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 2007  luglio 22 Domenica calendario

Il personaggio è di quelli che badano al sodo. In quarant’anni di politica tra la Prima e la Seconda Repubblica Francesco Nucara è sempre stato uomo concreto

Il personaggio è di quelli che badano al sodo. In quarant’anni di politica tra la Prima e la Seconda Repubblica Francesco Nucara è sempre stato uomo concreto. Il segretario del Pri non ha peli sulla lingua e a volte è addirittura brutale. E per lui è un gioco prevedere cosa succederebbe se il Cavaliere dicesse «sì» alla nuova chimera del dibattito politico, il sistema elettorale tedesco: «Semplice, Berlusconi si dovrebbe dimenticare Palazzo Chigi. Torneremmo alle regole della prima Repubblica. Mettiamo che si vada alle elezioni e che Forza Italia si confermi partito di maggioranza relativa. A quel punto il Capo dello Stato darebbe l’incarico di formare il governo a Silvio. Se bastassero Lega e An per avere la maggioranza in Parlamento lo farebbe pure, ma sarebbe scosso da ogni starnuto di Fini e di Bossi. Se, invece, diventasse indispensabile Casini si può scommettere che l’Udc chiederebbe una maggioranza aperta al Pd. E il Pd per farsi coinvolgere pretenderebbe un premier diverso da Berlusconi. Naturalmente il candidato di mediazione diventerebbe Casini. Forza Italia sarebbe nelle condizioni della Dc che fu costretta ad accettare i governi di Spadolini e di Craxi. La promessa al Cavaliere del Quirinale per il futuro? Promesse scritte sull’acqua». Il ragionamento di Nucara non fa una piega. Ma Berlusconi di questi tempi è tentato. Deve fare i conti con alleati che non sopporta più, che gelosi del troppo consenso non perdono occasione per pungolarlo. E dall’altra parte è sottoposto alle lusinghe del centro-sinistra che in piena crisi lo corteggia: di fronte a un governo che ha un’immagine devastata, alla vicenda delle intercettazioni che rischia di mettere sul banco degli imputati mezzo gruppo dirigente diessino, al rischio di andare presto al voto, buona parte del vertice del Pd spera che si arrivi ad un sistema elettorale più rassicurante come, appunto, quello tedesco. Per due motivi: è il sistema che trova più gradimento in Parlamento e l’approvazione di una nuova legge elettorale eviterebbe il referendum e darebbe probabilmente un altro anno di vita al governo; poi nel nuovo sistema il bipolarismo sarebbe annacquato fino a scomparire, la linea di confine tra vincitori e vinti sarebbe più labile e sugli equilibri di governo non peserebbero solo i numeri ma anche le capacità manovriere in Parlamento. Insomma, il Pd potrebbe perdere ma partecipare lo stesso al governo. Ecco perché l’offensiva del centro-sinistra verso il Cavaliere si sta facendo sempre più pressante, quasi ossessiva. Ieri, nelle prime ore di un pomeriggio afoso, mentre entrava in maniche di camicia in una delle gastronomie più rinomate della Capitale, Piero Fassino, che in queste settimane ha avuto colloqui con tutti, anche con Berlusconi, tracciava questo quadro: «L’unico che si oppone davvero al sistema tedesco è Fini. Anche Berlusconi è d’accordo: non può permettersi di rompere con la Lega che non vuole il referendum e dagli incontri che ho avuto appare chiaro che l’unica proposta che può evitare il referendum è il sistema tedesco. Se nell’accordo ci sarà anche l’impegno di andare al voto subito dopo l’approvazione della nuova legge elettorale? Questo si vedrà. Se si tratta di un addio al bipolarismo? Io ho sempre detto che non basta una legge elettorale per creare un sistema politico compiuto. Bisogna lavorare pure sui soggetti politici. Ecco perché il bipolarismo si può preservare anche con il tedesco. In fondo in Germania c’è il bipolarismo (ma oggi il Paese è governato da una Grosse Koalition, ndr). E’ un problema di volontà politica: noi abbiamo creato il Pd e dall’altra parte Fini e Berlusconi potrebbero dare vita ad un’altra forza politica». Non è un caso che Fassino non parli di Casini che resterebbe nel mezzo. E già solo questo dovrebbe far rizzare le orecchie al Cavaliere, ma il personaggio, si sa, quando viene osannato, quando viene considerato l’interlocutore principale dai moderati del centro-sinistra va in un brodo di giuggiole. E a quel punto per svincolarsi dai suoi noiosi alleati («non ne posso più, voglio contare solo su Forza Italia» è la sua litania) potrebbe fare una mossa clamorosa facendo male anche a se stesso: potrebbe aprire proprio al tedesco che è da sempre la proposta di Casini, cioè di chi continua a mettere in discussione la sua leadership nel centro-destra. Ecco perché nel Palazzo si parla tanto del nuovo sistema. Solo che come al solito quando si ha a che fare con Berlusconi, non è detto che il mezzo sì di oggi sia valido anche domani. Intanto perché il Cavaliere porrebbe delle condizioni non indifferenti: richiederebbe del meccanismi che garantiscano il bipolarismo e la premiership del partito che ha più consensi; si tratta quindi di regole che prevedono modifiche costituzionali e che richiederebbero un po’ di tempo per l’approvazione per cui andrebbero contro la seconda condizione posta dal capo dell’opposizione, cioè quella di votare entro la primavera del prossimo anno. Eppoi perché Berlusconi cambia gioco solo se è costretto e le cose gli stanno andando troppo bene per adottare varianti tutte da esplorare. «Io - confida uno dei suoi strateghi - giocherei solo di rimessa. Non muoverei nulla, lascerei l’Unione alle sue contraddizioni. A cominciare dal referendum. Perché dovremmo essere noi a togliergli le castagne dal fuoco quando per evitare il referendum Mastella potrebbe aprire la crisi di governo e andare al voto con l’attuale legge elettorale?». Già, i dubbi permangono e alla fine le manovre di oggi potrebbero rivelarsi solo un ballon d’essai. Anche perché il Cavaliere è abituato a perseguire un obiettivo alla volta e quello che ha oggi in testa è chiaro: mandare Prodi a casa in autunno ed elezioni in primavera. «Lasciali cantare - ha spiegato ad un segretario del centro-destra che gli ha chiesto ieri lumi sulla sua nuova passione per il sistema tedesco -. A settembre ci riuniamo tutti e decidiamo che fare. Sappi solo che questo governo lo faccio cadere quando voglio e sono convinto che la cosa migliore è mandarlo in crisi in autunno sulla Finanziaria. Poi certo i miei mi fanno perdere tempo. Mi hanno portato un senatore che doveva passare con noi, ma che alla fine si è tirato indietro. Nessun problema comunque. I numeri per far cadere Prodi già li ho».