Il Sole 24 Ore, 4 maggio 2017
Macron-Le Pen, dibattito tv come un corpo a corpo
Parigi
Un corpo a corpo. Il dibattito televisivo di ieri sera tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, com’era largamente prevedibile, più che un confronto sui temi di fondo è stata una battaglia. Uno scontro confuso e frammentato, a volte ai confini della rissa.
Da una parte la leader dell’estrema destra, incalzante, con efficaci frasi a effetto («Non faccia come il professore e l’allievo, con me non funziona», «La Francia sarà guidata da una donna, o sarò io o sarà Angela Merkel», «Hollande junior»). Dall’altra l’esponente centrista che ha cercato, non sempre riuscendoci, di spiegare con calma, di non cadere nella trappola degli slogan e delle provocazioni – accompagnate da irritanti risate – di un’avversaria palesemente più sperimentata in questo genere di esercizio ma spesso troppo sopra le righe.
La Le Pen – molto aggressiva, a volte anche insultante, ai confini della diffamazione («Mi auguro che nei prossimi giorni non si scopra un vostro conto alle Bahamas») – piuttosto che parlare del proprio programma è andata subito all’attacco, accusando Macron di essere «il candidato del sistema e delle élite, della Francia che si sottomette, della mondializzazione selvaggia, dei grandi interessi economici e finanziari, con la freddezza e il cinismo del banchiere d’affari».
Macron, facendo un evidente sforzo di conservare il proprio sangue freddo, ha ribattuto rinfacciando alla Le Pen di essere «portatrice di uno spirito di sconfitta, di rassegnazione, di chiusura», contrapposto allo «spirito di conquista di un Paese aperto al mondo». Di dire «schiocchezze e bugie, parlando di vicende che non conosce, di giocare sulla pelle dei lavoratori con promesse non sostenibili, senza proporre in realtà nulla di concreto, di fattibile, di credibile». Fino ad affondare il colpo: «Siete indegna di rappresentare le istituzioni, di esserne garante, perché le insultate. La Francia merita di meglio».
Scintille ci sono state sul tema del fondamentalismo islamico. Con la Le Pen all’offensiva: «Siete compiacente con il terrorismo, sottomesso alle pressioni degli islamisti radicali». E Macron che contrattacca: «La guerra al terrorismo sarà una priorità assoluta. Il vostro obiettivo è quello di alimentare l’odio, che porterà alla guerra civile nel Paese, dividendo i francesi».
Scontro frontale, ovviamente, sull’Europa. Tema sul quale i due candidati hanno due visioni radicalmente contrapposte. La Le Pen ha ribadito – in maniera un po’ pasticciata – l’obiettivo di «sostituire l’Unione europea con un’Allenza europea tra Stati sovrani» e l’intenzione di ritornare a una moneta nazionale, abbandonando l’euro e sostituendolo con una moneta comune per le transazioni finanziarie sull’esempio dell’Ecu. Macron, con una certa sufficienza, ha ribattuto parlando di «progetto pericoloso, che porterà alla svalutazione e quindi alla perdita di valore dei loro depositi per i risparmiatori, a una caduta della competitività», delineando uno scenario fatto di controllo dei capitali e di «panico bancario». «L’euro – ha concluso Macron – ci protegge e la Francia è sempre stata perdente nella guerra delle valute».
Nelle prossime ore i sondaggi diranno chi, secondo i francesi che hanno seguito il confronto (certo meno numerosi di quanti sarebbero stati se il dibattito non fosse stato in contemporanea con la semifinale di Champions tra Monaco e Juventus) è sembrato più convincente. Se Macron ha dato l’impressione, nonostante l’età e la scarsa esperienza politica, di avere uno “standing” presidenziale. Se la Le Pen è riuscita a recuperare una parte del distacco, apparentemente incolmabile, in vista del ballottaggio di domenica prossima.
Secondo le rilevazioni sulle intenzioni di voto, la partita infatti sarebbe sostanzialmente giocata. Grazie al fatto che Macron può contare su un serbatoio di consensi più importante rispetto alla sua avversaria. E che dovrebbero consentirgli di vincere con circa 17 milioni di voti, a fronte dei circa 12 della Le Pen.