Simonetta Robiony, La Stampa 22/7/2007, 22 luglio 2007
SIMONETTA ROBIONY
ROMA
Festeggiano Christian De Sica all’«Isola del Cinema», sul Tevere, sotto Castel Sant’Angelo, con il sindaco Veltroni in testa nel ruolo di ammiratore antico, il primo ad averlo sdoganato dall’accusa di essere uno scioccone un po’ becero quando lo vide in Liquerizia di Samperi e ne scrisse bene. «E’ stato un anno magnifico», dice De Sica che per l’occasione s’è fatto accompagnare dalla moglie Silvia Verdone, la figlia Maria Rosa, il fratello Manuel, il produttore De Laurentiis, il regista Neri Parenti, il collega Massimo Ghini. E riassume. «Non solo Natale a New York ha come al solito trionfato al botteghino ottenendo perfino qualche critica garbata, ma Parlami di me, lo spettacolo con cui ho debuttato al Sistina, è risultato primo per pubblico e incassi, un vero trionfo. E l’anno prossimo sarà ripreso partendo da Milano, mandato in tv con la regia di mio figlio Brando, trasformato in DVD, messo sul mercato».
Per spiegare che il successo di Christian De Sica non è frutto di improvvisazione ma nasce da molto lontano, la serata, oltre ad offrire due suoi film, l’ultrapopolare recentissimo Natale a New York firmato da Parenti e lo stagionato Uomini, Uomini firmato da lui stesso, ha offerto tanti spezzoni di un vecchissimo varietà televisivo di Falqui, Bambole non c’è una lira, dove Christian De Sica, poco più che ventenne, muoveva i primi passi. «E’ stata una scuola formidabile: Scotti, la Biagini, Gianni Agus, Gianrico Tedeschi ma soprattutto lui, Falqui, uno severissimo. Provavamo per ore. Dovevamo sapere tutto a memoria». Al mestiere, nonostante suo padre Vittorio, non c’era arrivato forte di incoraggiamenti. Lo fece esordire Rossellini perché era fidanzato con sua figlia Isabella che tormentava per poter ottenere qualche particina. Rossellini che non amava gli attori gli chiese: «E’ vero che vuoi diventare come tuo padre?», guardandolo con una smorfia di disprezzo. Per lui che continua ancora oggi ad avere il mito del padre, fu una delusione enorme. Primo successo di popolo Sapore di mare seguito dal primo Vacanze di Natale, una serie che ogni anno puntualmente risulta prima al botteghino. E’ vero che s’è ispirato a Sordi per questa galleria di italiani imbroglioni, tracotanti, vigliacchi, sbruffoni? «E a chi me dovevo ispirà? Sordi è stato il migliore. E lo sapeva. Tanto che una volta mi disse: ”Tu mi devi ringrazià. Davanti alla mia foto, ogni volta che passi, mettici un moccoletto”».
Da allora cosa è cambiato? «La preparazione di base. Per me tutto il disastro è cominciato con Non è la Rai di Boncompagni. Da allora tutti vogliono fare spettacolo senza averne qualità e studio. Ma che ce ne facciamo di decine di cantantini, ballerini, vallette, imitatori? A noi ci mancano i fabbri, gli elettricisti, le sartine, i pittori, i falegnami che pure erano nobili attività artigiane. Abbiamo creato una generazione di spostati. E non ci fermiamo». Un film da regista non la tenta? «Come no. Sono anni che voglio raccontare al cinema ne La porta del cielo la storia d’amore tra mio padre e mia madre, ma siccome il mio ultimo film da regista è stato un fiasco non me lo fanno fare». Che progetti ha? «Intanto una crociera ad agosto per le nuove vacanze di Natale, tra Santo Domingo e il Mediterraneo. Giriamo su una nave vera, in mezzo alla gente». E poi? «Domenico Procacci della Fandango mi ha offerto un ruolo nel film tratto da L’età dell’oro di Nesi, un romanzo ambientato nel mondo dei tessuti riciclati di Prato messi in crisi dall’arrivo dei cinesi. Infine c’è Amici miei ai tempi di Lorenzo Il Magnifico, un’impresa che fa tremare le vene ai polsi. Ma forse è l’età giusta per raccontare come si esorcizza la paura della morte».
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