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 2007  giugno 22 Venerdì calendario

ROMA - Il Senato federale, meno deputati, il potere legislativo concentrato alla Camera, più poteri al premier

ROMA - Il Senato federale, meno deputati, il potere legislativo concentrato alla Camera, più poteri al premier. La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato ieri all´unanimità - ed è il primo sì parlamentare - un testo base che prevede un pacchetto di riforme costituzionali. Novità che dovrebbero accompagnare la nuova legge elettorale di cui si sta occupando la commissione-gemella del Senato. Luciano Violante, presidente della commissione di Montecitorio, è molto soddisfatto e pensa di rispettare un calendario che prevede l´approdo in aula a luglio, il voto entro ottobre e la trasmissione al Senato. Se Palazzo Madama approva il testo prima della prossima primavera, le riforme potrebbero essere legge dello Stato più o meno fra un anno. Al testo hanno lavorato come relatori Sesa Amici per l´Unione e Italo Bocchino per la Cdl. E alla fine sono riusciti a mettere tutti d´accordo. Almeno per il momento. L´intesa potrebbe reggere senza difficoltà sulla riduzione del numero dei parlamentari: i deputati del nuovo Parlamento sarebbero 500 e i senatori 250. Le due Camere avrebbero ruoli completamente diversi. Solo Montecitorio conserverebbe il potere di dare e togliere la fiducia a quello che sarebbe chiamato "primo ministro". Un´investitura personale con un voto sul programma e la squadra di governo. Il premier avrebbe il potere di proporre al capo dello Stato la nomina e la revoca dei suoi ministri senza passare dalla Camera. Inoltre il primo ministro avrebbe il potere di chiedere date certe per l´approvazione di alcuni provvedimenti. La Camera può proporre anche una mozione di sfiducia e nel testo non sono presenti meccanismi che limitano la possibilità di insediare un nuovo governo ai soli deputati della maggioranza. Una delle norme più contestate della riforma varata dalla Cdl e bocciata nel referendum confermativo del 2006. Il Senato si trasforma invece nel Senato federale della Repubblica e diventa l´organo di raccordo con le Regioni e gli enti locali. Questo in previsione anche dell´entrata in vigore del federalismo fiscale. Gli eletti all´estero siederebbero a Palazzo Madama. I due rami del Parlamento avranno una distinzione rigida di competenze. Ma ci saranno un gruppo di materie nelle quali i due rami dovranno legiferare insieme. Per esempio modifiche costituzionali, leggi elettorali, informazione e tv, ratifica dei trattati internazionali, indulto e amnistia. Dovranno essere bicamerali anche le leggi che riguardano gli organi del governo, le funzioni di Stato, Comuni e Province. Tutto il resto sarà di competenza della Camera dei deputati. La soddisfazione di Violante è condivisa da Marco Filippeschi, responsabile del dipartimento istituzioni dei Ds. «La riforma costituzionale che ha trovato una così larga intesa è la prima risposta seria alla crisi della politica. Ora si deve provare a fare un´intesa alta anche sulla legge elettorale, che sia tale da superare il referendum, cambiando un sistema di voto che ha aggravato tutti i problemi», dice Filippeschi. Giudizio positivo anche dal governo. «Il lavoro svolto dai relatori Amici e Bocchino rappresenta un´ottima base di discussione per potere, in tempi anche ragionevolmente brevi, sottoporre all´esame dell´aula un testo di riforma costituzionale che, se approvato, risolverebbe molte questioni di stringente attualità», dice il sottosegretario alle Riforme Paolo Naccarato. (si. bu.)