Il Sole 24 Ore 22/06/2007, pag.14 Orazio Carabini, 22 giugno 2007
Veltronomics: effimero e cultura, la nuova ricchezza. Il Sole 24 Ore 22 giugno 2007. Le sirene dei talebani liberisti non lo incantano
Veltronomics: effimero e cultura, la nuova ricchezza. Il Sole 24 Ore 22 giugno 2007. Le sirene dei talebani liberisti non lo incantano. per le liberalizzazioni, sì, ma con prudenza. Il welfare gli sta molto a cuore, come tutto quello che si fonda sulla solidarietà, a qualsiasi livello. E appena può cita una frase di Bob Kennedy del 1960: «Il Pil misura tutto, meno ciò che dà valore alla vita». Walter Veltroni ha un approccio pragmatico e post-ideologico all’economia. Bada al sodo e fa il possibile per accontentare tutti. La sua "cifra" di governo cerca di tenere insieme rigore e sviluppo, attenzione alle regole e, soprattutto, concertazione. Veltroni tratta fino all’ultimo. Come ha fatto con i taxisti dove ha rischiato di mettersi in rotta di collisione con il Governo. Adesso qualcuno dice che ha vinto lui, che i taxisti hanno dovuto accettare le mille licenze in più e che, se il servizio non funziona ancora, è colpa delle centrali telefoniche controllate dai caporioni ostili. Secondo altri, invece, la riforma si è ridotta a un bluff e sono stati proprio i sindaci, Veltroni in testa, a metterla in ginocchio. Nella sua carriera politica il futuro leader del Partito democratico si è misurato con due incarichi "operativi": ministro dei Beni culturali (e vicepresidente del Consiglio) nel primo governo Prodi e sindaco di Roma. Nel mondo dei musei ha portato una ventata di novità, introducendo orari di apertura prolungati e facendo funzionare la legge Ronchey sui servizi collegati che apriva ai privati la gestione di ristoranti e librerie all’interno delle strutture pubbliche. Poi ha fatto passare all’Unione europea il principio che i fondi comunitari potessero essere destinati ai beni culturali in quanto "motori" di sviluppo. Un principio su cui ha fondato, in parte, anche la sua ricetta per Roma. Attirando su di sé un sacco di critiche. Accusato di pensare solo all’effimero, il sindaco della capitale ha risposto con le statistiche: Roma e il Lazio crescono più delle altre città e regioni italiane. Il valore aggiunto tra il 2001 e il 2005 sale dell’1,6% annuo a Roma, dello 0,9% in Italia. Gli occupati aumentano del 15% (25,6 le donne) a Roma, dell’8,4% (12,5 le donne) in Italia. Esplode il turismo (+25% in tre anni) sì, ma anche il numero delle imprese aumenta più che in Italia. L’effimero funziona. Musei, Parco della Musica, Festa del Cinema, Notte bianca: la straordinaria offerta di cultura e di svago disponibile a Roma attrae sempre più turisti. Ma Veltroni è convinto che questo mondo possa diventare l’humus ideale per uno sviluppo diverso. Legge «L’ascesa della nuova classe creativa» del sociologo americano Richard Florida e si fa convincere dall’idea che gli strati propulsivi dell’economia, quelli creativi appunto, prosperano là dove più aperti sono gli spazi sociali e dove maggiore è la tolleranza per le convinzioni (religiose, politiche, sessuali) degli altri. Poi però è capace di tornare con i piedi per terra. E di guardare ai conti del Comune, riducendone il debito da 6,1 a 5,6 miliardi di euro tra il 2001 e il 2006. Continua a usare lo strumento delle cartolarizzazioni anche quando il governo di centro-sinistra le ha ripudiate perché care a Giulio Tremonti: 700 appartamenti non popolari venduti e i proventi utilizzati per nuova edilizia popolare. La "modernità" (cartolarizzazione) abbinata alla solidarietà, un mix tipicamente veltroniano, quasi l’essenza della «Veltronomics». Così come essenziale, nel metodo Veltroni, è la concertazione. Dal 2002 non c’è decisione che non passi per il "Progetto di Roma", il tavolo cui siedono sindacati, associazioni imprenditoriali, camera di commercio e università. Bilancio, tariffe, urbanistica, trasporti, sicurezza sul lavoro, iniziative specifiche come quelle sul credito alle piccole e medie imprese: tutto passa per il filtro della concertazione che comporta un impegno gravoso ma depotenzia le tensioni politiche. E in effetti la maggioranza, dall’Udeur a Rifondazione, che appoggia Veltroni è assai poco rissosa per gli standard italiani. Del resto, come si fa a protestare? Se bisogna aumentare le tasse perché il Governo riduce i trasferimenti, Veltroni alza l’addizionale Irpef portando a casa 110 milioni ma ne destina 35 a detrazioni che di fatto escludono dalla manovra 350mila famiglie, un terzo della popolazione di Roma. una negative income tax che rende progressiva un’imposta proporzionale come l’addizionale comunale sull’Irpef. Chi è contrario? Nessuno. Come nessuno si oppone al Piano regolatore, impostato su regole moderne che lasciano spazio di fatto a 19 piccole nuove città dentro l’area urbana. Del resto a Roma cresce tutto, l’economia come la popolazione. I costruttori, cioè i "poteri forti" della capitale, sono contenti. E i giornali romani, di loro proprietà, non sono ostili a Veltroni. Il quale, quando parla di economia, fa riferimento a persone di qualità: Marco Causi, l’economista suo consigliere che fa l’assessore al Bilancio, e poi Luigi Spaventa, Chicco Testa, Fabiano Fabiani, Franco Bernabè, Alberto Zuliani, Giuseppe Roma, Enrico Morando, Paolo Leon. Il sindaco sceglie manager giovani come Andrea Mangoni (ad dell’Acea a 39 anni) e applica regole severe alla governance delle sue aziende. Anche sulle privatizzazioni è pragmatico: vendere l’Acea significa perdere un asset importante e un flusso di entrate (da dividendi) non trascurabile. In fondo l’Acea cresce e funziona. Di Aeroporti di Roma, privatizzata sette anni fa, non si può dire altrettanto: Fiumicino è più una palla al piede che un fiore all’occhiello della città. Così Veltroni ama citare Luigi Einaudi: «La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora... Di fronte ai problemi concreti, l’economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo». Orazio Carabini