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 2017  maggio 04 Giovedì calendario

Giochi di prestigio per dare alle Fs l’Anas «ripulito»

Un metodo semplice ed efficace per fare un po’ di soldi senza faticare molto è questo: lavorare per l’Anas e poi, subito dopo, farle causa. L’azienda responsabile della manutenzione delle strade italiane (compresi i cavalcavia che crollano) ha infatti a bilancio qualcosa come 13,5 miliardi di euro di contenzioso: 2 miliardi sono emersi nel solo 2015, dei quali 1,7 miliardi per cause intentate da aziende e 134 milioni da dipendenti, per un totale di 2.532 cause in un solo anno. Significa che ogni giorno, sabato e festivi compresi, all’Anas arrivano sette denunce.
Praticamente il valore del contenzioso ha un valore triplo rispetto alla manovrina di aggiustamento dei conti pubblici varata dal governo Gentiloni. A chiedere questi soldi alla società guidata dal presidente Gianni Armani sono un po’ tutti: nel 2015 su 196 dirigenti ben 150 erano in causa mentre su 6.100 dipendenti sono mille quelli che l’hanno denunciata. Gli appalti per i quali l’azienda è in lite, invece, sono circa un migliaio.
L’Anas ha dichiarato di voler risolvere il problema, ma non c’è mai riuscita. Il fatto è che ora diventa ineludibile perché la società è destinata ad essere comprata (senza l’esborso di un solo euro) dalle Ferrovie dello Stato il cui amministratore delegato e direttore generale, Renato Mazzoncini, ha posto come condizione proprio quella che la società si liberi delle pratiche legali. Come? Basta spostare i soldi che erano destinati agli investimenti al capitolo «contenzioso». Semplice, no? Le strade italiane, compresi i cavalcavia che crollano, possono aspettare; prima c’è da pagare la ditta che ha fatto causa o il dipendente assunto a tempo determinato che vuole essere assunto a tempo indeterminato. Poi ci sono da pagare le sanzioni nei casi in cui la società sia stata giudicata responsabile in sede civile. Una pletora di questuanti alle porte dell’Anas che verranno soddisfatti con... 700 milioni. Sì: 700 milioni dovrebbero bastare per pagare 13,5 miliardi di richieste. E, quasi per magia, basteranno.
La Corte dei conti, spiega, infatti, che dei 13,5 miliardi, 5,8 sono quelli chiesti dalle aziende, 1,7 sono quelli richiesti dai dipendenti o ex dipendenti e altri 5,7 sono a riserva mentre il resto riguardano la responsabilità civile. Per deflazionare il contenzioso, l’Anas ha deciso di escludere dal perimetro delle richieste «soddisfabili» 4,5 miliardi e di concentrarsi solo su 9 miliardi che verranno pagati in base ad una formula statistica semplicissima. Le Ferrovie dello Stato, quelle poche volte che viene portata in giudizio (il suo fondo rischi è di appena 390 milioni su un fatturato di 8,5 miliardi) paga al ricorrente, in media, il 6 per cento di quanto contestato. L’Anas è più generosa: paga in media il 9 per cento. I 700 milioni rappresentano il 7,7 per cento dei miliardi che l’Anas ha deciso di includere nel perimetro delle richieste che intende soddisfare. Una via di mezzo, insomma, tra quanto pagano le Fs e quanto è abituata a pagare l’Anas.
L’Anas, però, che vive solo di trasferimenti statali, non ha in cassa quei soldi, anzi, la liquidità è praticamente assente dato che per tirare avanti deve chiedere addirittura delle anticipazioni alle banche. Significa che quei 700 milioni sono stati semplicemente spostati da una colonna all’altra del bilancio dello Stato. Una specie di copia-incolla a danno di maggiori investimenti pubblici e a favore di migliaia di imprese appaltatrici.
Il decreto della manovrina spiega che si tratta di soldi «non utilizzati ed eccedenti il fabbisogno risultante dalla realizzazione degli interventi» che l’Anas è tenuta a realizzare. Secondo l’azienda, sono soldi avanzati dopo aver realizzato opere come la Salerno-Reggio. Difficile credere che la SalernoReggio sia costata meno del preventivato, ma quello che resta incomprensibile è il fatto che tra il 2015 e il 2019 l’Anas ha in programma investimenti per circa 15,1 miliardi mentre «i fondi disponibili risultano pari a circa 1,8 miliardi di euro; pertanto il piano 2015-2019 necessita per la completa attuazione di ulteriori finanziamenti per circa 13,3 miliardi di euro», spiega la Corte dei conti.
Significa che ogni anno lo Stato deve versare come minimo 2,66 miliardi alla società. E mentre ripete fino all’ossessione che gli investimenti pubblici sono la strada maestra per raggiungere una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2017 (come è previsto dal Def) con una firma sposta 700 milioni dal capitolo investimenti per darli in mano agli avvocati.