Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Che motivo avrebbero di preoccuparsi i mercati e l’Europa se l’Italia va a votare?
Il mondo è preoccupato per le elezioni anticipate in Italia, rese sempre più probabili dall’accordo tra Partito Democratico e Forza Italia (con il beneplacito di grillini e Lega) intorno al sistema elettorale detto Tedescum (sistema proporzionale con soglia al 5%). Servono a poco l’opposizione di Alfano, che teme per il suo Ap («Non capisco tanta impazienza») e di trentuno senatori vicini al ministro della Giustizia Andrea Orlando (minoranza Pd): anche se Renzi è freddo («non è la nostra legge elettorale ma abbiamo perso il referendum. E il partito a vocazione maggioritaria ha sempre avuto bisogno del sostegno della destra»), si parla di ok finale alla legge entro il 7 luglio. E voto in autunno. Ma ora il governo è sotto pressione.
• L’allarme dipende soprattutto dall’economia.
Sì. Ci si aspetta che con la legge di Stabilità l’Italia introduca misure da 20-40 miliardi che mettano a posto i conti. È proprio per l’impopolarità legata a queste misure, piuttosto inevitabili, che Renzi vuole votare prima. Dall’Europa arriva un minimo di incoraggiamento per bocca di Pierre Moscovici, commissario agli Affari economico e non per caso francese: le «elezioni non sono un problema: siamo attrezzati per ogni situazione». L’Italia «ha adottato misure di bilancio supplementari che dovrebbero permetterle di essere complessivamente conforme ai suoi obblighi» previsti dal patto di Stabilità, «dunque per ora riteniamo di non dare luogo alla procedura di infrazione. Però la Commissione Europea continuerà a seguire la situazione di bilancio di questo Paese, in particolare per il 2018». Non dimentichiamo che le banche francesi sono creditrici del sistema bancario italiano per 260 miliardi e altre aziende francesi devono recuperare in Italia parecchi soldi. Nessuno può permettersi il lusso del default italiano. Inoltre, il fallimento del G7 ha creato un nuovo patriottismo europeo. La Merkel ha conquistato un sacco di punti nei sondaggi dopo l’attacco a Trump e la dichiarazione: «L’Europa farà da sé». Sono persino tornati di moda gli eurobond, cioè i titoli del debito pubblico emessi da Bruxelles e che sintetizzano il debito di tutti quanti. Verrebbe da dire: allegria!
• L’altro giorno però, appena s’è saputo dell’accordo Renzi-Grillo, le borse sono andate giù.
Meno 2%. Niente di grave. Ieri sono rimaste ferme. Lo spread è arrivato a toccare quota 190. Non drammatizzerei. Piuttosto c’è la fatica della campagna elettorale al sole d’agosto, un’esperienza mai vista in Italia, Paese dove si vota in genere tra febbraio (una sola volta, l’ultima) e giugno.
• Che dice Gentiloni?
Rassicurante: «Anche se ci auguriamo un’intesa sulla legge elettorale, il governo è nella pienezza di poteri e manterrà i suoi impegni». Ha ragione. Supponiamo che si voti fra metà settembre e metà ottobre. Gentiloni sarà in carica fino a che non sarà presentato il nuovo governo. Chiuse le urne, presenterà perciò la legge finanziaria, con tutte le stangate del caso, forse persino esagerando. Intanto si svolgeranno le trattative per la formazione di un governo espressione della maggioranza uscita dalle urne. Non volendo i grillini allearsi con nessuno, si tratterà di una partita tra democratici e forzisti. Il problema è: i due saranno capaci di mettere insieme un numero di seggi superiore al 50% sia alla Camera che al Senato? Perché, guardando i sondaggi, Renzi dovrebbe raccogliere un 30% e Berlusconi un 12%. È possibile che il sistema a collegi piccoli e liste corte che si sta immaginando produca un 8-10% di vantaggio per i più grandi. È anche possibile che si introduca un premietto per la lista vincitrice. In Grecia regalano 50 seggi al primo arrivato con l’obbligo però di fare il governo in 72 ore, altrimenti si passa la mano. Un metodo che ci è sempre piaciuto.
• C’è il trucco: ci si mette insieme prima del voto, e ci si separa subito dopo.
Bisognerebbe introdurre la regola che il finanziamento ai partiti si riconosce solo alle sigle elette e non a quelle che nascono subito dopo.
• Padoan cosa dice?
Da parte del ministro dell’Economia qualche preoccupazione c’è. Ieri ha detto: «Sotto ciclo elettorale è molto difficile fare dei cambiamenti. Bisogna pensare a meccanismi politici che permettano la transizione verso istituzioni più forti, al netto dei cicli elettorali. Finora la crisi è stata troppo costosa e ha pesato soprattutto sulla disoccupazione. C’è bisogno di un passaggio più dolce. Abbiamo bisogno di meccanismi in Europa che garantiscano l’occupazione, è necessario che sia Bruxelles a gestire le risorse su temi come difesa, terrorismo, migranti». E però «le crisi accelerano i cambiamenti istituzionali. Questo non significa però che dobbiamo augurarci un’altra crisi, ma avere l’impulso politico per portare avanti i cambiamenti».
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