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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Vele, golette o bandiere: si fa presto a dire mare

Preparate il costume. Tutti a fare il bagno. Dove? in Lussemburgo. Leggi il rapporto dell’European Environment Agency, Agenzia Ue che si occupa d’ambiente, e corri a recuperare il sussidiario delle elementari. Ma il Lussemburgo ha il mare? No, manco l’ombra, eppure è in testa alla classifica. Il mistero è presto svelato: il Lussemburgo è in testa perché il 100% delle sue stazioni balneari hanno un’acqua perfettamente balneabile. Peccato che siano solo 11, tutte su fiumi e laghetti.
In realtà le 24 pagine del rapporto Eea contengono buone notizie per l’Italia: il nostro Paese è 7° nella classifica per rapporto tra stazioni balneari e acqua pulita. Dietro a Lussemburgo, Cipro, Malta, Grecia, Austria (altra terra di mare!) e Croazia. Il 90,8% delle nostre stazioni sono promosse con “eccellente”. Siamo davanti, per una volta, alla Germania, ma soprattutto ai nostri rivali diretti: Portogallo (10° con l’85,1%), Spagna (13° con l’84,6%). Mentre i francesi sono diciassettesimi (76,8).
Primi in Europa
L’Italia è prima per luoghi di balneazione: su 21.344 in Europa ben 5.518 (25,8%) sono qui. Seconda la Francia con 3.359. Se anche in Italia cambiassimo spiaggia ogni giorno ci metteremmo sessantuno estati per vederle tutte. C’è l’imbarazzo della scelta. Ma tra bandiere blu, vele, golette verdi e analisi Arpa è difficile districarsi nel groviglio delle classifiche.
Dove il mare è cristallo
Se è l’acqua più pulita che cercate, vi conviene consultare le analisi Arpa (Agenzie Regioni per l’Ambiente). Basta andare al sito del ministero della Salute e digitare portaleacque.salute.gov.it. e inserire il comune. Troverete migliaia di dati. Due gli indicatori: enterococco (massimo 200) ed escherichia coli (500) che si trovano negli escrementi. Cominciamo dalla Liguria: ad Alassio nel 2016 si è toccato un breve picco di 100, ma il valore medio è stato 10. Gli enterocchi sono scesi fino a 1. Voto: “Eccellente”. A Portofino massimo 10 e minimo 1. A Viareggio (Toscana) valore massimo dell’escherichia 100, ma si naviga intorno ai 10. All’Elba (Procchio) massimo di escherichia oltre 50, ma la media è 10. A Capalbio (Toscana), lido dorato dell’intellighenzia, 10 fisso. Ed eccoci ai lidi dei romani dove si riversano milioni di persone: a Fregene decide la sorte (e il vento). Gli enterococchi vanno da 100 a zero. L’escherichia da 40 a 0. A Ostia enterococchi da 100 a zero. Ma il voto, con un po’ di ottimismo, è “eccellente”. Ad Anacapri (Campania) siamo intorno a 10. A Tropea (Calabria), oltre alle favolose cipolle, c’è una spiaggia con valori quasi sempre su 1, tranne un picco a 80 di escherichia. Nella Taormina del G7 si va da un livello caraibico di 1 a picchi di quasi 200. In Sardegna alla Maddalena, con quell’acqua blu che ti bagna gli occhi, gli enterococchi vanno da 1 a 80, l’escherichia non supera i 10. A Policoro (Basilicata) livelli da Caraibi: zero di media con due picchi a 5. In Puglia eccoci alle “Maldive del Salento”, vicino a Torre Mozza: zero tondo con due picchi a dieci. Intorno a Termoli (Molise) da zero a 10. A Giulianova (Abruzzo) si oscilla intorno ai 10. A Senigallia enterocchi da 0 a 10, l’escherichia a giugno sale a 50 (e poi torna a 10). Tra Rimini e Riccione si sta sul 10. A Lido di Jesolo enterococchi praticamente assenti, escherichia 10. Infine il Friuli: a Grado valori da 0 a 10. Il voto ovunque è quasi sempre “eccellente”. E allora decide anche l’occhio perché ogni mare ha il suo colore: blu trasparente in Sardegna, più profondo al Giglio. Verde di vegetazione intorno a Portofino o alla riserva dello Zingaro (Trapani). Ma ci sono sorprese: il mare a volte è pulito anche in città. Prendete Napoli: a Ercolano è “scarso” e talvolta vietato. Ma sul Lungomare Caracciolo i valori sono “eccellenti”. E in corso Italia, la promenade di Genova, a sentire l’Arpa ci sono valori hawaiiani (a Honolulu oltre il 7 niente balneazione).
Bandiere blu
Ma non di solo mare vive il bagnante. C’è una classifica per tutti. Prendete le Bandiere Blu conferite dalla Foundation for environmental Education (Fee), una ong no profit. È una certificazione basata sull’autocandidatura. Quindi se una spiaggia è assente non vuol dire per forza che vada male. I criteri sono vari, dalla qualità delle acque all’educazione ambientale passando per i servizi. Qualcuno ha arricciato il naso perché tra i partner dell’organizzazione ci sono la Federazione Italiana Imprese Balneari e il sindacato di categoria. Tra gli sponsor imprese automobilistiche ed energetiche. Quest’anno le bandiere sono state 342, in testa la Liguria con 27, poi Toscana (19) e Marche (17).
Vele e golette
Legambiente fornisce due classificazioni: “Abbiamo la Guida Blu e la Goletta Verde”, racconta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico. E spiega: “La Guida Blu – realizzata con il Touring Club – assegna voti da cinque a una vela tenendo conto della pulizia del mare, della conservazione del territorio, dell’accoglienza e dei servizi per disabili”. Prima classificata la Sardegna, seconda la Puglia. Tra le località con una sola vela tante spiagge liguri (trionfatrici delle bandiere blu) come Alassio, Laigueglia, Bordighera e Loano. “Per la Goletta Verde ci basiamo su analisi scientifiche con criteri diversi dall’Arpa. Andiamo a misurare nei luoghi critici segnalati dai cittadini”, dice Zampetti. Qui cominciano le note dolenti: “L’Italia non si è ancora adeguata alla direttiva europea sui depuratori dei primi Anni ‘90. E dal gennaio 2017 sono scattate sanzioni da oltre 70 milioni. Non basta: secondo Goletta Verde c’è “un punto inquinato ogni 54 chilometri. Dei 265 punti monitorati, il 52% è risultato inquinato. L’88% delle criticità è vicino a fiumi, fossi, canali o scarichi. Più della metà di questi sono in prossimità di spiagge”. I dati della Goletta talvolta contrastano con quelli dell’Arpa. Prendete il porticciolo di Bogliasco alle porte di Genova. Accanto a quei moli dove il poeta della beat generation Allen Ginsberg andava a guardare il mare con Fernanda Pivano. L’Arpa dà voto “buono”, la Goletta Verde lo boccia.
Scegliere la spiaggia
“Scegliete le spiagge più scomode e meno profumate”, esordisce Maurizio Wurtz, biologo marino tra i maggiori esperti di cetacei. Meglio una spiaggia un po’ puzzolente? “I luoghi meno accessibili sono meglio conservati. E spesso quell’odore acre che sentiamo può essere provocato dallo spiaggiamento di gasteropodi e velelle. La spiaggia che sa di mare è più viva, perché il ciclo vitale elimina micosi e batteri. L’intervento dell’uomo che porta sabbia e terriccio per i ripascimenti invece può danneggiarla”.
Quei pretori rompiballe “Quest’anno in Italia ci sono 43 aree permanentemente vietate alla balneazione per l’inquinamento. Il 25% della popolazione – ricorda Legambiente – non è coperta da depuratori adeguati. Non si può abbassare la guardia. Anche se è vero che le spiagge italiane stanno meglio che negli anni ‘70”. Già, quando un’estate gli italiani scoprirono che il loro mare era malato. Ci pensarono i pretori che vietarono alla balneazione interi tratti di costa. Scoppiò la rivolta di operatori e bagnanti armati di secchielli. Ma è anche grazie a quelle inchieste se oggi siamo ai primi posti in Europa. Per richiamare milioni di turisti (il 15% del pil). E per tuffarci. Anche se, diceva il romanziare Joseph Conrad “Il mare non è mai del tutto amico dell’uomo. È complice della sua irrequietezza”.