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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

60 anni di scienza in libri. La casa di Einstein e Jung

Il nuovo umanesimo, l’umanesimo scientifico dell’epoca moderna, non può più permetterci di conoscere quello che dicono e pensano i filosofi, politici, artisti, ignorando quello che dicono gli scienziati”. Se la scuola italiana, i politici e i giornali avessero fatte proprie queste parole di Paolo Boringhieri del 1956, forse oggi l’Italia sarebbe un Paese diverso, meno impegnato a celebrare rovine e più proiettato in avanti, verso quella frontiera che qualunque forma di cultura, ma quella scientifica in particolare, vuole sempre superare.
Invece la casa editrice di Boringhieri è rimasta una nicchia, ma una di quelle solide, che si reggono sulla consapevolezza dell’importanza del proprio lavoro, senza dover cercare continue conferme nei gusti ondivaghi del pubblico. La Bollati Boringhieri che celebra i suoi 60 anni di storia editoriale è diversa da quella che nel 1957 si è staccata dall’Einaudi, eppure anche incredibilmente uguale. Impegnata nella trasmissione della conoscenza a chi la ricerca più che nel tentativo di farla ingurgitare in forme diluite a un pubblico poco interessato. Anche nell’era degli ebook in offerta a 0,99 euro, Bollati Boringhieri offre sul Kindle Store le opere complete di Carl Gustav Jung (18 volumi) a 149,99 euro.
Paolo Boringhieri era entrato all’Einaudi nel 1949, per l’ufficio stampa che poi lascerà a Italo Calvino. Dopo un paio d’anni, Giulio Einaudi gli affida una collana scientifica, quella che nel 1945 aveva messo sotto contratto Albert Einstein con l’impegno di pubblicare i suoi libri “a partire dalla liberazione dell’Italia settentrionale”. Nel 1950 l’editore gli chiede di riorganizzare anche una collana che sembrava lontanissima per stile e orientamento, “La Viola”, creata e guidata da Cesare Pavese, appena scomparso. Non tutti nel mondo einaudiano accettavano quella collana, i cui titoli Pavese discuteva con l’antropologo Ernesto De Martino: troppo prematura, troppo poco scientifica, troppo difficile da decodificare. “Avevo già un certo interesse per la psicologia ed Einaudi lo sapeva: voleva inserire lì anche testi psicologici. Per esempio Jung, che era certamente più ‘pavesiano’, cioè più umanista di Freud, considerato da Cesare uno scienziato. Ciò dimostra la visione chiara che aveva Pavese: inseguiva aperture verso il mondo dell’etnologia, delle mentalità e delle religioni dei popoli primitivi”, ha raccontato qualche anno fa Boringhieri (morto nel 2006) a Paolo Di Stefano del Corriere.
Nel 1955 l’Einaudi attraversa la sua prima crisi finanziaria, il banchiere Raffaele Mattioli consiglia a Giulio Einaudi di cedere qualche collana, Boringhieri acquista la collana azzurra (Biblioteca di cultura scientifica), quella viola (Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici) e quella marrone (Biblioteca di cultura economica) più i manuali, per un totale di 156 titoli. Manca un logo. Boringhieri lo trova sul Contemporaneo, una rivista di cultura marxista: è un cerchio, con dentro molte stelle, intorno la scritta “Celum stellatum”. Viene da un libro di Franchino Gaffurio del 1496, evoca le sfere celesti ma anche le forme della cultura, in quell’ossimoro solo apparente che Boringhieri usava, dell’“umanesimo scientifico”. Nel 1962 nasce l’Adelphi, che con la casa editrice di Boringhieri condivide molti dei principi di fondo e anche alcuni dei protagonisti, come Giorgio Colli che per Boringhieri crea una Enciclopedia dei classici e poi per Adelphi si dedicherà a Friedrich Nietzsche.
Dopo 30 anni, Paolo Boringhieri cede la quota di controllo della società a Romilda Bollati di Saint-Pierre che affida la direzione a Giulio Bollati, un altro della scuola Einaudi, che come Boringhieri ci era entrato nel 1949. In questa fase il catalogo della “Bollati-Boringhieri” si arricchisce di titoli che non possono passare inosservati, o per la loro forza di rottura rispetto a una tradizione consolidata (Claudio Pavone con Una guerra civile, nel 1991) o perché firmati da studiosi trasversali alle discipline, secondo lo spirito della casa, da Karl Polanyi fino al teorico della decrescita Serge Latouche. Ci sono anche occasionali sconfinamenti lontano dalla saggistica scientifica.
Dopo la morte di Giulio Bollati, nel 1996, la casa editrice attraversa una fase di incertezza, più finanziaria che di idee, che si chiude davvero solo nel 2009 quando viene acquisita dal gruppo Mauri Spagnol (Gems, guidato da Stefano Mauri). Ogni cambiamento – e ce ne sono – vuole rispettare lo spirito delle origini: nessuno sconto al lettore, un dialogo alla pari che richiede impegno ma per questo può portare soddisfazioni assai superiori a quelle dei tanti inviti alla scoperta della scienza in agili libretti di cui si riempiono le edicole. Mentre Longanesi ristampa a ciclo continuo tutta la produzione di Bertrand Russell, dalla Storia della filosofia occidentale ai pamphlet, Bollati Boringhieri sottopone al lettore solo I principi della matematica, il tentativo (in parte frustrato) del filosofo inglese di raggiungere verità ultime e incontrovertibili. Ci sono però anche libri brevi e di piccolo formato, quelli che secondo una moda recente dovrebbero rassicurare con la loro dimensione contenuta e attirare più gente, ma si chiamano “Sampietrini”: vengono scagliati sulla testa del lettore per scuoterlo dall’apatia e dalle sue sicurezze in modo da fargli capire che c’è un mondo di conoscenze che lo reclama (tra i primi di questa collana: Libertà, di Giulio Giorello). Uno degli ultimi titoli sembra fuori contesto: Alieni – c’è qualcuno la fuori?.
Chi teme che Bollati Boringhieri si sia data alla science fiction, deve solo aprirlo: il curatore, Jim Al-Khalili, è un fisico teorico iracheno che insegna in Gran Bretagna. E il libro non poteva mancare nel catalogo di un editore che ha un cielo stellato come simbolo.