La Stampa, 31 maggio 2017
Un assaggio di Apple per 29 genietti del codice
Il luogo comune è che i programmatori siano tutti uomini. A smentirlo c’è una serie tv come Mr. Robot e una ragazza come Federica Ventriglia, 23 anni, da Capua (Caserta). Laureanda al corso triennale di Ingegneria Elettronica dell’Università Federico II di Napoli, attualmente è una dei 200 studenti della Developer Academy di Apple. «La mia avventura con la programmazione – racconta – inizia a 16 anni, ma la passione per la tecnologia, i computer e l’informatica risale a molto prima. Già a 5 anni ero appassionata di console per videogiochi e di personal computer». E oggi? «Alla Developer Academy ho avuto modo di stimolare il mio lato creativo e imparare a sviluppare idee personali e innovative, uscendo dagli schemi dell’ingegneria. Con il mio gruppo abbiamo sviluppato un paio di applicazioni e non vediamo l’ora di renderle disponibili a tutti». Una serve per tenere sotto controllo la salute, un’altra per condividere testi, video, immagini: «Voglio sviluppare soluzioni per le persone e rendere la vita migliore grazie alla tecnologia», spiega Federica. E il futuro non è detto che sia in Italia: «Mi sono sempre vista a lavorare in ambienti globali».
Mago autodidatta a 16 anni
Già, perché il mondo delle app nasce e si sviluppa quando cadono le barriere. Geografiche, ma anche culturali, di genere, di età: «A 14 anni mi sono fatto regalare il mio primo computer, un MacBook, e da quel giorno non mi sono più fermato» racconta Alessandro Sassi, milanese, oggi sedicenne. «Non ho mai frequentato nessun corso di informatica e la mia conoscenza dei linguaggi di programmazione viene dai libri, o dalle conferenze sul portale degli sviluppatori di Apple». Ha già realizzato qualche app? «Ho sviluppato da solo un’applicazione (QuickNotes X Pro) scaricata da oltre 5000 utenti, un’altra sta per arrivare». E la borsa di studio per partecipare alla conferenza Apple di San Josè? «Per me vincerla è stata una grande sorpresa, ma allo stesso tempo la realizzazione del mio sogno: entrare in contatto con i più grandi esperti in applicazioni. Partecipare è un grande riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni, e un incoraggiamento per migliorare ancora e creare nuove app che permettano di facilitare la vita quotidiana di ognuno di noi». Nel frattempo? «Frequento il terzo anno dello Scientifico, mi iscriverò all’università, ma il mio sogno è entrare nel team Apple in America».
Dagli Usa all’Italia e ritorno
Lorenzo Toscani De Col, quasi 23 anni, è nato a Roma, ma da ragazzino ha studiato per 3 anni in Virginia negli Stati Uniti. Tornato in Italia, dopo la maturità allo Scientifico si è iscritto a Ingegneria Energetica alla Sapienza. «Durante il terzo anno ho capito che non faceva per me, così mi sono messo a studiare codice per conto mio, in particolare come costruire siti web. Volevo iscrivermi a Ingegneria Informatica, ma proprio allora ho saputo della Developer Academy che stava per aprire a Napoli. Ho deciso allora di prepararmi per il test e provarci». È andata bene: «Sono stato ammesso, ho lasciato l’Università e tentato il tutto per tutto alla Developer Academy. Si imparano ogni giorno cose nuove, dai mentor e dagli altri studenti». Nel futuro c’è un lavoro come freelance o magari una startup, oggi c’è una passione: «Programmare mi piace perché è una sfida continua, puoi stare ore su un problema ma quando alla fine funziona è una sensazione fantastica. Poi è bello creare qualcosa di concreto e funzionante da un’idea, ti rende veramente soddisfatto».
Mentire sull’età e vincere
Edoardo De Cal si presenta così: «Sono nato a Milano 15 anni fa. Qui vivo e frequento dai Salesiani il primo anno del liceo scientifico Scienze Applicate. A 13 anni, mentendo sull’età, ho partecipato in team a un hackathon e vinto, creando un sito per comparare i prezzi del carburante». Volerà alla Wwdc invitato da Apple, ma in famiglia ci sono abituati: «Mio fratello Cesare ha partecipato e vinto la Scholarship Wwdc 2015 e 2016. Per me questa è una grande sfida e un’occasione per mostrare a tutti quello che ho imparato (sono autodidatta) e come riesco ad applicarlo alla mia creatività. Per me la programmazione è che un modo di comunicare e di esprimermi: non canto, non disegno, non compongo, non ballo e non scrivo. Programmo per comunicare e interagire attraverso linguaggio visivo con gli altri, col mondo intero». E cosa farà da grande? «Il mio sogno è creare una startup che possa cambiare il mondo. Credo che non necessariamente occorra andare all’estero per questo e che in Italia non manchino talenti né occasioni. La difficoltà maggiore è riuscire a riconoscere, coltivare, sviluppare e mantenere la propria passione sviluppando una rete di relazioni che consentano di implementare la propria con quella di altri ragazzi che condividono la voglia e l’entusiasmo di essere insieme protagonisti del cambiamento».