Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Macron e le sberle della Le Pen
Chi mai avrà assistito alla scazzottata verbale tra il donnone Marine Le Pen e il fighettino Emmanuel Macron, quando gli altri canali italiani e francesi trasmettevano Monaco-Juventus?
• È capitato per caso. Lei comunque ha dovuto vedere il dibattito.
Sì, purtroppo. E alla fine mi sono annoiato. I due non hanno fatto che battibeccare come marito e moglie alla vigilia del divorzio, vestiti di blu, lei in pantaloni e con la camicetta bianca, lui aveva blu anche la cravatta, sullo sfondo un trasparente con l’Eliseo, e i due giornalisti incaricati di condurre (lei seduta dalla parte di lui, lui dalla parte di lei) basiti perché non riuscivano a spiccicare parola, dato che i due politici, e specialmente la Le Pen, non sentivano neanche le domande e procedevano dandosi sulla voce, accusando senza freni lei e poco convintamente difendendosi lui.
• Abbiamo capito qualcosa sui programmi, le intenzioni di lui o di lei se per caso entrassero all’Eliseo?
Onestamente s’è capito poco, e i programmi li conosciamo perché li abbiamo studiati nei giorni precedenti. Se dovessimo stare a ieri sera...
• Ma insomma, qualcosa di concreto sarà venuto fuori...
La Le Pen ha detto e ripetuto fino alla noia i seguenti concetti: lei, signor Macron, ha fatto il banchiere, l’unica cosa che le interessa è difendere i grandi gruppi e svendere la Francia agli stranieri, lei favorisce per i posti di lavoro chi non è francese rispetto a chi è francese, la Francia è stata punita dalla disonesta concorrenza internazionale che lei, Macron, europeista convinto, globalista convinto, ha favorito. Lei, Macron, è stato consigliere di Hollande e poi suo ministro, adesso dice di voler aiutare gli operai, i piccoli negozianti, ma come mai non ha attuato le cose che ci viene raccontando stasera quando era al governo? Lei è responsabile della catastrofe economica in cui ci troviamo, ha venduto la tale azienda agli americani e il tale cantiere agli italiani, a lei interessa solo difendere gli interessi delle multinazionali, che coincidono con gli interessi suoi, eccetera eccetera. Qualunque domanda ponessero i due gionalisti, il fiume in piena Le Pen, che aveva anche un mucchio di dossier davanti e ogni tanto tirava fuori un foglio e dava l’idea di citare dei documenti, rovesciava sul suo malcapitato avversario sempre la stessa sequela di insulti.
• E quell’altro?
Quell’altro s’è difeso come ha potuto, mi faceva l’impressione del ragazzino menato dalla madre che alza le mani sulla testa per parare i colpi. Quella volta non ero io al governo, io non ho venduto nessuna azienda, si tratta di aziende private e lo Stato non deve mettere becco nelle transazioni private. Poi tentava di replicare: il suo cognome è presente sulla scena politica dal tempo dei tempi, certo lei non rappresenta la candidatura dell’eleganza e della democrazia, lei racconta frottole e non propone niente... Ed effettivamente Le Pen, le volte che i nostri due poveri disgraziati colleghi ponevano le domande cosiddette concrete («vi sta bene la settimana di 35 ore? che cosa farete contro la disoccupazione?») non spiegava il programma suo, ma quello del suo avversario col solo scopo di metterselo sotto i piedi e calpestarlo (le si vedevano, nelle inquadrature di profilo, tacchi piuttosto robusti). Sulla questione degli operai, dei piccoli esercenti, degli artigiani o dei titolari di piccole imprese, Le Pen ha potuto esibire i selfie scattati ad Amiens in fabbrica, mentre Macron, ad Amiens, che è pure la sua città, è stato accolto da qualche fischio. «Lei non è mai entrato in una fabbrica in vita sua, io invece con gli operai ci parlo!» ha tuonato a un certo punto il donnone. Credo comunque di aver capito che la Le Pen vuole aumentare di 80 euro (alla Renzi) il salario di chi guadagna meno di 1.500 euro.
• Che dicono i sondaggi?
I sondaggi ancora ieri davano lui vincitore assoluto, 60 a 40 almeno. Il duello tv sposta qualcosa? Mah. Marine ieri sera ha vinto, e c’era da aspettarselo perché ha più esperienza politica, più eloquenza - sia pure di un certo tipo - più irruenza e aggressività. Si tratta però di una vittoria per modo di dire: il confronto serviva a facilitare al grande pubblico la scelta tra due strategie, ma nessuno, dato lo scambio continuo di insulti, ha potuto capire queste strategie. È già capitato, comunque, che il vincitore di un duello tv abbia poi perso le elezioni (vedi, cito a caso, un Kerry contro Bush jr. del 2004). E poi, per davvero, ma chi mai si sarà sintonizzato sul dibattito politico quando dall’altra parte c’era la semifinale di Champions? Per Marine, ho l’impressione, è stata una vittoria sprecata.
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