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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Calma e carisma, così Zidane ha costruito il Real delle meraviglie

CARDIFF È stato pagato 150 miliardi di lire, nell’estate del 2001, per fare il galactico in campo, ma dove lo è stato veramente è in panchina. Intendiamoci, lo Zinedine Zidane calciatore, al Real Madrid, ha fatto tutt’altro che male: una Champions League (2002, un gol in finale), una Liga (2003), una Coppa intercontinentale (2002), una Supercoppa europea (2002) e due Supercoppe spagnole (2001 e 2003). Però è da allenatore che è stato superlativo. In un anno e mezzo ha vinto due Champions League, una Liga, una Supercoppa europea e un Mondiale per club. In totale: 87 partite, 65 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte. In Champions League: 20 partite, 13 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte. Ha riportato al Real il «doblete» campionato-Champions che mancava dal 1958 e, anche se con il suo solito understatement, sabato notte ha dovuto ammettere: «È stata una stagione straordinaria, abbiamo fatto la storia. Però sapete come è il calcio: un po’ di riposo e si riparte. L’anno prossimo ci aspettano al varco».
Raul (16 anni di fedeltà al Real, 3 Champions League e 6 campionati vinti, 741 partite e 323 reti) ha detto la sua a BeIN Sport : «Penso che questa sia la migliore squadra della storia del Madrid e Zidane è stato decisivo per gestire il tutto. Senza la sua umiltà e semplicità non sarebbe stato possibile far convivere 24 giocatori di questa qualità: è un compito quasi impossibile, ma Zizou ci è riuscito». Florentino Perez è andato ancora più in là: «Zidane era un genio in campo e lo è anche sulla panchina». Zizou ha accettato a modo suo: «Non ero un asino prima, non credo di essere il migliore adesso».
Ma è davvero questo il miglior Real della storia? Impossibile un paragone con quello che vinse 5 Coppe dei Campioni di fila, tra il 1956 e il 1960, con Di Stefano, Puskas, Gento e Santamaria. Era davvero un altro calcio. Più vicino nel tempo il confronto con i Galacticos (Raul, Ronaldo, Beckham, Figo...), che è stato il massimo della «moda calcistica» ma ha vinto meno. Mettere insieme 3 Champions nelle ultime 4 edizioni, con una concorrenza molto alta, fa pendere la bilancia verso il Real attuale.
Zidane non è nato allenatore, ma ha imparato il mestiere. Ha giocato l’ultima gara con il Real il 7 maggio 2006 e poi si è preso un lungo sabbatico. Dall’1 giugno 2009 Florentino Perez lo ha voluto come suo consigliere personale. Il 7 luglio 2011 lo ha promosso direttore sportivo, ma sotto la giurisdizione di Pardeza. Dal 9 luglio 2013 è diventato vice di Ancelotti (ruolo che non ha voluto rivestire con Mourinho) e il 25 giugno 2014 è stato nominato allenatore del Real Madrid Castilla, la seconda squadra. Dopo l’esonero di Rafa Benitez ne ha ereditato la panchina il 4 gennaio 2016.
Ha conquistato tutti con il carisma. Il giorno prima della finale si è unito ai suoi campioni nei tiri in porta. Quando lo faceva Benitez, i madridisti lo chiamavano «el Diez», il 10, ironizzando sui suoi piedi quadrati. Perez non ha perdonato a Rafa di far giocare Casemiro al posto di James Rodriguez, per dare più equilibrio al centrocampo, ma non ha detto una parola quando Zidane ha copiato l’idea. E Casemiro è stato fondamentale. Zizou ha litigato una volta sola con Cristiano Ronaldo, quando lo ha sostituito a Las Palmas a un quarto d’ora dalla fine e i «canarios» hanno pareggiato (da 0-2 a 2-2), ma poi lo ha convinto che la «politica del riposo» avrebbe garantito a CR7 un finale di stagione scoppiettante e così è stato: 10 gol nelle 5 gare contro Bayern Monaco (5), Atletico Madrid (3) e Juve (2). In cambio ha dato a Ronaldo la testa di Morata, che secondo il portoghese pensa solo ai gol e non al lavoro al suo servizio, come fa Benzema. Si è fidato della vecchia guardia, ma ha dato spazio anche ai giovani, come Marco Asensio, Varane e Carvajal. Ha già programmato gli innesti per il futuro: sono arrivati a peso d’oro Theo Hernandez, formidabile terzino sinistro comprato dall’Alaves, e il baby brasiliano Vinicius (16 anni). Perché il Real migliore è sempre quello che deve arrivare.