Corriere della Sera, 31 maggio 2017
Ecco chi favorirà la divisione dei seggi
Il diavolo, soprattutto nelle leggi elettorali, si annida nei dettagli che, al più tardi stasera, dovrebbero essere rivelati dal maxiemendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd).
Da settimane, gli «sherpa» dei dem parlano e trattano con il colleghi di Forza Italia e da ultimo anche con i deputati grillini. I tre attori politici (ma c’è anche la Lega) che convergono su un modello proporzionale di ispirazione tedesca hanno molte solide certezze in comune: riparto proporzionale dei seggi, soglia del 5% per spazzare via i partitini, controllo ferreo sul meccanismo che fa scattare i posti sicuri per i fedelissimi dei leader.
Eppure, da quando il gioco è diventato a tre (o a quattro) iniziano a rivelarsi nodi strutturali dell’impianto elettorale simil tedesco non condivisi da tutti i partecipanti all’«accordone». Nelle ultime ore il vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio – che ha assunto grande dimestichezza con le simulazioni dell’ufficio-studi di Montecitorio (massimo avamposto di approfondimento in materia elettorale) – ha fatto sapere che la sua preferenza è per una ripartizione proporzionale circoscrizionale dei seggi, magari con il metodo d’Hondt.
Questo vuol dire che siffatta ripartizione su base locale premierebbe in modo considerevole, con decine di seggi in più, i primi partiti (M5S e Pd) a scapito dei terzi e dei quarti (FI e Lega). Cosa farà dunque Fiano in costante collegamento telefonico con il Nazareno? Accoglierà la formula grillina (non sgradita al Pd) oppure gli emendamenti già preparati da Gregorio Fontana e Roberto Occhiuto (FI) sulla ripartizione nazionale dei seggi?
C’è poi la questione del «flipper» (dove e per chi scatta il seggio) che preoccupa poco Berlusconi (FI il bottino lo fa con la quota proporzionale) ma impensierisce il Pd (in Toscana) e i grillini (in Sicilia) nelle regioni dove avranno lusinghieri risultati al maggioritario.
Un proporzionale «impuro»: in palio decine di eletti in più
Nei sistemi proporzionali con riparto nazionale dei seggi, il partito che prende il 30% dei voti per un ipotetico Parlamento con 100 scranni farà eleggere 30 deputati. Questa è la regola aurea applicata in Germania. Se, invece, il calcolo di ripartizione viene fatto «alla spagnola», su base circoscrizionale (per di più con metodo d’Hondt o similari cosiddetti «del divisore»), i numeri cambiano a favore dei primi due partiti e a svantaggio di tutti gli altri. In altre parole, con il secondo metodo di calcolo, M5S e Pd verrebbero premiati anche con decine di seggi in più (rispetto al quoziente nazionale proporzionale puro) tolti a Forza Italia, Lega e altri partiti che dovessero passare la soglia del 5%. FI ha presentato emendamenti favorevoli al riparto nazionale dei seggi mentre il M5S avrebbe posto ai capigruppo del Pd il metodo d’Hondt e il riparto circoscrizionale come condizione irrinunciabile dell’accordo.
Il voto disgiunto tra lista e candidato che in Italia non c’è
Nella scheda che viene tradizionalmente consegnata agli elettori tedeschi c’è una riga verticale che separa (a sinistra) i nomi dei candidati dei collegi uninominali e (a destra) i simboli dei partiti con la lista (lunga) contenente i nomi dei candidati della quota proporzionale. In Germania è previsto il voto disgiunto che permette di scegliere un candidato uninominale e non necessariamente votare il partito che lo presenta. Nel modello italianizzato del tedesco, invece, il voto è unico secondo quanto annunciato da Pd, FI e M5S : la «X» posta sul simbolo di partito trascina (e viceversa) il candidato uninominale corrispondente a quella riga della scheda. Nel 2012 la Cdu della Merkel ottenne 16 milioni e 200 mila voti nei collegi e 14 milioni 900 mila nel proporzionale. Più o meno lo stesso differenziale caratterizzò il risultato della Spd. Segno che i candidati uninominali tiravano più del simbolo del partito.
Il «paracadute» per i fedelissimi e il match nei collegi
Fermo restano che l’esito del «sistema tedesco» è proporzionale, nel modello italianizzato ancora non è chiaro come «scatteranno» i seggi nel collegi uninominali (50%) e quelli dei listini bloccati (50%). Il problema si pone per i fedelissimi dei leader che devono avere un posto sicuro. In Germania, i «sovranumerari» (i deputati eletti nei collegi eccedenti la quota proporzionale) sono assorbiti dalla composizione «a fisarmonica» del Bundestag. In Italia questa flessibilità non è consentita: dunque, chi vince in troppi collegi rispetto alla sua quota proporzionale (il Pd?) dovrà poi sacrificare alcuni candidati uninominali arrivati primi. Previsto, così, il doppio «paracadute» proporzionale ( uno in Germania) per i big che non ce la fanno nei collegi. Infine, i «capilista bloccati»: la ripartizione dei seggi potrebbe scattare a partire dai «numeri uno» dei listini, per poi passare ai vincenti nei collegi e, infine, tornare agli altri nomi del listino proporzionale.
Uno sbarramento senza i ripescaggi previsti a Berlino
Il «muro» del 5% che piace ai leader dei grandi partiti rischia di lasciare senza rappresentanza parlamentare i «piccoli» le cui liste dovessero raccogliere, rispettivamente, poco meno due milioni di voti, che a spanne rappresentano il 5%, di un corpo elettorale composto da 40 milioni di votanti. Questo taglio dal basso ha permesso alla Cdu di Angela Merkel di avere il 49% dei seggi con il 41% dei voti realmente ottenuti. In Germania, però, è previsto un sistema di ripescaggio che porta al Bundestag anche le liste sotto la soglia del 5% che abbiano vinto almeno tre collegi uninominali. In Italia – dove sulla carta sono sicuri di entrare in Parlamento solo M5S, Pd, FI e Lega – l’accordo tra i partiti non prevede questa variante. Per cui potrà essere escluso dal Parlamento anche il candidato di un partitino che stravince in un collegio. Pd e Forza Italia, infine, sono divisi sul conteggio dei deputati che si eleggono in Trentino Alto Adige.