Piero Ostellino, Corriere della Sera 22/6/2007, 22 giugno 2007
Questo governo «indeciso a tutto» – dalla Tav alla riforma delle pensioni, dalla destinazione del tesoretto alla formulazione di una nuova legge elettorale e via, via non decidendo – ha rivelato una inaspettata vocazione decisionista su un terreno istituzionalmente delicato e politicamente minato quale è lo spoils system ai vertici degli organismi preposti alla sicurezza del Paese
Questo governo «indeciso a tutto» – dalla Tav alla riforma delle pensioni, dalla destinazione del tesoretto alla formulazione di una nuova legge elettorale e via, via non decidendo – ha rivelato una inaspettata vocazione decisionista su un terreno istituzionalmente delicato e politicamente minato quale è lo spoils system ai vertici degli organismi preposti alla sicurezza del Paese. In pochi mesi, Prodi e i suoi ministri hanno destituito il capo dei Servizi segreti (generale Nicolò Pollari), quello della Guardia di Finanza (generale Roberto Speciale), e annunciano la destituzione del capo della Polizia (prefetto Gianni De Gennaro). Tutte decisioni politicamente legittime, ma molto discutibili sul piano del metodo e sulle quali l’incertezza decisionale ha pesato come una sorta di «irresponsabilità intrisa di rimorsi», costellando il comportamento dell’esecutivo di gaffe e di rappezzi peggiori dei buchi prodotti nel tessuto istituzionale. Le decisioni, così come le procedure seguite per renderle esecutive, non sono state trasparenti, in ogni caso, assai poco rispettose sia della forma sia della prassi istituzionali; le motivazioni fornite sono parse spesso oscure, oblique. Poiché, in democrazia, la forma è sostanza e il rispetto della prassi è dovuto, non pare azzardato dire che il governo – nell’evidente intento di superare le proprie divisioni interne e gli agguati parlamentari dell’opposizione – abbia ceduto alla tentazione di imboccare scorciatoie decisionali non propriamente ortodosse. Scriveva Benjamin Constant, agli inizi dell’Ottocento, nei Principes de politique: «Una volta ammessi i mezzi arbitrari, i depositari dell’autorità li trovano talmente rapidi, talmente semplici, talmente comodi che non vogliono più impiegarne altri. In tal modo, l’arbitrio – presentato inizialmente come risorsa estrema in circostanze eccezionalmente rare – diviene la soluzione di tutti i problemi e la pratica di ogni giorno». Pollari è stato destituito da capo dei Servizi segreti nell’ambito dell’«affare Abu Omar». Per il quale è sotto processo, ma – in sintonia con l’accusa (la Procura di Milano), a sua volta in conflitto col governo davanti alla Corte costituzionale’ chiede si faccia chiarezza sulle relazioni intercorse fra Italia e Stati Uniti nel rapimento dell’Imam finora semi-coperte da segreto di Stato. Insomma, un pasticciaccio. Speciale è stato destituito da capo della Guardia di Finanza senza che il governo ne desse comunicazione e ne fornisse le motivazioni alla Corte dei Conti, alla quale peraltro era stato inopinatamente destinato, malgrado l’accusa, formulata in Senato dal ministro dell’Economia, Padoa- Schioppa, di slealtà e di comportamenti scorretti. Un altro pasticciaccio. De Gennaro, nominato capo della Polizia dal governo di centrosinistra, era rimasto al suo posto col governo di centrodestra, è ancora in carica sotto il nuovo governo di centrosinistra, ma è indagato – la sinistra radicale ne chiede da tempo le dimissioni – per i «fatti di Genova» durante il G-8. Prodi ha detto, in un primo tempo, che dovrebbe lasciare al termine del suo mandato, termine che peraltro non c’è; poi, si è corretto e ha precisato che lascerà al compimento dei sette anni (già scaduti) indicativamente, quanto estemporaneamente fissati dal ministro degli Interni, Giuliano Amato. Per ora, solo chiacchiere. Terzo pasticciaccio. Scriveva ancora Benjamin Constant: «Poiché (i governi indecisi) non hanno più nessuna regola fissa, essi avanzano, indietreggiano, si agitano, non sanno mai se fanno troppo o troppo poco». postellino@corriere.it