La Stampa, 31 maggio 2017
Noriega, il dittatore di Panama assoldato e scaricato dalla Cia
Ripulito ormai d’ogni scoria rivoluzionaria il «cortile di casa» centroamericano, la morte, ieri, di Manuel Noriega, a 83 anni, dietro le sbarre dell’ospedale d’una prigione a Panama, chiude definitivamente la storia d’un tempo inquieto, che vide gli ultimi lampi della guerra di bassa intensità che l’Urss di un Breznev già in pesante affanno combatteva con l’America sempre più orgogliosa e prepotente di Ronald Reagan. In questo scenario epocale che cambiò la storia del mondo con il crollo poi dell’impero sovietico nell’89, Manuel Noriega fu solo uno dei tanti burattini di quegli anni, tra i Settanta e i Novanta, e però si meritò attenzione e considerazione perché attorno al suo ruolo di grande manovratore di traffici internazionali – tra fiumi di cocaina e gran commercio di armi – ruotò a lungo una parte del tentativo di destabilizzazione che Mosca aveva avviato in America Latina, per imbrigliare la concezione imperiale che Washington ereditava dalla dottrina di Monroe.
È stato un dittatore, Manuel Noriega, uno di quei dittatori che la letteratura sudamericana – da Miguel Angel Asturias a Carpenter, a Roa Bastos, a García Márquez – ha sempre rivisitato immergendola nelle ombre d’una ambiguità che mescolava con spregiudicatezza potere e orgoglio nazionale, ambizioni militari e retaggi classisti. Diventò uno di questi dittatori con una scalata progressiva all’interno del palazzo presidenziale di Città di Panama, partendo dalla scuola delle Americhe che sotto la bandiera a stelle e strisce formava ufficiali fedeli e leali, e arrivando a coltivare amicizie e sudditanza con gli uomini forti del piccolo paese del Canale, fino a Torrijos e poi all’atto conclusivo dell’assunzione del potere.
Nel tempo di questa scalata, il suo arruolamento nelle file della Cia fu uno dei passaggi politici essenziali, che gli offrì il consenso degli Stati Uniti e una spregiudicatezza senza rischi. Consenso e spregiudicatezza che lo videro un tramite prezioso in affari dove la politica ufficiale si mostrava latitante, mentre passavano da Panama le armi che Reagan offriva ai Contras e i grandi carichi di cocaina che alimentavano il mercato americano e consentivano alla Cia operazioni mascherate a mani pulite.
Finì tutto quando Noriega si mise contro il colonnello North e i suoi carichi di armi «controrivoluzionarie», e gliela fecero pagar cara. Gli Stati Uniti invasero Panama, con qualche ipocrisia chiamarono l’operazione Just Cause, fecero 3.000 morti anche se ne riconobbero soltanto 230, e comunque costrinsero alla resa un Noriega sconcertato e imbufalito che aveva cercato rifugio nel giardino quieto e frondoso della Nunziatura vaticana. Cercarono di stanarlo con un bombardamento di hard rock scagliatogli addosso, giorno e notte, da quest’altra parte della cancellata, con le proteste del povero Nunzio assordato e tramortito, e alla fine lui cedette, dietro l’impegno diretto del Vaticano, che gli promise salva la vita purché se ne andasse via da quei vialetti e restituisse al giardino frondoso il silenzio di un tempo.
La grande Storia racconta così la vita e la morte di Noriega, legandola alle strategie globali che seguivano la proxy war che Usa e Urss si combattevano senza combattersi, quando gli ultimi focos della Revolución castrista si accendevano e si spengevano nel corpo dell’America Latina dietro le lotte dei Montoneros e dell’Erp, dietro il Mir e Corvalán, dietro i preti rivoluzionari di Managua e le predicazioni del vescovo santo Oscar Romero. Ma poi, in questa Storia grande, c’è anche una storia più piccola, che segnò comunque la rivoluzione dei mass media: tenendo in ostaggio a Miami e poi nel forte di Panama 300 impazienti giornalisti (fummo soltanto in cinque che saltammo Miami e passammo attraverso il Costarica a raccontare una guerra che si voleva mascherare), l’operazione Just Cause fu la preparazione di quella gestione manipolatoria del consenso che Pentagono e Casa Bianca misero in atto l’anno successivo, con la guerra a Saddam Hussein; e fu anche la nascita ufficiale di quella Cnn che sarebbe poi stata a lungo il contropotere della politica mondiale. Non sempre la grande Storia e la piccola sono poi così distanti.