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 2017  maggio 31 Mercoledì calendario

L’amaca

Ci eravamo dimenticati di Noriega (ci dimentichiamo di un sacco di cose, per nostra fortuna). Ora, in occasione della sua morte, rileggiamo sbigottiti la storia di questo avventuriero (eufemismo) reclutato in gioventù dalla Cia, messo dagli americani a reggere Panama come se fosse uno degli Stati dell’unione, poi dismesso perché si era montato la testa ed era diventato buon amico dei narcos. Niente a che fare con la democrazia, niente a che fare con l’autodeterminazione dei popoli – locuzione pomposa quanto inapplicata – niente a che fare con i diritti umani, con il diritto internazionale, perfino con l’ipocrisia che salva le apparenze. Molto a che fare con la volontà di dominio degli Usa nel sub-continente, esercitata con ogni mezzo e a qualunque costo, anche quello di perdere la faccia appoggiando i peggiori malandrini e le più inique cause.
Ho provato per Noriega un piccolo moto di gratitudine. La sua storia mi ha fatto intendere che delle tante cose fortemente pensate in gioventù, molte delle quali imperfette o proprio sbagliate, alcune però erano sacrosante. Non l’ideologia, ma la realtà delle cose le conferma esatte, ben pensate e ben dette: l’ostilità per l’imperialismo americano è tra queste.