Marco Basso, La Stampa 22/7/2007, 22 luglio 2007
Dopo aver suonato sabato scorso a Milano sul sagrato del Duomo davanti a 50.000 persone, incantandole col suono del suo pianoforte solo, bisogna riconoscere che Giovanni Allevi da Ascoli Piceno, classe 1969, è il musicista del momento
Dopo aver suonato sabato scorso a Milano sul sagrato del Duomo davanti a 50.000 persone, incantandole col suono del suo pianoforte solo, bisogna riconoscere che Giovanni Allevi da Ascoli Piceno, classe 1969, è il musicista del momento. «Joy», il suo ultimo cd in meno di dieci mesi ha venduto oltre 70.000 copie, mentre il precedente, «No Concept», (da cui era tratta «Come sei veramente», colonna sonora dello spot della BMW per scelta del regista, Spike Lee, uno che di musica se ne intende) 50.000. Dati straordinari, considerando che si tratta di dischi di composizioni originali per piano solo. Ora, ancora due brani da «Joy» imperversano come colonne sonore in spot: «Back To Life», scelto da Fiat per la nuova campagna istituzionale, e «Panic» per il Servizio Civile Nazionale. Il «Joy Tour 2007» che Allevi sta portando in giro per l’Italia domani alle ore 21,30 arriva a Venaria per il «Venaria Real Festival». Come sta vivendo questo successo straordinario? «Con grandissima emozione, non posso che ringraziare tutta la gente che si è avvicinata al mio pianoforte». Quali le tappe più difficili del suo percorso artistico? «I miei genitori erano molto preoccupati della mia scelta di fare il musicista ed in effetti non avevano tutti i torti: c’è voluta grande volontà e determinazione per superare i momenti più bui come quando nel 2000 decisi di andare a Milano, l’unico posto dove avrei potuto giocare le mie carte, per mantenermi feci anche il cameriere, o come quando nel 2003, dopo la pubblicazione del mio secondo cd che vendette pochissimo, i discografici mi dissero di cambiare mestiere». Alla fine il successo è arrivato... «Il momento topico è stato il 2004 quando a Shangai ho visto un auditorium pieno di gente per me. Era la seconda volta che suonavo in Cina, ero stato l’anno prima grazie all’interessamento di istituzioni italiane che mi avevano organizzato qualche data, poi sul posto ero riuscito a ottenere altre date. Preso così coraggio ho quindi cercato un audizione al Blue Note di New York: sei mesi dopo vi ho suonato registrando due esauriti. Poi, grazie a internet, è scattato un passaparola internazionale quando non c’era ancora il disco. Nel 2005 ho fatto un tour sold out e da allora la strada sembra in discesa». Ritiene di appartenere alla musica contemporanea? «Sì, secondo la definizione comune: provengo dal Conservatorio, suono la mia musica di cui pubblico gli spartiti. La mia prerogativa è che mi avvicino alla contemporaneità non intesa più come dodecafonia e serialismo, ma accedendo a quei nuovi elementi di ritmo, armonia e forma che oggi sono comunemente percepiti come familiari». Qual è il suo pubblico? «Sicuramente trasversale, proprio perché ripropongo in modo attuale sonorità comunque familiari ai più. Ultimamente vedo tanti bambini: non hanno filtri e vivono la musica con immediatezza emotiva». Che cosa trova di così affascinante nella musica? «Mi entusiasma perché è un’entità a sè: non si costruisce poco per volta, ma ha una sua logica e una struttura precisa e definita che tocca al musicista saper tirare fuori». Il primo disco che ha acquistato? «Era "Saturday Night Fever" dei Bee Gees». E i due dischi che porterebbe sempre con sé? «Assolutamente quello dello Zecchino d’Oro del 1991 che mi ha fatto compagnia durante tutto il servizio militare e i Concerti brandeburghesi di Johann Sebastian Bach, un capolavoro assoluto». A quando risale il suo primo ricordo musicale? «Mio padre era il direttore della banda di Porto San Giorgio e mi portava con sé fin da piccolissimo, ricordo ancora quei suoni». Che cosa pensa della musica italiana? «Bella, perché abbiamo un senso melodico formidabile: lo si capisce andando all’estero, quando si ascolta la musica degli altri paesi. L’unico difetto è l’eccessiva ripetitività, a volte manchiamo di fantasia». Il rapporto con la musica pubblicitaria? «E’ una conseguenza del successo, non la causa e io ne sono fiero. Sono stati scelti dei miei brani, significa che sono considerato un musicista del mio tempo». Ha un sogno nel cassetto? «Suonare a La Scala».