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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

Intercettazioni satellitari e sottomarini. La rete degli 007 che ascolta i trafficanti

Due giorni fa, un mercantile è stato abbordato al largo della Libia da una nave militare tedesca, con team di forze speciali lituane, e sotto la supervisione di un ammiraglio italiano. A bordo hanno trovato un carico di armi, illegale in quanto violazione dell’embargo decretato dalle Nazioni Unite. Il cargo ora è sotto sequestro e l’equipaggio sarà processato. È un primo successo in questo campo della missione navale europea Sophia.
La missione europea non sarebbe andata a colpo sicuro, così come è stato, se non avesse avuto a disposizione la formidabile mole di dati che quotidianamente vengono raccolti dalle diverse intelligence militari in azione nel Mediterraneo centrale. E sono queste tecnologie il sogno proibito del procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro.
Un passo indietro. Da circa due anni, da quando l’Isis si è affacciato in Libia, i governi occidentali hanno unito le forze e mobilitato le rispettive marinerie. C’è la missione europea Sophia. C’è la missione italiana Mare Sicuro. C’è la missione atlantica Sea Guardian. Ci sono continui pattugliamenti aerei, il sistema di osservazione e intercettazione satellitare franco-europeo è perennemente orientato sulla Libia, infine si alternano i sottomarini, italiani e non. I sottomarini che si trasformano in una centrale di ascolto sono anzi l’arma segreta degli 007 militari.
È da qui che sono giunte a Zuccaro quelle intercettazioni inequivocabili su comunicazioni da terra a navi umanitarie che gli hanno permesso di dire che lui «sa», ma non può trasformare le notizie informali che ha ricevuto in prove giudiziarie valide. «Non intendo istruire un processo su prove marce», è sbottato al Senato.
Queste tecnologie sofisticate per intercettare le comunicazioni in Libia (quelle ordinarie, telematiche, satellitari e radio, individuando il punto di partenza e di arrivo), insomma, esistono, ma sono prerogativa militare e in particolare delle diverse intelligence militari.
A questo punto, però, Zuccaro – ed è la novità di ieri – chiede espressamente una modifica legislativa. Non per utilizzare le intercettazioni finora eseguite, che ai sensi della nostra procedura penale è come se non esistessero, ma per poterne eseguire di nuove. Con una precisa indicazione: «Tutto deve avvenire su delega del magistrato italiano. Noi abbiamo già effettuato a titolo sperimentale un’intercettazione di telefonata satellitare. Ma i costi sono elevatissimi. Altro sarebbe se l’autorità giudiziaria potesse utilizzare queste tecniche».
Gli ostacoli della procedura italiana potrebbero essere superati se a bordo delle imbarcazioni militari, anche quelle degli europei, salisse un team della polizia giudiziaria. «Lì in alto mare ci servono operatori dei carabinieri, della finanza o della polizia con esperienza specifica».