5 giugno 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - L’ARABIA CONTRO IL QATARREPUBBLICA.ITLa tempesta diplomatica che da stamattina soffia sul Golfo Persico ha per origine vecchie frizioni sul commercio del petrolio, il recente viaggio di Trump nella regione e soprattutto l’eterno scontro geopolitico tra le due grandi potenze della regione, Arabia Saudita e Iran
APPUNTI PER GAZZETTA - L’ARABIA CONTRO IL QATAR
REPUBBLICA.IT
La tempesta diplomatica che da stamattina soffia sul Golfo Persico ha per origine vecchie frizioni sul commercio del petrolio, il recente viaggio di Trump nella regione e soprattutto l’eterno scontro geopolitico tra le due grandi potenze della regione, Arabia Saudita e Iran. Fatto sta che stamattina Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Egitto e Yemen hanno rotto i rapporti diplomatici con il Qatar, chiudendo tutte le frontiere aeree e terrestri verso la nazione accusata di fomentare il terrorismo nei paesi confinanti e nello Yemen. I diplomatici del Qatar hanno tempo 48 ore per lasciare le nazioni ospitanti. È l’escalation di una crisi da tempo annunciata tra alcuni paesi arabi e il Qatar che ora si accentua sta sfiorando il rischio di uno scontro militare.
Oltre ad annunciare la rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti (Eau) e il Bahrein hanno decretato l’espulsione di tutti i cittadini qatarioti, dando loro 14 giorni per partire. Lo riferisce l’emittente Al Arabiya. I governi di questi tre Paesi hanno inoltre ordinato ai loro cittadini che si trovano in Qatar di passaggio o come residenti di lasciare il Paese. Non si ha per il momento notizia di un’analoga decisione dall’Egitto.
L’accusa contro il Qatar è quella di supportare i gruppi terroristici che "vogliono destabilizzare la regione". Il riferimento è alle formazioni dei Fratelli Musulmani egiziani, dello Stato Islamico-Isis, di Al-Qaeda e di tutti quei gruppi che secondo i Paesi arabi hanno il supporto degli iraniani. "Il governo del Regno dell’Arabia Saudita - si legge nella nota dell’agenzia stampa ufficiale di Riad -, esercitando i suoi diritti sovrani garantiti dal diritto internazionale e proteggendo la sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo, ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche e consolari con lo Stato del Qatar".
Dietro questo scontro, dicono gli analisti, c’è anche il recente viaggio di Donald Trump a Riad, per un visita che assieme a motivi commerciali (è stato firmato un accordo di oltre 100 miliardi di dollari per la vendita di armi) ha permesso al presidente americano di rinforzare l’alleanza con l’Arabia Saudita, alleanza che nell’era Obama era stata incrinata dall’apertura con Teheran per gli accordi nucleari. Non a caso, proprio a Riad, Trump ha accusato l’Iran di essere il più grande finanziatore del terrorismo che colpisce il pianeta. Un attacco non condiviso da un principe qatarino che l’ha pubblicamente criticato. Quanto all’Egitto, è la sua dura battaglia contro i ’Fratelli musulmani’ interni, da anni foraggiati e sostenuti da Doha, che l’ha spinto a unirsi agli altri Paesi del Golfo.
Il Qatar è stato anche espluso dalla coalizione che sta intervenendo militarmente nello Yemen.Ora,è proprio in Qatar che c’è un’importante base militare americana, quella utilizzata nella campagna aerea contro lo Stato islamico. Per questo, appena appresa la notizia, il segretario di Stato statunitense Rex Tillerson, dall’Australia dove si trova in visita, ha immediatamente invitato alla calma i Paesi coinvolti in questa battaglia diplomatica: "Incoraggio le parti a sedersi assieme e a ricomporre le rispettive differenze".
Il primo effetto della decisione senza precedenti dei paesi arabi di "isolare" il Qatar è quello che colpisce principalmente la compagnia aerea di stato, una delle più grandi del mondo, e mette a rischio anche i campionati mondiali di calcio che l’emirato dovrà organizzare nel 2022. Anche la compagnia Etihad, da Abu Dahbi, dal canto suo, ha annunciato che tutti i voli da e per il Qatar saranno sospesi dalle 2,45 di martedì.
Il Qatar ha un’economia fondata sul petrolio, come gli emirati vicini e come essi segue l’orientamento wahabita della fede islamica. Le distanze dai vicini di casa hanno ragioni differenti, in gran parte politiche, e comprendono anche contese territoriali per il possesso di alcune isole del Golfo Persico rivendicate dal Bahrein. Rex Tillerson, segretario di Stato americano, ha rivolto un appello ai paesi arabi, invitandoli a superare le divergenze e a ritrovare l’unità, soprattutto nel Consiglio di cooperazione del Golfo, alle prese con la crisi peggiore da quando, nel 1981, il Consiglio è nato. Forse però non è un caso che il conflitto diplomatico sia esploso pochi giorni dopo la visita di Donald Trump nella regione.
Nelle ultime due settimane, alcuni articoli attribuiti all’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani, che aveva criticato la retorica anti-iraniana dei suoi vicini del Golfo e contro il presidente americano, hanno sollevato grande clamore in Arabia Saudita. Il Qatar ha smentito quelle dichiarazioni, liquidandole come ’fake news’, ma gli Emirati avevano avvertito che "una grave crisi" stava per scatenarsi all’interno del Consiglio di cooperazione del Golfo. Per il ministero degli Esteri di Doha, come rivela Al Jazeera, sono "misure ingiustificate che si basano su rivendicazioni e accuse prive di fondamento". Nel suo comunicato il ministero sostiene anche che voler mettere "sotto tutela lo Stato del Qatar è l’obiettivo evidente della decisione saudita, del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti, presa in coordinamento con l’Egitto". Doha esprime poi il "rammarico" nel "constatare che in una fase regionale così pericolosa, i tre Paesi del Golfo vedano il Qatar come la minaccia più importante".
Intanto, altra conseguenza della manovra di stamattina, la squadra di calcio saudita Al Ahli FC è pronta a cambiare sponsor: dopo l’annuncio di Riad della rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, il club dà l’addio a Qatar Airways.
CORRIERE.IT
Crisi nel Golfo, senza molti precedenti: Bahrain, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il vicino Qatar. Le accuse sono quelle di sostenere organizzazioni terroristiche e di interferenze negli affari interni del confinante Bahrain. A questi quattro Paesi si sono uniti, nel giro di poche ore, anche Yemen e Maldive
Una mossa che probabilmente nasce dalle contestazioni rivolte ad Al Jazeera, l’emittente del Qatar, accusata «di incitare i terroristi e i destabilizzatori» e le cui trasmissioni sono state bloccate in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. La decisione fa poi seguito ai commenti dell’emiro Tamim al Thani sull’Iran e su Israele: commenti che il Qatar sostiene siano stati frutto di un attacco hacker, e non scritti da rappresentanti del governo. Il «bando» potrebbe mettere parecchio in difficoltà l’emirato in una fase delicata della sua storia visto che dovrà organizzare i Mondiali di calcio del 2022.
Le reazioni di Israele e Usa
Il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman ha definito uno sviluppo positivo la rottura delle relazioni diplomatiche degli Stati del Golfo con il Qatar aggiungendo che questa apre «opportunità» nella «lotta al terrorismo». Stati - ha spiegato Lieberman alla Knesset - che hanno rotto le relazioni «non a causa di Israele, non a causa degli ebrei o del sionismo ma piuttosto per la paura del terrorismo». L’aeronautica militare americana, invece, ha spiegato il portavoce dell’Air Force statunitense Danien Pickart «continuerà a compiere raid anti-Isis dalla base Usa in Qatar. Siamo grati al Qatar - spiega - per il sostegno di lungo termine alla nostra presenza, e incoraggiamo tutti i partner dell’area a lavorare per una soluzione comune che garantisca la sicurezza dell’area».
Sospesi spostamenti terrestri, marittimi e aerei
Una mossa molto forte che prevede l’interruzione immediata degli spostamenti via terra (la chiusura del confine tra Arabia e Qatar isola di fatto Doha: il Paese è collegato via terra con il resto della Penisola araba appunto solo attraverso la frontiera con l’Arabia Saudita), via mare e aerea e l’abbandono delle forze qatariote in Yemen, dove fanno parte della coalizione che combatte gli estremisti locali. Etihad Airways, la linea di Abu Dhabi, ha annunciato che sospenderà i voli da e per Doha con effetto quasi immediato, da martedì 6 giugno e «fino a nuovo ordine». L’annuncio influisce anche sull’operatività di Qatar Airways, una delle compagnie più potenti del mondo, che sorvolano regolarmente l’Arabia Saudita: la compagnia ha annunciato lo stop dei propri voli verso il Paese, mentre i paesi del Golfo hanno chiuso lo spazio aereo al vettore del Qatar. E poco alla volta arrivano anche gli annunci di altre compagnie aeree: anche Emirates sospenderà i voli verso Doha, così come anche il vettore low-cost Flydubai non opererà più i collegamenti Dubai-Doha. E l’Arabia Saudita ha chiuso gli uffici locali di Al Jazeera.
Il richiamo degli ambasciatori
L’Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti (Eau) e il Bahrain hanno decretato l’espulsione di tutti i cittadini qatarini, dando loro 14 giorni per partir e ordinato ai loro cittadini che si trovano in Qatar di passaggio o come residenti di lasciare il Paese.
Gli Emirati Arabi hanno inoltre annunciato il ritiro degli ambasciatori e dato ai diplomatici qatarioti 48 ore per lasciare il Paese. La stessa decisione è stata presa anche dall’Egitto: l’ambasciatore del Qatar avrà due giorni di tempo per lasciare Il Cairo. Abu Dhabi accusa Doha di «sostenere, finanziare e abbracciare il terrorismo, l’estremismo e le organizzazioni settarie». Anche il Bahrain ha richiamato i propri ambasciatori in Qatar. L’agenzia stampa del Bahrain, su suo sito internet, spiega che il Qatar ha continuato a minare la sicurezza e la stabilità del Regno del Bahrain e a «interferire nei suoi affari interni» e a sostenere atti di terrore e finanziare «gruppi armati associati all’Iran per effettuare attacchi sovversivi e diffondere il caos nel Regno». E Il Qatar che ammette di sostenere alcuni movimenti islamici, nega però di sostenere il terrorismo.
Egitto: «Esclusa espulsione di cittadini»
Intanto una fonte diplomatica egiziana, per questioni di reciprocità, ha escluso che l’Egitto possa espellere i cittadini del Qatar nell’ambito della crisi in corso. «È una misura esclusa, vista la presenza di un’importante comunità egiziana in Qatar», ha detto la fonte all’ANSA rispondendo alla domanda se anche l’Egitto espellera’ i cittadini qatarioti come annunciato da l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti e Bahrain.
Qatar: «Misure ingiustificate»
«Le misure sono ingiustificate e sono basate su affermazioni e accuse che non hanno basi concrete»: così il Qatar ha reagito all’annuncio della rottura di rapporti diplomatici da parte di Arabia Saudita, Egitto, Bahrain e Emirati Arabi Uniti. La reazione ufficiale di Doha è stata affidata al ministero degli esteri qatarino. Le decisioni hanno «un obiettivo chiaro, mettere lo Stato (del Qatar) sotto tutela, il che significa una violazione della sua sovranità» ed è «totalmente inaccettabile». La nota del ministero aggiunge che la decisione dei Paesi del Golfo «non avrà conseguenze sulla normale vita di cittadini e residenti».
Qatar isolato: le conseguenze per voli, petrolio, cibo e Mondiali di calcio ‘22 Prev Next Il Qatar, una (piccola) potenza mondialeAnche Yemen e Maldive «rompono» i rapporti
In seguito alla rottura dei rapporti dei Paesi del Golfo, anche lo Yemen - con il governo riconosciuto internazionalmente e guidato dal presidente Abd Rabbo Mansur Hadi - ha annunciato la rottura dei rapporti con il Qatar , accusandolo di sostenere i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Il governo di Hadi, vicino a Riad, ha sede nella città meridionale di Aden. La capitale yemenita Sanaa è invece occupata dagli Houthi da quasi tre anni.
Allo Yemen si è poi unito anche l’arcipelago delle isole Maldive: «Abbiamo preso la decisione a causa della nostra ferma opposizione ad attività che incoraggiano il terrorismo e l’estremismo» si legge in una nota del governo.Nonostante la sua fama da paradiso turistico, le Maldive sono in gran parte musulmane e stanno lottando con un grna numero di giovani che si stanno arruolando per combattere al fianco dello Stato Islamico in Medio Oriente.
Le reazioni in BorsaIl prezzo del petrolio è in rialzo dopo il terremoto diplomatico in Medio Oriente. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti guadagnano 67 cent a 48,29 dollari e quelli sul Brent crescono di 64 cent a 50,59 dollari.
VIVIANA MAZZA
Perché ci interessa quello che succede in Qatar?
Il Qatar è la minuscola penisola (grande quanto l’Abruzzo) ricchissima di gas naturale, che ospiterà i Mondiali di Calcio nel 2022. L’ex protettorato britannico, che ospita una importante base navale americana, possiede oggi più beni a Londra della Regina Elisabetta (inclusi i grandi magazzini Harrods, il grattacielo Shard di Renzo Piano, parte di Canary Wharf e della Borsa) e poi terreni e alberghi in Costa Smeralda, Porta Nuova a Milano, Valentino, quote di Porsche e Volkswagen, una collezione d’arte che include Cézanne, Rothko, Warhol. L’interventismo della piccola monarchia non si limita ovviamente allo shopping globale. Il Qatar cerca di sfruttare le contraddizioni della regione per aumentare la propria leadership, ma questo l’ha portato in rotta di collisione con l’Arabia Saudita e altri Paesi vicini. Inoltre, «Al Jazeera», il potente network televisivo di Doha, è visto con sospetto e antipatia dai regimi della regione, perché pubblica anche notizie a loro sgradite.
L’accusa rivolta dai Paesi vicini al Qatar è di appoggio a gruppi terroristici. Le ragioni della crisi diplomatica sono principalmente due:
1) l’appoggio che il Qatar ha dato a gruppi come la Fratellanza Musulmana in Medio Oriente (per questo i rapporti diplomatici erano già saltati per 8 mesi nel 2014);
2) il rapporto con l’Iran sciita, che l’Arabia Saudita considera il nemico numero uno, ma con cui il Qatar ha rapporti nonché interessi economici (condividono un enorme giacimento di gas naturale).
La miccia per la crisi è stata fornita il 24 maggio da alcune dichiarazioni attribuite all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani: parole «positive» su Teheran sgradite ai sauditi. «Non c’è ragione per questa ostilità degli arabi contro l’Iran...». L’emiro avrebbe anche elogiato i gruppi di Hezbollah e Hamas. Tre giorni dopo ha poi telefonato al presidente iraniano Hassan Rouhani per congratularsi sulla sua recente rielezione: un chiaro rifiuto di allinearsi con l’Arabia Saudita. Subito dopo la pubblicazione delle dichiarazioni dell’emiro, i media di Doha sono stati censurati da Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e Egitto. Il Qatar ha sostenuto allora che l’emiro non avrebbe mai pronunciato quelle dichiarazioni, e che il Paese è stato vittima di un attacco hacker. Il fatto è che, nonostante il Qatar abbia aiutato nel 2011 l’Arabia Saudita a reprimere le rivolte sciite in Bahrein, non ha comunque esitato a usare i conflitti regionali per i propri interessi. La tv «Al Jazeera» viene spesso accusata di dare spazio e voce agli sciiti sia in Bahrein e nella provincia saudita di Qatif, il che è inaccettabile per le monarchie locali (di recente un giornalista è stato arrestato in Bahrein con l’accusa di passare filmati non autorizzati ad «Al Jazeera»). E’ possibile che la recente visita di Donald Trump a Riad, e le sue parole dure contro l’Iran abbiano rafforzato la sensazione di sauditi ed emiratini che è tempo di gestire una volta per tutte l’approccio troppo «indipendente» del Qatar.
Il «club» si era già spaccato nel 2014 quando tre membri Consiglio di cooperazione del Golfo — Arabia Saudita, Emirati e Bahrein — seguiti dall’Egitto avevano richiamato gli ambasciatori dal Qatar (Kuwait e Oman rimasero, come spesso accade, neutrali). Lo scontro vede oggi coinvolti gli stessi Paesi, ai quali si sono uniti lo Yemen (dove l’Arabia Saudita combatte una «guerra per procura» contro ribelli pro-Iran) e il governo libico di Tobruk (che segue così i suoi sponsor, Emirati ed Egitto). A rendere più grave la situazione comunque c’è il fatto che, alla crisi diplomatica, si accompagna la chiusura dei confini e la sospensione dei trasporti aerei e terrestri con Doha (l’unica frontiera terrestre che la penisola possiede è quella con l’Arabia Saudita, che ha vietato non solo l’atterraggio ma anche il sorvolo di aerei del Qatar). Di fatto, insomma, viene geograficamente isolata. I cittadini del Qatar inoltre hanno due settimane per andarsene dai Paesi interessati dalla crisi. Nel 2014, lo scontro era legato innanzitutto all’appoggio del Qatar per la Fratellanza Musulmana, considerata una gruppo terrorista da Arabia Saudita ed Emirati. Il Qatar invece l’ha sostenuta e usata per proiettare influenza in tutta la regione, in particolare durante le Primavere arabe del 2011. Quando nel 2013 in Egitto il generale Al Sisi ha rovesciato il raìs Mohammed Morsi (cioé i Fratelli musulmani), Abu Dhabi e Riad hanno finanziato lautamente il nuovo leader. Doha è stata accusata di aver continuato ad appoggiare i Fratelli Musulmani, anche attraverso la tv «Al Jazeera» e predicatori ospitati in Qatar. Dopo otto mesi, si era giunti ad una riconciliazione: il Qatar aveva fatto tacere alcuni leader della Fratellanza e ne ha cacciati altri (però si sono rifugiati in Turchia da dove continuano a fare propaganda contro il regime del Cairo). La disputa insomma non si è chiusa, e accanto ad essa è cresciuta quella relativa ai rapporti con l’Iran.
Diversi funzionari occidentali hanno accusato il Qatar di consentire o incoraggiare i finanziamenti a gruppi jihadisti attivi in Siria come «Al Nusra», legato ad Al Qaeda. Il Qatar è stato inoltre criticato per l’appoggio che offre al gruppo palestinese Hamas. Va detto anche che diversi Paesi del Golfo — inclusa l’Arabia Saudita — sono stati, sin dall’inizio della guerra in Siria (regime alleato dell’Iran), crocevia dei finanziamenti per i gruppi jihadisti, per via del loro sistema bancario non «tracciabile». Quanto all’Isis, si crede che i finanziatori siano spesso uomini d’affari ricchissimi e predicatori religiosi di posizioni estremiste. Nell’ordine: sauditi, kuwaitiani, qatarini, in qualche caso emiratini, secondo il centro studi strategici di Bagdad e alcuni esperti internazionali. Spesso i media di Paesi rivali nella regione si lanciano accuse reciproche. Il Centro studi strategici di Al Ahram in Egitto e il quotidiano Al Khaleej degli Emirati hanno puntato il dito contro il Qatar, mentre siti libanesi vicini al regime di Damasco hanno accusato l’intelligence saudita. Anche il sito saudita Al Watan comunque ha affermato in passato che i privati del Regno sono al primo posto nel fare affluire soldi nelle casse dell’Isis. L’Emiro Hassan di Giordania ha detto alla TV France24 : «Se non sono i Paesi del Golfo a finanziare Daesh, chi sarebbe a farlo?». È importante però notare che, a differenza di Al Qaeda e di altri gruppi, l’Isis ha saputo diversificare le fonti di introito, anche per restare «indipendente» rispetto ai donatori: secondo una stima, i finanziamenti dal Golfo sono una piccola parte delle entrate (accanto a petrolio, tasse, confische, traffico di antichità, furti in banca e riscatti), l’8 per cento circa su 80 milioni di dollari che mensilmente finiscono nelle casse del Califfato.
Il primo effetto, immediato, è stato un aumento del prezzo del petrolio dell’1,24% (fino 50,57 dollari al barile). I voli di compagnie come Emirates, Etihad e FlyDubai sono stati sospesi (lo stesso vale per Qatar Airways). Se i vicini chiudono i confini con il Qatar per un periodo di tempo prolungato ciò potrebbe avere ripercussioni economiche per la monarchia. Le conseguenze sulla guerra al terrorismo sono state sminuite dal segretario di Stato Usa Rex Tillerson che però ha anche invitato i Paesi in questione, tutti alleati dell’America (Qatar e Bahrein ospitano le due più importanti basi statunitensi nella regione), a risolvere la crisi. La scelta per il Qatar è, come in passato, tra due strade: da una parte seguire i sauditi e ridimensionare la propria influenza regionale, dall’altra scegliere l’isolamento e magari avvicinarsi all’Iran. Come accadde anche nel 2014, la risposta di Doha non è stata di ritirare i propri ambasciatori dai Paesi vicini, e questo fa pensare che voglia evitare l’escalation. La reazione del Qatar per ora è di «stupore e meraviglia per l’ingiustificata decisione», ma si denuncia anche il «tentativo di limitare la sovranità nazionale del Qatar, un’interferenza negli affari interni». «Al Jazeera» (il sito inglese, più aggressivo di quello arabo) ha pubblicato ieri «rivelazioni» sugli Emirati, che accusano il loro ambasciatore a Washington, Yousef Al-Otaiba (frequentatore assiduo di Jared Kushner, genero di Trump) di avere legami con alcuni think tank pro-Israele — un modo per tentare di danneggiare a propria volta l’immagine del Paese rivale. Insomma, il Qatar sembra voler rientrare nel «club» del Golfo, ma allo stesso tempo potrebbe non essere pronto a piegarsi del tutto.
LASTAMPA.IT
GIORDANO STABILE
La grande alleanza araba contro il terrorismo, lanciata due settimane fa da Donald Trump a Riad, perde un pezzo importante. Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein hanno annunciato lo stop dei rapporti diplomatici col Qatar, accusato di “sostenere il terrorismo”. Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson, allarmato, ha chiesto agli alleati di “restare uniti”. Le tensioni con l’emiro Tamim bin Hamad Al-Thani sono cominciate subito dopo la visita del presidente americano. Sui media qatarini erano comparse dichiarazioni di fuoco contro la “linea anti-Iran” dettata da Riad e soprattutto contro la presa di posizione durissima nei confronti dei Fratelli musulmani di Hamas, l’organizzazione palestinese da sempre appoggiate e finanziata dai qatarini.
Blocco navale e aereo
Bahrein, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro del loro personale diplomatico dal Qatar e hanno dato “48 ore” ai diplomatici qatarini per lasciare i loro Paesi. Le quattro nazioni arabe hanno annunciato anche di voler tagliare il traffico aereo e marittimo verso il paese peninsulare. Il Qatar è stato espulso anche dalla coalizione che combatte contro ribelli sciiti Houthi in Yemen e il governo di Aden, appoggiato dai Paesi del Golfo, ha rotto le relazione diplomatiche. Il Bahrein accusa il Qatar di «incitamento dei media, il sostegno alle attività terroristiche armate e i finanziamenti legati a gruppi iraniani per sabotare e diffondere il caos in Bahrein». Già dieci giorni fa gli alleati di Riad avevano bloccato le trasmissioni della tv panaraba Al-Jazeera, con sede a Doha, nei loro Paesi.
Minacce di invasione
Nella capitali arabe girano da giorni voci di un intervento delle truppe egiziane e saudite nella penisola, per detronizzare l’Emiro. La Borsa di Doha è crollata, mentre il prezzo del petrolio è schizzato in alto. Il Qatar è uno dei più grandi esportatori di gas al mondo e condivide con l’Iran un enorme giacimento nel Golfo persico, una delle ragioni della sua posizione più accomodante verso Teheran. Il governo qatarino ha respinto le accuse di appoggio al terrorismo come “infondate”.
Finto hackeraggio
Il governo aveva denunciato un “hackeraggio” dell’agenzia di stampa da parte di ignoti, che avrebbero manipolato le dichiarazioni dell’emiro, ma Arabia Saudita, Egitto ed Emirati non hanno creduto a questa versione e le tensioni sono cresciute fino alla rottura annunciata questa mattina. La “Nato araba” che dovrebbe nascere con la leadership di Riad quindi si è già spaccata in due, anche perché Kuwait e Oman, altri due Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), sono su posizioni più prudenti e per ora non si sono allineati con i sauditi.
Rapporti cordiali con l’Iran
Le ragioni della rottura sono però più profonde. Qatar, Kuwait e Oman conservano da sempre rapporti più cordiali con Teheran. Il Qatar condivide nel Golfo Persico il più grande giacimento di gas al mondo, la fonte della sua immensa ricchezza, e ha tutto da perdere in una guerra aperta con l’Iran. Le posizioni sono poi diverso sul piano ideologico. Il Qatar ha come religione di Stato lo stesso wahhabismo dei sauditi ma appoggia anche formazioni salafite “rivoluzionarie”, come i Fratelli musulmani, che si sono sempre schierate contro la Casa dei Saud e vogliono abbatterla.
Primavere arabe
Questo ha dato al piccolo emirato (2,5 milioni di abitanti su una superficie più piccola del Lazio) una grande influenza sul mondo arabo durante le “primavere”, dove la forza trainante erano i Fratelli musulmani con l’appoggio del megafono mediatico di Al-Jazeera, la tv panaraba con sede a Doha.
La prima rottura
Già nel 2014, dopo che Riad aveva appoggiato il colpo di mano del generale Al-Sisi contro il presidente islamista Mohammed Morsi, Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo avevano rotto per otto mesi le relazioni diplomatiche con il Qatar.
La questione libica
L’ostilità interna ai Paesi del Golfo è diventata un “guerra per procura” in Libia, dove il Qatar non solo appoggia le milizie islamiche di Misurata, ma anche quelle fedeli all’ex premier islamista Khalifa Al-Ghwell e al Gran Muftì Sadiq al-Ghariani, soprannominato a Tripoli “il Muftì del Qatar”. Emirati ed Egitto sostengono, anche direttamente con le loro aviazioni, il generale Khalifa Haftar.
Il golpe del 1995
Poi ci sono ragioni personali. L’ostilità dei Saud contro gli Al-Thani risale al colpo di Stato, anzi di palazzo, con cui il padre dell’attuale emiro, Hamad bin Khalifa al-Thani, prese il potere nel 1995. Già allora Riad chiese all’allora presidente egiziano Mubarak di intervenire con le sue truppe per detronizzare l’usurpatore, ma all’ultimo momento il raiss del Cairo si tirò indietro.
I rapporti con Israele
Nel caos delle “primavere arabe” l’Arabia ha imposto poi nel 2013 che ad Hamad succedesse l’attuale emiro Tamim bin Hamad. Ma le tensioni sono rimaste, a causa di una visione strategica molto diversa. Doha è anche su posizioni più anti-israeliane rispetto a Riad, tanto che nelle sue “dichiarazioni hackerate” l’emiro ha difeso persino Hezbollah, il movimento sciita libanese arcinemico dello Stato ebraico. Arabia Saudita ed Emirati hanno invece ormai buoni rapporti con Israele, a un passo dal riconoscimento e l’apertura di relazioni diplomatiche, come vorrebbe l’America per inserire gli israeliani nell’alleanza anti-terrorismo (e anti-Iran) a guida saudita.
L’Arabia Saudita afferma che le truppe qatariote sarebbero state tirate dalla guerra in corso in Yemen. Il Bahrein accusa il Qatar per «l’incitamento dei media, il sostegno alle attività terroristiche armate e i finanziamenti legati a gruppi iraniani per sabotare e diffondere il caos in Bahrein».
Bahrain, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro del loro personale diplomatico dal Qatar, nazione ricca di gas e che ospiterà i Mondiali di calcio del 2022. Le quattro nazioni arabe hanno annunciato anche di voler tagliare il traffico aereo e marittimo verso il paese peninsulare.