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 2017  maggio 31 Mercoledì calendario

Perché la differenziata non decolla?

Perché si alza un muro di diffidenza quando l’Ama e Roma Capitale promettono che tra meno di quattro anni la differenziata sarà al 70 per cento? Per la risposta non c’è che l’imbarazzo della scelta: nessuna grande città d’Europa, anche le più ordinate e lungimiranti, hanno raggiunto quell’obiettivo («solo la regione delle Fiandre è al 70 per cento, ma Anversa non è Roma», spiega un esperto); per ragioni matematiche: il bilancio di Ama si è chiuso con la differenziata certificata al 31 dicembre 2016 al 42,88 per cento. Pensare che nel 2021 sarà al 70 per cento, con un incremento di sette punti all’anno, appare quanto meno avventuroso.
RITARDI
Ultimo tassello: il piano pilota per il VI Municipio, con più porta a porta e tariffa puntuale (paghi mento Tari se differenzi meno), sarebbe dovuto partire a febbraio e comunque prevede di arrivare al 68 per cento nel 2019. Se neppure si è ancora partiti in quell’unico municipio, davvero si riuscirà a farlo contemporaneamente in tutti gli altri quattordici? Ancora: già nel 2012 (altre amministrazioni, sia chiaro) Roma mise nero su bianco che avrebbe portato nel 2016 la differenziata al 65 per cento. Non se ne fece nulla. Ecco perché la frase di Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, che ha definito «troppo ambizioso» il piano di Roma Capitale, non è passata inosservata.
IMPRUDENZADice il professor Antonio Massarutto, docente di Economia applicata all’Università di Udine, impegnato anche all’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente alla Bocconi: «Il traguardo al 70 per cento non è impossibile se lo si pensa a livello di sistema ed è quello che indica il pacchetto sull’economia circolare che sta per approvare l’Unione europea. Ma in un’area urbana come Roma è poco realistico o, quanto meno, è imprudente fidarsi ciecamente della possibilità di raggiungerlo senza avere un piano di riserva. Sono irrealistici anche i tempi che Roma si è data, traguardi del genere si possono raggiungere con il porta a porta in località con villette o con condomini con androni. Prendiamo Milano, che al 55 per cento, che in questo momento tra le migliori in Europa: lì i condomini hanno tutti all’interno spazi privati dove tengono i vari contenitori che a una certa di ora di notte vengono esposti fuori. A Roma è più complicato. E ricordiamoci sempre che resterebbe una parte residua che deve andare o in discarica o negli inceneritori».
C’è poi un problema specifico dell’organizzazione di Ama, che – oggettivamente – non rappresenta nel mondo un esempio di efficienza. Quando l’azienda ha provato a dare un impulso al porta a porta, spostando personale, c’è stato un effetto collaterale devastante: la raccolta è andata in tilt. Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente: «Roma non riesce a schiodarsi dal 43-44 per cento perché basa gran parte della raccolta sui cassonetti che servono 1,6 milioni di cittadini, il porta a porta ne raggiunge solo 1 milione. Per avere un incremento vero bisognerebbe togliere dalle strade tutti i cassonetti, ma serve un’organizzazione scientifica di Ama che oggi non c’è. E aumentare la differenziata oggi non basta se non si realizzano gli impianti. Roma porta gran parte della frazione organica con i camion in Veneto e in Friuli. Servono gli impianti di compostaggio che producono metano. Ma contro questo tipo di impianti nel Movimento 5 Stelle romano c’è un pregiudizio ingiustificato».
REPLICA
Ama dice che nel primo trimestre 2017 c’è stato un ulteriore incremento della differenziata dell’1,4. Tra le misure che si stanno mettendo in campo per raggiungere quel traguardo c’è la riorganizzazione dell’azienda, con le Ama di municipio, dunque quindici sedi diverse, in modo da decentrare la forza lavoro. Il nuovo presidente dell’Ama, Lorenzo Bagnacani, è convinto che l’azienda ce la possa fare: «Abbiamo ritenuto giusto precisare il trend di crescita della differenziata semplicemente perché vogliamo comunicare in modo trasparente ciò che si sta facendo. La differenziata al 70 per cento nel 2021 è un obiettivo in cui crediamo. Altre città, come Milano che nel 1985 era ricoperta dai rifiuti e oggi è indicata come esempio virtuoso, sono partite da grandi situazioni di crisi per organizzare un sistema moderno ed efficiente. Quando si dice che il 70 per cento è un obiettivo virtuoso o ambizioso, che non ci sono altre grandi città d’Europa con questa percentuale, si dimentica che molte cose sono cambiate, che l’Unione europea ha indicato nel pacchetto sull’economia circolare il 65 per cento come obiettivo. Le leggi vanno rispettare e Roma vuole essere in regola e questo non può essere indicato come elemento negativo. Con la collaborazione di tutte le istituzioni si può fare».