la Repubblica, 31 maggio 2017
L’America può fare da sola?
Lo shock del G7 di Taormina ha aperto gli occhi agli europei. Donald Trump è davvero un nazionalista allo stato puro, la cooperazione con gli europei non lo interessa. «Non sono stato eletto per fare il presidente del mondo», un suo slogan ricorrente, si sta traducendo in atti concreti. A Bruxelles al vertice della Nato si è rifiutato di ribadire solennemente la fedeltà all’articolo 5 del Patto Atlantico, quello che impone l’obbligo di difendere un partner aggredito. Ma che prezzo può pagare l’America stessa, se abbandona l’Europa al suo destino? Non ci sono scenari traumatici nell’immediato, non è concepibile un divorzio veloce: troppo antichi e consolidati sono i legami politici e militari, economici e valoriali, perché un solo presidente possa distruggerli. È sul lungo termine che il logoramento dei rapporti può comportare danni strategici agli interessi americani.
DIFESA E ALLEANZE
Lo strappo di Trump è brutale nei modi, ma non è senza precedenti. Già con George W. Bush ci fu una presidenza unilateralista, con personaggi come Donald Rumsfeld e i neoconservatori che apertamente disprezzavano la “vecchia Europa” pacifista e imbelle. Paragonata a Venere, rispetto al pianeta Marte che sarebbe l’America. I danni ci furono già allora: la dissociazione franco-tedesca (Chirac- Schroeder) dall’invasione dell’Iraq nel 2003 contribuì alla mancanza di legittimazione internazionale di quella guerra. Col tempo un allentamento del rapporto transatlantico può contribuire forse alla costruzione di un polo di difesa autonomo; soprattutto può incoraggiare tentazioni neutraliste che sono sempre state presenti sul Vecchio continente: Germania in testa. È lo scenario di una “finlandizzazione”, già paventato nella guerra fredda. L’America deve almeno una parte della sua forza globale alla rete di alleanze che seppe mantenere dalla Seconda Guerra Mondiale.
RUSSIA
Il primo a poter trarre vantaggi dal gelo euro-americano è Vladimir Putin. Per quanto Merkel e Macron diffidino di lui, la Russia è una superpotenza militare eurasiatica, molto più vicina di quanto lo sia l’America. È anche una fonte di approvvigionamento energetico. Da tempo c’è insofferenza verso le sanzioni inflitte a Mosca, che creano danni alle economie europee mentre sono irrilevanti per quella americana. Diverse lobby confindustriali, dall’Italia alla Francia alla Germania, lavorano per revocare le sanzioni. La voglia di appeasement si rafforza se Washington diventa un partner inaffidabile. Il che aprirebbe nuovi spazi all’espansionismo russo in Europa centrale e nel Baltico.
CINA
La Nuova Via della Seta avviluppa l’Europa con ricchi investimenti nelle infrastrutture, dai porti alle ferrovie. Xi Jinping si è già candidato a sostituire Trump come leader “globalista”. Una ritirata americana accelera la penetrazione cinese: commerciale, finanziaria, e alla fine anche politica. Con Trump che abbandona la bandiera dei diritti umani, non saranno gli europei a premere su Pechino per un’evoluzione democratica. Già adesso il volume degli investimenti è in crescita in ogni settore: in Italia, spazia dal calcio alle utility, crea legami profondi e durevoli.
FISCALITÀ
L’Europa è stata generosa di privilegi fiscali alle multinazionali Usa: il caso più eclatante è il trattamento garantito per anni dall’Irlanda alla Apple. Già c’è stato un indurimento con le procedure della Commissione di Bruxelles che puntano a chiudere gli spazi dell’elusione fiscale. In palio c’è un bottino di centinaia di miliardi di gettito, su cui si può aprire una guerra fiscale tra le due sponde dell’Atlantico. L’America ha molto più da perdere, vista la ricchezza delle risorse parcheggiate offshore dalle sue multinazionali.
ECONOMIA DIGITALE
In parallelo con l’elusione fiscale, un vasto contenzioso investe i giganti della Silicon Valley. Da Google a Facebook, da Amazon a Uber, il dominio Usa nell’economia digitale è pressoché totale. È un’egemonia fondata anche su sistemi di regole squilibrate e inique: per esempio nel saccheggio dei contenuti, dalle immagini alle news, fino alla privacy individuale.
L’Amministrazione Obama sfruttando i buoni rapporti con l’Europa ha difeso gli interessi della Silicon Valley. Potrebbe estendersi anche ai paesi europei quella tendenza a ri-nazionalizzare Internet, che è già in atto da tempo – per altre ragioni – in diversi regimi autoritari dalla Cina alla Russia all’Iran. Il danno per la Silicon Valley sarebbe immenso.