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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

Dalle illazioni sull’autismo a Di Bella. Ieri il blog, oggi le scelte nelle Regioni

Mai sostenuti legami tra vaccini e autismo, scrive Grillo, attaccando il New York Times e parlando di «bufala internazionale». Le fonti sembrano però tantine, anche a una semplice ricerca di base. In un post sul blog di Grillo dell’aprile 2007 leggiamo per esempio: «Un bambino su 150 soffre di autismo. Venti anni fa solo uno su 2000. Gli scienziati attribuiscono la crescita all’inquinamento ambientale, alimentare e da vaccini e farmaci. I pediatri non dispongono di strumenti efficaci per diagnosticare l’autismo, e le vere cause non vengono combattute». Titolo: «L’epidemia dell’autismo».
Una senatrice (Paola Taverna) afferma in tv che «una sentenza dice che il vaccino può causare l’autismo» (la sentenza non dice esattamente questo). Una proposta di legge, firmata da deputati grillini il 12 febbraio 2014 (Corda, Rizzo, Artini, Basilio, Tofalo, Bernini, Frusone, Cecconi, Baroni, Dall’Osso, Grillo, Mantero) «sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione», cita analoga sentenza ed è un testo intriso di ideologia antivaccinista. Oggi peraltro l’antivaccinismo si traveste per lo più da invito alla «farmacovigilanza». Il M5S nel Parlamento europeo, ottobre 2015, ha sostenuto ufficialmente la tesi che «una vaccinazione di massa obbligatoria è un regalo alle multinazionali farmaceutiche ed è quanto di più lontano ci possa essere da un approccio appropriato»; e insomma, «vaccinare meno, vaccinare meglio».
Uno potrebbe dire: va bene, è Grillo. Oppure: va bene, è un gruppo isolato di parlamentari. Forse alla Casaleggio la pensano diversamente. Leggiamo allora «La Fucina», sito della Casaleggio associati – Davide (http://www.lafucina.it/2015/03/16/medico-e-paziente/). Titolo: «Vaccini, è scesa la censura». Vi compare uno dei tanti video di Giuseppe Di Bella, che fa tirate contro «determinati soggetti che gestiscono il potere medico, e gestiscono le carriere universitarie, il successo, il prestigio, la notorietà, anche internazionale determinati soggetti». Ecco, Di Bella dice che costoro «si sono lamentati perché in Italia fanno pochi vaccini, però non hanno considerato la quantità documentatissima di danni gravissimi, di bambini autistici, di cui non bisogna parlare. Se c’è lo choc immunitario dei vaccini polivalenti, addirittura sei in una volta, per bambini piccoli, piccolissimi, ecco, non se ne deve parlare». Basta saper tracciare un po’ su Internet per vedere che questo link cammina tantissimo ancora oggi, nella cyberpropaganda pro M5S.
Per anni la galassia blog-siti ha prosperato con video in cui si pubblicizzava ogni sorta di teoria “contro”, un amaro mercato della pubblica creduloneria: contro le aziende farmaceutiche, contro «i colossi sanitari», contro il buonsenso. Un cortocircuito tra la vita del comico e quella di un’agenzia di web marketing interessata alle evoluzioni dell’ecommerce. Il genere tirava.
Ora però tutto questo è diventato, pericolosamente, politica. In Lombardia si vota la norma sui vaccini obbligatori per accedere ai nidi: il M5S vota contro. In Emilia Romagna si vota una regola analoga e il M5S appoggia i comitati no-Vax. Nel Lazio un consigliere regionale fa battaglie tipo: «Come mai in molti Paesi non ci sono vaccini obbligatori e nonostante questo non ci sono epidemie di massa? Mah» (Davide Barillari, aprile 2017). Un
tempo Grillo le sparava per far ridere. Come nella tirata del suo show «Apocalisse morbida», che cominciava con «il principio del vaccino è: prendi un bambino sano, col suo sistema immunitario perfetto, e gli inoculi un virusino...». Una volta, però, Grillo disse che anche il M5S era un virus.