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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

la forza della difesa e la nuova consapevolezza

La Juve può considerarsi a Cardiff. E gli scettici sono serviti: bravo Higuain, ma nelle partite importanti non segna. Appunto: il 2-0 lo firma lui, sempre su assist di Dani Alves, certamente alla sua miglior partita da quando è a Torino. Tutti e due i gol la Juve li segna in contropiede. Il primo, di rara bellezza, su azione che parte da un colpo di tacco di Dybala e la replica di tacco, Dani Alves, che libera al tiro Higuain. Dove si dimostra che la tecnica ha ancora la sua importanza, ma il pressing non è da buttar via: Dybala e Dani Alves portano via la palla a Bakayoko, lancio al bacio per il sinistro al volo di Higuain. Un trionfo, non una passeggiata però. Ancora una volta la vera forza della Juve è stata la difesa, che continua a non subire gol. Non ne aveva concessi al Barça, non ne ha concessi al Monaco, la cui velocità in attacco era molto temuta da Allegri. Forse per questo ha scelto una formazione più coperta, con Dani Alves al posto di Cuadrado, e i fatti gli hanno dato ragione. Su quel lato, in genere, imperversava l’arrembante Mendy, che ieri, a sorpresa, non era in campo né in panchina. E su quel lato, opposto a Sidibé, Dani Alves è andato a nozze.
La Juve, quinta vittoria in sei trasferte (e un pari al Camp Nou) è stata solida e matura. Ha colpito appena ha potuto. Per il resto, tante grazie a Buffon, 621’ da imbattuto, che è monumentale ma assai più mobile d’un monumento. È lui che tiene la Juve a galla, su Mbappé (bravo, ma alla distanza spento), due volte su Falcao (testa e piede), ma la parata più difficile a a 1’ dal termine, su inzuccata di Germain, centrale ma fortissima e ravvicinata. Parata di puro istinto. Prendere quel gol non avrebbe cambiato di molto le prospettive, ma non prenderlo rende più tranquillo il ritorno. Un po’ d’attenzione, a Torino, dovranno mettercela Bonucci e Chiellini, ammoniti ieri insieme a Marchisio. Buona partita, la sua. Ha giocato per la squalifica di Khedira e s’è fatto sentire, andando anche vicino al gol. Bene anche Alex Sandro, calato nel finale. Gran lavoro di Pjanic, ma con eccesso di tocchi in più, meglio evitarli quando si è vicini alla propria area. Dybala e Mandzukic (solo un tiro su punizione il primo, nessuno l’altro) hanno giocato per la squadra.
Allegri non può lamentarsi: la Juve non ha preso l’impegno sottogamba, e così dovrà essere nel ritorno. Ha sofferto quando c’era da soffrire, ha reagito quando c’era lo spazio per farlo. Non era un esame di maturità: quello, semmai, contro Messi e soci. Era una prova di ulteriore maturità, di consapevolezza dei propri limiti e della propria forza. Ampiamente superata.