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 2007  giugno 22 Venerdì calendario

ROMA – Poco meno di unora dinnanzi ai pm romani Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri per fornire chiarimenti sull’ottenimento a tempo di record di una convenzione per il poliambulatorio «Panigea», al quartiere Appio, di cui era socia

ROMA – Poco meno di unora dinnanzi ai pm romani Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri per fornire chiarimenti sull’ottenimento a tempo di record di una convenzione per il poliambulatorio «Panigea», al quartiere Appio, di cui era socia. Tanto è durato ieri sera l’interrogatorio di Daniela Di Sotto, ex moglie del presidente di An Gianfranco Fini, indagata dalla procura nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta sulla sanità laziale. «Ci siamo presentati per fornire alcuni chiarimenti. La brevità della deposizione lo dimostra, non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia», ha spiegato l’avvocato Giulia Bongiorno, legale della Di Sotto, che ha accompagnato la sua assistita negli uffici giudiziari di piazzale Clodio. L’incontro con i pm, che ufficialmente non le hanno rivolto alcuna contestazione, era stato concordato tempo fa, ma per una serie di impegni era stato più volte rinviato. La vicenda che riguarda l’ex coniuge di Gianfranco Fini, che alcuni giorni fa ha annunciato con il marito la separazione consensuale, risale al febbraio di due anni fa ed era stata riportata nel marzo scorso da un settimanale. La deposizione di ieri è scaturita anche in seguito a quel servizio giornalistico sulla rapidità con la quale la «Panigea» ottenne nel 2005, in sette giorni, la convenzione dalla Giunta regionale del Lazio allora retta dal governatore Francesco Storace, per la Tac e la risonanza magnetica. Due esami particolarmente costosi. Il coinvolgimento di Daniela Di Sotto in questa parte dell’indagine sulla malasanità laziale deriva però dall’inchiesta della procura di Potenza, condotta dal pm Henry Woodcock, che portò in carcere anche Vittorio Emanuele di Savoia, e da un’intercettazione telefonica dell’aprile 2005 fra la stessa Di Sotto e l’ex segretario di Fini e senatore di An, Francesco Proietti Cosimi, all’epoca dei fatti anche lui socio della «Panigea». Gli atti sulla vicenda furono poi trasferiti alla procura di Roma e il fascicolo sull’ex moglie del leader di An è stato secretato. Ora, tuttavia, una delle ipotesi di reato sulle quali stanno lavorando i pm Capaldo e Bombardieri con riferimento a questa tranche di accertamenti sarebbe quella di abuso d’ufficio. La richiesta della convenzione a favore della «Panigea» è datata 11 febbraio 2005: la Asl Rm/C impiegò appena tre giorni per esaminare la pratica e dare parere positivo all’assessorato regionale alla Sanità. L’accreditamento arrivò il successivo 18 febbraio. Un lasso di tempo troppo breve, che ha insospettito gli inquirenti, visto che, in media, nel Lazio, per ottenere l’ok da parte della Regione ci vogliono sei mesi. Anche se, come è successivamente emerso dalle indagini, già dagli anni Novanta il poliambulatorio «Panigea» (che ha come socio di maggioranza Patrizia Pescatori, moglie di Massimo Fini, fratello del presidente di An e uno dei direttori sanitari del San Raffaele romano) godeva di altre convenzioni regionali per analisi cliniche, radiologia, cardiologia e riabilitazione. Nel luglio scorso la Regione, questa volta sotto la presidenza di Piero Marrazzo, ha sospeso il rapporto con il poliambulatorio in via delle Cave accordando un mese alla struttura per «ripristinare la situazione di legittimità», mentre i carabinieri del Nucleo operativo hanno sequestrato la delibera 185, quella datata 18 febbraio 2005, con il quale era stato concesso l’accredito- record. Allora l’alt alla «Panigea» fu la conseguenza del sopralluogo voluto dall’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia, e compiuto dalla Asl Rm/C: gli ispettori riscontrarono «un ampliamento dei locali del poliambulatorio - si leggeva nella delibera di sospensione - per il quale non è stato esibito l’atto autorizzativo. Tali ambienti sono quelli ove è installata l’apparecchiatura di risonanza magnetica ».