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 2017  maggio 31 Mercoledì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - ANCHE SE NON È ANCORA UFFICIALE, SI SA CHE TRUMP USCIRà DAGLI ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMADONALD Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima

APPUNTI PER GAZZETTA - ANCHE SE NON È ANCORA UFFICIALE, SI SA CHE TRUMP USCIRà DAGLI ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMA

DONALD Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Lo riferisce il sito web Usa Axios citando "due fonti vicine all’amministrazione". Non si ha ancora la conferma ufficiale della decisione, su Twitter Trump ha annunciato: "La decisione verrà annunciata tra qualche giorno". Il sito Axios, domenica scorsa, aveva scritto che Trump aveva già confidato l’intenzione ai suoi collaboratori più stretti. Intanto su Twitter il presidente Usa scrive: "Annuncerò la mia decisione sugli accordi di Parigi nei prossimi giorni, faremo l’America di nuovo grande". I dettagli sull’uscita dall’accordo saranno curati da un ristretto numero di persone, tra cui Scott Pruitt, l’amministratore dell’Epa, l’agenzia di protezione ambientale. Gli uomini di Trump starebbero valutando la formula con cui abbandonare l’intesa. Durante la sua recente visita in Italia, Trump aveva ricevuto da Papa Francesco un libro sull’ambiente.
  Due possibili scenari. L’uscita degli Usa dall’intesa di Parigi sarebbe il peggior colpo assestato alle politiche ambientali di Obama, e manderebbe anche un segnale chiaro e combattivo al resto del mondo sul fatto che la lotta al cambiamento climatico non sarà una priorità per Washington nei prossimi anni. L’uscita degli Usa inoltre, minaccerebbe la tenuta dell’intero accordo, visto il ruolo decisivo di Obama nel successo di Parigi. Gli scenari possibili, a questo punto, sarebbero due, secondo Axios:

- Trump potrebbe annunciare l’uscita, che darebbe inizio a un processo che non si concluderebbe prima del novembre 2020. Secondo i termini dell’accordo, i paesi firmatari non possono inviare la loro richiesta di abbandono dell’intesa prima di tre anni, a partire dall’entrata in vigore, avvenuta il 4 novembre 2016. Il processo di ritiro, poi, richiederà circa un anno. In questo lungo periodo di tempo, non si escludono ripensamenti della Casa Bianca.

- Trump potrebbe far uscire gli Usa dal trattato che sorregge l’accordo di Parigi, chiamato United Nations framework convention on climate change. Si tratterebbe dell’opzione più estrema, perché porterebbe gli Stati Uniti fuori da tutti gli accordi globali sul clima. Per questo processo, sarebbe necessario un anno.

Sull’ipotesi di una possibile uscita degli Stati Uniti, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti non si sbilancia. "La posizione degli Usa non è ancora conosciuta", ha detto il ministro, ribadendo che "sono già soddisfatto del messaggio che è venuto da Taormina: l’Italia, l’Europa e i Paesi del G7 non tornano indietro da Parigi, nonostante gli americani. E sono sicuro di un’altra cosa: saranno gli americani a non seguire Trump se Trump non seguirà Parigi, nel senso che l’economia - e l’economia americana l’ha capito bene - deve passare attraverso l’economia ambientale, perché l’economia circolare, con buone pratiche ambientali, sarà quella competitiva nella quarta rivoluzione industriale".

Ue e Cina, alleanza "green". Intanto l’Unione Europea e la Cina rafforzano i propri legami sul clima e creano una nuova alleanza ’verde’ per riempire il vuoto lasciato dagli Usa nel caso Trump decida di ritirarsi dagli Accordi di Parigi. Lo scrive in esclusiva il Financial Times che ha visionato dei documenti alla vigilia del vertice Ue-Cina, che illustrano come Bruxelles e Pechino intendano accelerare le misure per realizzare l’"irreversibile" abbandono dei combustibili fossili per implementare lo "storico traguardo" dell’accordo di Parigi. Questa nuova collaborazione, scrive il Ft, verrà annunciata venerdì al vertice dei leader Ue con il premier cinese Li Keqiang.

PEZZO DEL 9 MAGGIO SU OBAMA
QUELLO DI PARIGI sul clima è stato "un accordo molto significativo" ed è necessario che i 72 Paesi che lo hanno ratificato continuino su quella strada e che grandi realtà, come Usa e Cina, diano il buon esempio per salvaguardare l’ambiente. A sostenerlo è stato l’ex presidente degli Stato Uniti, Barack Obama, a Milano, durante il suo intervento alla manifestazione Seeds and chips, dedicata all’alimentazione e all’innovazione.

Obama ha sottolineato l’importanza di Cop21 e ha insistito sulla necessità di invertire la tendenza dei cambiamenti climatici: l’accordo di Parigi "non ha risolto i problemi ambientali del pianeta, perché non impone ai Paesi sottoscrittori standard abbastanza elevati, ma ha creato un’impalcatura, attraverso la quale ogni anno ogni Paese può fare di più, per ridurre emissioni di anidride carbonica", ha detto l’ex capo della Casa Bianca. "È importante che noi diamo il buon esempio - ha continuato - ed è importante l’accordo tra Cina e Usa, due grandi emittenti, per fare qualcosa insieme. È la cosa più importante, ma serve una leadership".

Un intervento in chiave anti Trump, dato che il nuovo presidente Usa ha sempre dimostrato, nei confronti dell’accordo di Parigi, una certa ambiguità, esprimendo scetticismo e minacciando il ritiro degli Stati Uniti. Gli Usa a Parigi si sono impegnati a ridurre le emissioni entro il 2025 tra il 26% e il 28% rispetto ai livelli del 2005. Per Obama, per raggiungere questo obiettivo si devono sostituire le centrali elettriche a carbone con impianti a gas naturale e energia pulita, il che contrasta chiaramente con la promessa di Trump di aumentare l’occupazione nelle centrali a combustibile fossile. Ma le pressioni interne sull’attuale presidente Usa sono forti e molte grandi aziende americane, tra le quali Apple, Google, Microsoft, Walmart, BP e Shell, gli hanno chiesto di rispettare gli impegni presi in Francia.

E proprio per oggi era in programma alla Casa Bianca la riunione decisiva nella quale l’amministrazione Trump avrebbe dovuto decidere sulla permanenza nel patto. L’appuntamento, però, è stato rinviato: il motivo, secondo un funzionario della Casa Bianca, è stato un "conflitto tra impegni". Fatto sta che per ora nessuna data è stata proposta come alternativa e il portavoce presidenziale, Sean Spicer, ha reso noto che Trump comunicherà la sua decisione sul ritiro degli Usa o meno dall’accordo dopo il G7 di fine maggio a Taormina. Forse a determinare il rinvio le crescenti presssioni, a livello internazionale, sul presidente Usa.

L’ultima, in ordine di tempo, è arrivata dal neoeletto presidente della Francia, Emmanuel Macron che, nel corso di una telefonata con Trump ha chiesto al presidente degli Stati Uniti di non abbandonare l’accordo. A riferire la conversazione è stato il portavoce del capo dell’Eliseo alla Cnn.

Il clima resta un tema caldo delle relazioni internazionali. Anche il presidente cinese, Xi Jinping, ha telefonato a Macron e, dopo essersi complimentato per la sua vittoria alle urne, gli ha detto che confermerà l’accordo sul clima di Parigi. La Cina, che è il Paese con le più alte emissioni di gas serra al mondo, e la Francia, ha sottolineato il presidente cinese, stando a quanto riferito dal ministero degli Esteri cinese, dovrebbero "proteggere i risultati di governance globale contenuti nell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico".