale. Nel frattempo, la "lustracja" pende come una spada di Damocle sulla testa della classe dirigente. Che manifestamente ha paura. Su cinquantaquattro eurodeputati polacchi, solo Bronislaw Geremek ha avuto il coraggio di rifiutarsi di rispondere al questionario inviatogli da Varsavia.
(1 - continua)