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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

L’amaca

Tremila “revisori” in più da assumere nel prossimo anno, dice Zuckerberg, per ripulire Facebook dai suoi veleni. In termini percentuali (e in rapporto al gigantesco fatturato) è una briciola, ma una briciola è meglio di zero briciole. Siano i social fornitori di servizi o veri e propri editori (dibattito molto acceso), il fatto che si riconoscano bisognosi di lavoro umano aiuta a rivedere, in meglio, lo scenario. Non il futuro autoreggente, come le calze, propugnato dai devoti dell’algoritmo e dell’automazione; ma un futuro retto e corretto anche da persone in carne e ossa che vegliano sulla qualità della materia prima – antichissima – della quale i social sono vettori: le parole.
Mano a mano che la “vecchia” editoria boccheggiante si rassegna a fare a meno dei redattori, dei correttori di bozze, dei manutentori di ogni ordine e grado, è bello sapere che i nuovi collettori del linguaggio prendono atto, anche se in ritardo, della delicatezza del loro servizio; e di quanto conti la qualità dello stesso. Al netto del dibattito sul declino delle élite e la rivoluzione del web, la sola domanda che conta è se le cose (in questo caso la comunicazione) migliorano o peggiorano. Pulendo i social da almeno un poco della morchia che li intasa, sicuramente migliorano.