Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri il nome del sindaco di Roma Walter Veltroni riempiva le pagine di tutti i quotidiani italiani. Sarà lui, a quanto pare, il prossimo segretario del Partito democratico e, quindi, il candidato del centro-sinistra alle elezioni politiche del 2011 o, comunque, quando arriverà il momento di tornare a votare.
• Cominciamo da questo Partito democratico. Esiste?
No, non esiste ancora. Esisterà il prossimo 14 ottobre, quando si svolgeranno le elezioni per scegliere il segretario e i membri dell’Assemblea costituente. In questo momento 45 saggi stanno lavorando alle regole di queste elezioni e... ah, ma vedo che lei non conosce i precedenti. Dunque, da un sacco di anni Romano Prodi e l’uomo più intelligente del suo staff, che si chiama Arturo Parisi e in questo momento è ministro della Difesa, sostengono che la Margherita e i Democratici di sinistra devono fondersi e dar vita a un nuovo partito cristiano-socialista, di ispirazione riformista, moderato. Questa idea ha preso piede tra mille difficoltà nei due schieramenti e ha avuto una sua sanzione definitiva nei congressi dei due partiti che si sono svolti a metà aprile: sia i Ds che la Margherita hanno deciso che il prossimo 14 ottobre si scioglieranno e confluiranno in un’unica formazione, detta Partito democratico. Quel giorno margheritini e diessini voteranno la loro Assemblea costituente e il loro nuovo capo comune, cioè il segretario del Pd. La discussione sull’Assemblea costituente e su come bisognerà eleggerla, discussione che è in corso in questo momento, è abbastanza noiosa e magari un giorno ne parleremo. Il discorso sul capo, invece, è piuttosto interessante.
• Veltroni?
Veltroni. I capi diessini sono andati da Veltroni e gli hanno detto: «Càndidati tu, perché qualunque altro nome ci porterà a una sconfitta sicura contro il centro-destra». Veltroni ha fatto resistenza, poi gli hanno spiegato che o si decideva adesso o rischiava di non prendere mai il treno della presidenza del consiglio, treno a cui punta da quando è nato e che potrebbe anche non passare una seconda volta. Così, alla fine, ha risposto: «Fatemi pensare un altro po’ e mercoledì prossimo, a Torino, scioglierò la riserva». Intanto ha incontrato ufficialmente, come se facesse un giro di consultazioni, i pezzi grossi dei due partiti: Prodi, D’Alema, Rutelli, Franceschini. Gli hanno detto tutti: «Vai».
• Non ho capito il fatto di Torino. E anche: che cosa, da qui a mercoledì prossimo, può fargli cambiare idea o convincerlo definitivamente ad accettare? La situazione non è già chiara?
Beh, Veltroni è un grandissimo comunicatore e la sua discesa in campo deve avvenire solennemente, ed essere preceduta da una suspense che ne renda clamoroso l’annuncio. Da qui a mercoledì i giornali non faranno altro che parlar di lui e i giornali di giovedì mattina daranno l’annuncio con titoli a caratteri cubitali. Torino significa: vengo a dire di sì da una città del Nord, perché so che il Nord è il principale problema e che o sarò capace di recuperarlo alla causa del centro-sinistra o non batterò mai la Casa delle Libertà.
• Si dovrà dimettere da sindaco di Roma?
Ha posto come condizione di non dimettersi e di continuare a fare il sindaco il più a lungo possibile. Tra la carica di segretario del partito e quella di sindaco non c’è incompatibilità. Ha chiesto di avere come vice almeno Dario Franceschini, che è l’altro astro emergente del momento. Repubblica sostiene che chiederà un altro vice proveniente dai Ds. è anche possibile che faccia il presidente del Partito democratico e che il segretario sia Franceschini. Questa soluzione però potrebbe mettere in difficoltà Prodi a cui è evidentemente destinata la carica di presidente.
• Già, e Prodi?
Gli osservatori prevedono che il 14 ottobre, contemporaneamente alla nascita del Partito democratico, Massimo D’Alema lasci la vicepresidenza del Consiglio e si accontenti di conservare il ministero degli Esteri. Fassino diventerebbe a quel punto vicepresidente del Consiglio insieme con Rutelli (che lo è già) lasciando libera la carica di partito. Prodi, col suo governo, andrà avanti finché potrà. Quando verrà il momento della caduta – perché sono tutti sicuri che questo momento verrà molto prima della scadenza naturale del 2011 – si darà vita a un nuovo governo, con la stessa maggioranza di adesso e Veltroni presidente del Consiglio. A quel punto Veltroni lascerà la carica di sindaco e dovrà giocarsi il tutto per tutto. Questo nuovo esecutivo farà la legge elettorale aprendo un dialogo con l’opposizione e porterà il paese al voto, in un periodo oggi indeterminato e compreso tra la primavera del 2008 e la primavera del 2009. Questi, i piani sulla carta. Per quanto riguarda quello che accadrà realmente... beh, per questo bisogna solo stare a guardare. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 21/6/2007]
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