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 2007  giugno 22 Venerdì calendario

«Mentre tu lo interroghi, lui ti spia e ti scheda, deduce i tuoi interessi e le tue opinioni». Questa è la prima pagina di Tuttolibri della Stampa di sabato scorso, ma potrebbe essere qualsiasi giornale dell’ultimo decennio

«Mentre tu lo interroghi, lui ti spia e ti scheda, deduce i tuoi interessi e le tue opinioni». Questa è la prima pagina di Tuttolibri della Stampa di sabato scorso, ma potrebbe essere qualsiasi giornale dell’ultimo decennio. Il ”lui” incriminato sarebbe il motore di ricerca Google (e chissà perché proprio adesso che comincia a valere miliardi di dollari in borsa), e stavolta c’è anche un puntuale corsivo di Giuseppe Culicchia a timbrare il cartellino della banalità opinionistica: siamo tutti spiati. «George Orwell ci aveva avvisato», commenta Culicchia, perché «quando si affronta il tema della violazione della nostra intimità e della nostra vita privata a causa delle crescenti possibilità di controllo offerte dai moderni strumenti tecnologici, il ricordo di George Orwell, 1984, può sembrare scontato, e però purtroppo è inevitabile». A me inevitabile sembra cambiare il disco incantato, non se ne può più, anche se questo refrain è a suo modo significativo, fa pensare. Ma non quello che pensa Culicchia, non quanto pensava qualche anno fa la scrittrice erotica Francesca Mazzucato, preoccupata che la schedassero quando comprava i tampax in farmacia. Non quanto ha teorizzato per decenni la propaganda del pensiero postmarxista sulla ”società di controllo”, e neppure quello del medesimo stracitato Orwell, che nel 1948, pensando al 1984, a nazismo da poco sconfitto e con Stalin seduto al tavolo dei vincitori, paventava un avvento globale dei totalitarismi uniti nazicomunisti, non certo internet, i bancomat, le carte di credito, Google, Microsoft o la schedatura dei tampax della Mazzucato. L’Occidente invece è andato altrove, la globalizzazione dell’immaginario coincide con l’iperspecializzazione dell’inconscio, pornografia a proprio uso e consumo, sempre di più e sempre più personale. Mentre gli omosessuali rivendicano giustamente i propri diritti civili, l’eterosessualità, e la sessualità generalista in generale, non esiste più: un feticista degli alluci non ha niente da dirsi con un feticista dei talloni o delle piante dei piedi, un amante delle donne pregnant non sa di cosa parlare con un amante del farting che non si dà le arie ma le cerca. Finalmente. Perché l’erotismo umano è simbolismo artificiale e contronatura, e anche un pompino, svuotato dei suoi presupposti simbolico-culturali, non starebbe in piedi, qui fallì il femminismo storico, volendo desimbolizzare il cazzo desimbolizzò se stesso. Sono finiti i tempi di Moana e del Partito dell’Amore, e perfino Schicchi, dopo internet, finì vestito da Diabolik da Teo Mammucari, non avendo capito la rivoluzione in atto è rimasto agli scambisti e alla liberazione del sesso già liberato, andato oltre, Diva Futura è Diva Passata e come l’acqua non macina più. Non ha idea di Mistress Chloe, pornografica perché cucina aragoste vive o spreme lumache sotto sandali con tacco a spillo. Il capitalismo avanzato realizza il perturbante surrealista inglobando, a livello di immaginario globale, una visione marxista, vale a dire: «a ciascuno secondo il suo bisogno». Eppure ancora giù con questa solfa di moralismo intermittente: il grande fratello, il grande occhio, il grande orecchio, sanno cosa compri, siamo controllati, non siamo liberi, e la sai l’ultima?, «in streetview di Google si vedono due per strada che si baciano! Violano la privacy!», eccetera eccetera, e sì, erano appunto per strada e chissenefrega, che due palle immense figli miei, che non sarete mai miei figli perché io sono uno scrittore e mi estinguerò in me stesso, sarò parente di nessuno, non farò mai figli e sarò solo il mio sguardo e la mia scrittura, e mi sembra già troppo per l’umanità. Inoltre c’è di più, e perfino di meno. Sanno talmente tutto, intercettano talmente tutto, che non riescono nemmeno a sapere da dove è partito quel tal video di Al-Quaida, quel tal proclama di morte islamico, quel tal razzo da un tetto di Baghdad, né sono riusciti a impedire l’11 settembre (quando appunto si accusavano i servizi segreti americani di essere troppo distratti). Tra l’altro non si capisce mai esattamente chi sappia cosa, «sanno tutto» chi?, le multinazionali?, la Cia?, l’Fbi?, il Sismi?, per farne cosa?, per mandarti una pubblicità del Cialis o del Viagra nella casella di posta elettronica? Chi dovrebbe vagliare i vostri miliardi di dati di merda? Ma piantatela. Né so perché dovrei preoccuparmi se qualcuno dovesse sapere cosa compro o cosa leggo, mi preoccuperei per la sua sanità mentale solo se dovesse fare tanta fatica per saperlo quando basterebbe chiedermelo, ma capisco che a Culicchia possa dar fastidio, perché non so cosa legge, benché leggendo cosa scrive posso immaginarlo. Intanto i giornali scandalistici vendono ogni giorno milioni di copie, Mentana manda in onda una ”docufiction” sulla strage di Erba davanti a Azouz, il marito della vittima, per vedere che faccia fa, Dagospia è più autorevole della Treccani, le intercettazioni si leggono più di Proust, la gente si scandalizza di quanto guadagna Lele Mora ma non delle pile di Novella Tremila che ha vicino al cesso per sbirciare la privacy del vip di turno. Non è vero che occhio non vede cuore non duole, il cuore duole se l’occhio non vede, o quantomeno, se non duole, si annoia. Il Grande Fratello siamo noi, siete voi, la pulsione pornografica di vedere l’osceno, e piuttosto è la burocrazia della ”privacy” che un cittadino occidentale intelligente dovrebbe temere, quando vai in un albergo e non puoi collegarti al wireless con il tuo pc ”per la privacy”, e ormai i limiti delle norme sulla privacy sono così imperscrutabili da non sapere più dove iniziano e dove finiscono, finisci prima tu. Tra poco anche guardarsi allo specchio per lavarsi i denti infrangerà una norma della privacy, bisognerà firmare una liberatoria, figuriamoci farsi una sega su un’attrice di nome Scarlett Johannson o peggio una ancora più illusoria sulla bella e inneffabile vicina di casa di nome Anna senza autorizzazione a procedere, come jolly a perdere di mazzi truccati, impossibili perché troppo reali, troppo pensati prima, troppo vuoti perché troppo pieni in partenza. Ogni isola felice del desiderio è un altrove a perdere. Ma cosa è la privacy? La dottrina della doppia vita, della ”riservatezza”, quando chiunque desidera intimamente il contrario: spiare e essere spiato. Come diceva Leopardi, «pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che tutto il reale essendo un nulla, non vi è nulla di reale né altro di sostanza al mondo delle illusioni». L’essere umano non morirà spiato ma di privacy, se non potrà spiare abbastanza, nella speranza di essere spiato, nel terrore di non esserlo, di non avere una vita. Per questo fanno a lotta per entrare nei reality, per raccontarsi, per soffrire e piangere e amarsi in diretta, e dall’altra parte qualcuno uguale a loro li guarda, cioè se stessi. Il resto è Occidente allo stato puro, nel bene e nel male e nel bene del male, sia essa Paris Hilton che scopa in un albergo, Berlusconi che porta a passeggio ragazze nella sua villa non sapendo di essere ripreso, Sircana che abborda un trans (e la privacy del trans?), Elisabetta Gregoraci alla Farnesina, Mistress Chloe che ingoia un pesce rosso se siete degli Swallow Goldfish Feticist. Viceversa, come la gelosia dell’amante nasconde il desiderio di tradimento, questa fissazione della privacy, questa retorica della paura di essere spiati, è una teatralizzazione del timore fondato che a nessuno fotta niente di noi. Nell’intimo non abbiamo bisogno di un garante della nostra privacy ma di un garante della privacy di farci i cazzi altrui, un garante del voyeurismo globale, sperando al contempo che qualcuno si faccia i nostri almeno su Youtube, per potercene lamentare felici. Se facessero un referendum dell’intimità, ognuno piazzerebbe telecamere non soltanto nella casa dei vicini, ma anche in casa propria, per essere certo di esistere e che, dall’altra parte, ci sia qualcuno a vederlo.