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 2017  maggio 31 Mercoledì calendario

La morte di Benno fu una svolta

Un monumento in bronzo innanzi alla Deutsche Oper a Berlino ricorda «Der Tod eines Demonstranten», la morte di un manifestante. Ma pochi ci fanno attenzione. Il colpo di pistola che 50 anni fa, la sera del due giugno 1967, un venerdì, uccise lo studente Benno Ohnesorg cambiò la Germania Federale, e scatenò la protesta dei giovani, ben prima del maggio francese.
Il Muro a Berlino aveva appena sei anni, e la metropoli accerchiata dalla Germania comunista, accolse con entusiasmo la visita dello Scià di Persia e di sua moglie Soraya. La prova che il mondo non dimenticava i berlinesi. Non tutti: per gli studenti, Rezah Pahlevi era il dittatore imposto dagli Stati Uniti, protetto dalla Cia, che collaborava con gli iraniani a perseguitare gli oppositori.
Benno, 26 anni, studente di romanistica e germanistica, si era sposato sei settimane prima. Sua moglie Christa era già incinta, e regalò al marito un’appariscente camicia rosso carminio. La sera del 2 giugno, il sindaco di Berlino Alberz e il presidente della Repubblica, Lübke, accompagnarono Reza Pahlevi e Soraya all’opera. In programma Il Flauto magico. Si era sparsa la falsa voce di un attentato, e centinaia di studenti si erano radunati innanzi all’opera per protestare contro il regime iraniano. Per tutelare l’ospite erano stati dispiegati 4 mila poliziotti, e 250 funzionari in civile. Tra cui Karl Hein Kurras.
I compagni descrivono Benno come un giovane impegnato, ma tranquillo, non uno che marcia in prima fila. A comandare la polizia di Berlino è Hans Ulrich Werner. Iscritto al partito nazista, durante la guerra comandò le unità speciali che davano la caccia ai partigiani in Ucraina e in Italia. Ha continuato a far carriera dopo la fine del III Reich. È lui a dare l’ordine di caricare i dimostranti che si sono limitati al lancio di qualche pomodoro. Gli agenti picchiano gli studenti con furia selvaggia. I ragazzi tentano la fuga ma le vie laterali sono sbarrate. Benno rimane in disparte. A un tratto Kurras, forse attirato dalla camicia rossa, gli si avvicina alle spalle, e senza motivo gli spara alla nuca. Un assassinio a sangue freddo. «Mi è partito un colpo», si giustificherà con i colleghi.
La foto di Benno disteso davanti all’opera, una ragazza bionda che gli tiene il capo, è diventata un’icona del ventesimo secolo. Da quel momento tutto cominciò a cambiare. La protesta giovanile si radicalizzò. La studentessa Gudrun Ensslin, che divenne una leader del gruppo Baader Meinhof, all’università denunciò: «Con questi non si può discutere, ci uccideranno tutti, è la generazione di Auschwitz». Due Germanie a confronto: la vecchia, sopravvissuta alla guerra, decisa a non cambiare, e i figli che volevano conoscere le colpe dei padri. Kurras finì sotto processo. Otto Schily, giovane avvocato, e futuro ministro degli interni con Gerhard Schröder, rappresentava il padre di Benno. Kurras venne assolto due volte, andò in pensione nell’87, ed è scomparso nel 2014. Solo di recente si è scoperto che lavorava per la Stasi, la polizia segreta della Ddr, che gli regalava ogni mese pallottole per 400 marchi, in modo che potesse sfogare la passione per le armi.
Ho conosciuto la ragazza della foto, Friedricke Hausman, pochi anni fa: «Anche per me cambiò tutto, venni ostacolata negli studi per la mia appartenenza politica, decisi di fuggire in Italia, a Firenze». È diventata un’esperta della nostra letteratura, ha tradotto diversi nostri saggi e libri in tedesco. Solo di recente è tornata a vivere in Germania, che è ben diversa da quella di 50 anni fa. Anche grazie alla morte di Benno. Lukas Ohensorg, 49 anni, è nato quattro mesi dopo la morte di suo padre. Vive ad Hannover ed è disoccupato: «Tutta la mia famiglia, mia madre, i miei due zii, non hanno superato la tragedia. Mi sarebbe piaciuto avere un padre». Che sia entrato nella storia tedesca a Lukas è di poca consolazione.