La Stampa, 4 maggio 2017
Quei Clint Eastwood all’italiana che vogliono armarsi per paura
«Armarsi è una cosa atroce. Se ce l’ho, l’adopero. Se non ce l’ho, subisco. In mezzo non c’è lo Stato». È dagli Anni Settanta che Franco Calabrese si batte perché chi vuole difendersi possa armarsi. Nella sua pellicceria di via Ripamonti alla periferia di Milano tanti anni fa entrarono dei rapinatori che lo massacrarono di botte. A salvarlo fu una camionetta dei carabinieri. Oggi magari sarebbe finita in modo diverso. «Quando facemmo le prime manifestazioni come Associazione dei Commercianti e cittadini del Vigentino Ripamonti, le cose si potevano ancora risolvere. Quello che è successo dopo lo vediamo tutti».
I dati sulla microcriminalità sono inversamente proporzionali alla paura percepita. L’unico dato davvero in aumento è quello dei pistoleri. I porti d’armi in Italia sono 1 milione 265 mila e 484. Il dato è del 2015, l’ultimo fornito dal Viminale. Solo 3 anni prima erano 200 mila in meno. Oggi che siamo nel 2017 possiamo immaginare quanti siano diventati. Il Questore di Milano, Marcello Cardona, a un certo punto ha detto che si è pure stancato di firmare dinieghi. Ma si sa che le scappatoie sono sempre possibili. I porti per difesa personale che consentono di andare in giro sempre armati sono 19 mila 484. Le guardie giurate e simili sono 44 mila 334. I cacciatori sono 774 mila e 679. Gli appassionati di tiro a volo addirittura 470 mila e 821. Un numero spropositato di presunti sportivi dietro cui si nasconde l’esercito di chi vuole solo la pistola in casa per autodifesa.
Tra quei 470 mila e 821 c’è di tutto. C’è il plotone di leghisti – erano più di 5000 – che si sono ritrovati la settimana scorsa a Verona per un 25 Aprile ancora in armi. Gente che tiene la 357 magnum sul comodino e il cartello assai minaccioso ben visibile davanti a casa: «Se suoni ti rispondo. Se scavalchi ti stendo». Ci sono i commercianti esasperati. I cittadini comuni vittime delle loro paure che, come primo passo, si iscrivono al poligono. E gente come il magistrato Angelo Mascolo di Treviso che qualche settimana fa ha scritto una lettera al giornale La Tribuna: «Lo Stato ha perso completamente il controllo del territorio. A qualunque latitudine scorrazzano impunemente delinquenti di tutti i colori nonostante gli sforzi di poliziotti mal pagati e lo scarso rigore della magistratura».
Un sentire comune che sembra assai diffuso. Giovanni De Nicola che negli Anni Ottanta fondò a Milano il Fronte dei Cittadini facendo le prime ronde in via Rizzoli, quartiere di periferia assai difficile, quando la Lega nemmeno ci pensava, al telefonino esordisce così: «Sono passato dalla Stazione Centrale e non è cambiato niente. Il giorno dopo il blitz della polizia contro i migranti sono già tornati. Ho visto nuovamente i materassi per terra». Perché una paura non basta mai a chi da anni e anni si batte per il diritto ad avere una pistola, la legittimazione a fare fuoco contro chi non voluto entra in casa e – se possibile – un salvacondotto per chi ha già sparato. «La legge italiana sulla legittima difesa è completamente inadeguata. Prevale come sempre un pregiudizio ideologico. Ma i più prevenuti il pericolo vero non lo hanno mai vissuto. Non capiscono le paure dei cittadini e degli anziani. Il femminicidio è una vergogna, una cosa terribile. Ma perché non teniamo conto anche degli anziani trucidati. Come quel drogato che ha nascosto la vicina di casa sotto il letto».
Ogni fatto di cronaca è un titolo di giornale. Ogni titolo di giornale la paura aumenta. Per non parlare della televisione. Un muro davanti al quale si infrangono tutte le statistiche. Milano non è il Far West. Certi quartieri non sono il Bronx. Ma i pregiudizi sono duri a morire. Giovanni De Nicola del Fronte dei Cittadini si sente al fronte da anni: «Mi ricordo i sei omicidi in pochi giorni in viale Padova di qualche anno fa. Lo so che i dati della microcriminalità in diminuzione dovrebbero essere rassicuranti. Ma quelli sono i dati ufficiali. Ma chi denuncia tutti i reati? Bisogna ammettere che lo Stato non garantisce la sicurezza dei cittadini. E la classe politica, malgrado le richieste della gente, non ha fatto niente. Che ci si debba armare è solo il segno dell’impotenza dello Stato».