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 2007  luglio 22 Domenica calendario

«...Il costo degli interventi oggetto dell’accordo (non lontano dai dieci miliardi di euro nei prossimi dieci anni) verrà finanziato per oltre la metà da aumenti contributivi a carico dei lavoratori parasubordinati (per oltre 4 miliardi) e dalla deindicizzazione delle pensioni di importo più elevato (per oltre 1 miliardo di euro)

«...Il costo degli interventi oggetto dell’accordo (non lontano dai dieci miliardi di euro nei prossimi dieci anni) verrà finanziato per oltre la metà da aumenti contributivi a carico dei lavoratori parasubordinati (per oltre 4 miliardi) e dalla deindicizzazione delle pensioni di importo più elevato (per oltre 1 miliardo di euro). Se poi dalla razionalizzazione degli enti previdenziali non conseguissero i risparmi previsti (per circa 3,5 miliardi di euro) sarebbe l’aumento della aliquota contributiva a garantire il rispetto degli equilibri finanziari. Detto in breve: siamo di fronte ad un aumento della spesa previdenziale finanziato attraverso un aumento delle entrate contributive, con buona pace di chi aveva invocato il superamento della sinistra «tassa e spendi». Tanto per chiarire: non era questo che si aveva in mente quando si chiedeva che le risorse per il superamento dello scalone fossero trovate all’interno del (le voci di spesa del) comparto della previdenza. A ciò si aggiunga che l’idea di chiedere ai parasubordinati (leggi, ai giovani precari) di pagare per consentire ai garantiti di andare in pensione a 58 anni piuttosto che a 60 è esempio di tanto rara quanto sottile perfidia. Dubbi altrettanto rilevanti nascono dalle proposte relative agli autonomi (che, per motivi non proprio evidenti, andranno in pensione un anno dopo i dipendenti), da quelle relative alle donne (che continueranno ad essere «risarcite» per la loro esclusione dal mercato del lavoro con una età di pensionamento di vecchiaia più bassa di quella maschile), o anche da quelle relative ai più giovani (che saranno anch’essi «risarciti» per un mercato del lavoro iniquo e inefficiente con una pensione che si vorrebbe comunque non inferiore al 60% dell’ultima retribuzione). Con quest’ultima proposta, in particolare, l’accordo supera non solo la Maroni ma anche la Dini atterrando felicemente nel mondo degli anni Ottanta: quello delle pensioni d’annata, quello della previdenza intesa non già come assicurazione contro la vecchiaia ma come strumento anche assistenziale (e quindi ispirata a principi di solidarietà che dovrebbero competere ad altre voci del welfare assai più che a principi attuariali). Un triplo salto mortale reso evidente dal fatto che si chiederà ai cosiddetti coefficienti di trasformazione (che dovrebbero avere una base esclusivamente attuariale e la cui applicazione si continua a rinviare agli anni a venire) di svolgere anche una funzione perequativa...» (critiche alla riforma di Prodi delle pensioni fatte da Nicola Rossi, il quale ammonisce che con un governo così bisogna comunque accontentarsi - 22/7/2007)