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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

Di cosa si parla a Mosca. Dieci milioni di sanguisughe affamate di pazienti

Le ricette mediche, si sa, sono spesso incomprensibili.
In Russia però non c’è da stupirsi se, tra le varie prescrizioni, ci si imbatte nella voce “sanguisughe”. Ogni anno nella Federazione russa ne vengono prescritte ben 10 milioni. Che la terapia con questi vermiciattoli avesse proprietà benefiche lo sapevano già gli antichi Egizi. E sino a metà Ottocento era una pratica molto diffusa. Oggi invece in molti Paesi è associata ai rimedi da ciarlatani. In Russia è tornata in voga con la crisi economica dovuta al crollo del prezzo del petrolio e alle sanzioni europee. Un verme succhiasangue costa infatti solo 50 rubli, appena 80 centesimi di euro: un’alternativa più economica rispetto ai farmaci anticoagulanti, ma anche un rimedio low-cost per molti dolori e malattie. Una sessione di norma prevede l’applicazione di tre-sette parassiti per trenta o quaranta minuti. Si usano solo una volta per evitare il contagio di malattie. La sanguisuga si attacca, dicono, in maniera assolutamente indolore e succhia il sangue fino a quando, sazia, si stacca da sola. La ferita però continua a sanguinare per altre sei ore finché non scompare l’effetto dell’anticoagulante contenuto nel veleno. Non si trovano in farmacia però, ma in fattorie speciali dove vengono vendute in barattoli di vetro: affamate, in attesa di nuovi pazienti.