Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Un’altra strage islamista a Londra. Theresa May: «Enough is enough»
«Enough is enough», cioè «Quando è troppo è troppo», ha detto ieri in tv Theresa May - la premier britannica - a suggello dell’attacco terroristico di sabato sera che ha provocato sette morti e, per ora, 21 feriti gravi e 15 feriti leggeri. Non ci sono rivendicazioni, ma l’Isis ha festeggiato e i tre attentatori, mentre ammazzavano la gente, gridavano qualcosa come «Questo è per Allah». La matrice islamistico-terrorista è fuori di dubbio.
• Che cosa può significare la frase «Quando è troppo è troppo»? È come se, implicitamente, la presidentessa del Consiglio ammettesse che finora, in qualche modo, s’è lasciato correre.
Forse diminuire le garanzie. La dichiarazione completa è questa: «Quando si tratta di terrorismo le cose devono cambiare. Questo è il terzo attacco in tre mesi in Gran Bretagna e da marzo la sicurezza, la polizia e l’intelligence hanno sventato 5 complotti. Gli assalti non sono collegati, ma siamo di fronte a un nuovo trend: il terrorismo chiama il terrorismo e gli assalitori vengono ispirati da altri assalitori. È necessario cercare accordi internazionali che disciplinino il cyberspazio: dobbiamo fare di tutto per limitare l’estremismo della rete creando spazi sicuri online». Vicino a questa dichiarazione va messa quella di Trump. Dopo aver assicurato che gli Stati Uniti sono a fianco degli inglesi in ogni momento e per qualunque necessità (hanno detto questo anche Macron e la Merkel), il presidente americano ha twittato: «Dobbiamo smettere di essere politicamente corretti e occuparci della sicurezza per la nostra gente. Se non ci facciamo furbi potrà solo peggiorare». Da noi, l’unico politico ad aver parlato in questo senso è Stefano Parisi (Energie per l’Italia): vuole che siano messe fuori legge le organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani («Karl Popper diceva che dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti»).
• E la storia del terrorismo che chiama terrorismo?
Sarebbe l’emulazione, con la convinzione di finire in Paradiso. Il furgone che fa strage sul ponte s’era già visto il 22 marzo a Westminster (cinque morti). Qualcuno ha detto che è difficile catturare i lupi solitari perché quasi sempre decidono all’improvviso. Una settimana prima, magari, neanche loro sanno quello che combineranno. A questo si aggiunge il fatto che il gesto di farsi uccidere per Allah provocando così tante vittime ha una sicura eco sui media del mondo. M’è venuta in mente un’idea orribile, e cioè che quando tratteremo questi morti con la stessa indifferenza con cui, oggi, trattiamo gli incidenti stradali, le imprese degli shahid
diminuiranno drasticamente.
• Com’è andata l’altra sera a Londra?
Un furgone bianco affittato per venti sterline dalla Hertz ha percorso a 80 all’ora, e con una traiettora a serpentina per fare più vittime, il London Bridge pieno di gente. Alla fine è andato a sbattere contro un palo. Ne sono scesi allora tre individui che impugnavano coltelli dalle lame di venticinque centimetri e con questi coltelli i tre hanno preso a colpire tutti quelli che capitavano a tiro. Poi sono risaliti sul furgone e sono scappati al Burough Market, lì vicino. Qui stessa scena: sono scesi e hanno ripreso a tirar fendenti, entrando anche in un bar. Ma nel frattempo è arrivata la polizia, e gli ha sparato addosso cinquanta colpi, abbattendoli. La May ha confermato che, dall’allarme all’uccisione, sono passati appena otto minuti.
• Si sa qualcosa dei feriti e dei morti?
Tra le vittime non ci sono italiani, tra i feriti ci sono almeno tre agenti. Gli unici morti identificati sono al momento un canadese e un francese. Al Burough Market un tassista, di cui si sa solo che si chiama Chris, ha girato la macchina per cercare di colpire i tre accoltellatori, ma quelli sono riusciti a scansarsi. Un poliziotto della Metropolitan Police, che non era in servizio, ma si trovava sul posto, è saltato addosso a mani nude addosso agli assassini, e s’è beccato parecchie coltellate in faccia e a una gamba. Un altro agente, della polizia ferroviaria, li ha affrontati col solo manganello, ed è finito in ospedale pure lui.
• Arresti?
Partendo da qualcosa che devono aver trovato sul corpo di uno dei terroristi ammazzati (i protagonisti di ogni attacco islamista portano sempre con sé dei documenti per essere identificati), gli agenti sono andati nel quartiere di Barking e hanno arrestato dodici persone. Abbiamo visto su Sky News che un testimone, di nome Ken Chigbo, era stato interrogato da uno dei killer. «Sto cambiando casa e avevo un grande camion posteggiato fuori. Lui è venuto da a me e ha chiesto se stavo traslocando. Di solito era un tipo molto amichevole. Ma questa volta era su un livello diverso di simpatia. È difficile da descrivere a parole. Mi ha chiesto dove stessi andando e poi ha cominciato a farmi domande sul furgone. “Dove lo hai noleggiato? Quanto costa? È possibile farlo in automatico?” Tutte domande specifiche che ovviamente ora hanno senso nella mia testa, ma che al momento non mi hanno detto nulla». Il terrorista in questione risulta sposato con due figli, stava lì da tre anni, a nessuno è mai venuto in mente che potesse fare quello che ha fatto. Un’altra perquisizione a East Ham (non lontano da Barking) ha condotto nel pomeriggio all’arresto di due individui. A Roma, il nostro ministro degli Interni, Marco Minniti, ha convocato una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) a cui hanno partecipato anche i vertici delle forze di polizia e dei servizi di intelligence.
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