Marino Bisso - Emilio Randacio, la Repubblica 22/6/2007, 22 giugno 2007
MARINO BISSO
EMILIO RANDACIO
ROMA - Alejandro Agag, genero di Aznar ed ex enfant prodige della politica spagnola, nel suo verbale giura di non essersi mai interessato alla scalata Rcs. Tarak Ben Ammar, il produttore cinematografico tunisino amico di Silvio Berlusconi, sottolinea di non aver mai parlato dell´Opa Rcs. Mentre il numero uno di Deutsche Bank, Vincenzo De Bustis, consigliava vivamente alla sua banca di «prendere le distanze da un certo ambiente». Il parlamentare di Forza Italia, Romano Comincioli, ha detto di essere amico di lunga data di Ricucci, di aver ricevuto «pressioni per avere un incontro con Silvio Berlusconi, cosa che io non ho mai favorito». L´avvocato Guido Rossi, infine, spiega solo che il prezzo di 5 euro ad azione proposto da Ricucci, «fu considerato da tutti i componenti del patto come troppo elevato».
All´indomani dell´arresto del raider romano (primavera 2006), gli appoggi politico-finanziari dello «scalatore di Zagarolo», sembrano franare. Prese di distanza, correzioni, distinguo. Scorrendo i verbali delle testimonianze depositate dalla procura romana che indaga sulla mancata scalata al gruppo Rcs, le tesi di Stefano Ricucci appaiono contraddittorie fino all´inverosimile.
Ben Ammar, più volte citato da Ricucci nei suoi verbali da detenuto, sembra il più categorico: «Non ho mai avuto rapporti con lui – ha dichiarato lo scorso 26 settembre – non l´ho mai incontrato né sentito e non mi sono mai occupato di azioni Rcs».
Vincenzo De Bustis, invece, il 17 maggio del 2006 ha spiegato di aver conosciuto il raider romano «nel 2002 quando aveva chiesto un finanziamento». Richiesta non esaudita. Stessa cosa accaduta quando Magiste tentò nel 2004 di conquistare il patrimonio immobiliare dell´Enasarco, società controllata dalla Confcommercio della gestione di Sergio Billè. «Non ho mai giudicato con favore questa operazione e ritenevo il partner privato non all´altezza».
L´esponente di Forza Italia Comincioli, pur non negando un´amicizia di vecchia data con Ricucci, «era il ”90 o ”91, in vacanza in Sardegna», nega categoricamente di aver assecondato le richieste del finanziere capitolino.
L´avvocato Guido Rossi spiega, infine, il suo ruolo professionale, in quanto «incaricato dal patto di sindacato di Rcs di sentire Natalino Irti, persona incaricata dal gruppo Magiste di una trattativa al pacchetto Rcs detenuto da Magiste. Il patto era interessato a sapere quale destinazione avrebbero avuto quelle azioni e se vi fosse effettivamente l´intenzione di una scalata». L´incarico di Rossi fu «esplorativo», e si concluse quando il patto giudicò eccessive le richieste di Ricucci.
Sui rapporti dichiarati dal finanziere romano nei suoi interrogatori, ieri si sono registrate una serie di precisazioni. «Tra il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ed il signor Stefano Ricucci - viene sottolineato in una nota dei Verdi - non è mai esistito un rapporto di amicizia, né vi furono frequenti telefonate. falso, inoltre, che il presidente dei Verdi volesse incontrare il Signor Ricucci».
Deutsche Bank, invece, sottolinea come nei verbali di Ricucci pubblicati vi siano «circostanze infondate» e la banca e il suo amministratore delegato, Vincenzo De Bustis, «hanno conferito mandato ai propri legali di fiducia affinché verifichino gli estremi per eventuali azioni legali».