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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Gol e coppe, la collezione dell’infinito Ronaldo: «Vincere non stanca mai»

I gol, come sempre. Due, tanto per cambiare decisivi. E l’ennesimo trionfo: il quarto in Champions League, il quinto consecutivo tra i cannonieri della coppa più ricca e importante. Poi, però, la notte di Cardiff per Cristiano Ronaldo è stata anche molto altro.
Schiantata la Juve, riconquistata l’Europa, ha ripassato gran parte del film della sua vita, contornato dall’affetto dei più cari del suo mondo.
Sul prato del Millennium ha festeggiato con mamma Dolores e con il fratello Hugo sorridente e chissà se finalmente fuori dal tunnel dell’alcolismo, con il figlioletto Cristiano jr in lacrime per la gioia, con la nuova fidanzata Georgina Rodriguez incinta di quattro mesi. Tutti insieme appassionatamente, foto di famiglia felice e vincente.
Quella festa in famiglia
Pochi minuti ed è stato un altro «parente» a consegnargli il premio di miglior giocatore della finale. Quasi un padre, quello che di fatto a Madeira non ha mai avuto: Sir Alex Ferguson, l’uomo che nell’estate 2003 portò il 18enne Cristiano a Manchester e lo convinse a indossare una maglia pesante come la «7», quella che nello United era stata di Best, Cantona, Robson e Beckham, invece della «28» che il baby talento voleva mettersi per debuttare senza troppe pressioni addosso. Sono passati quasi 14 anni e il ragazzo non ha fatto altro che segnare e vincere. Sabato ha toccato quota 600 gol in carriera, un’enormità specie se vengono pesati. Hanno fruttato campionati, coppe, supercoppe europee e mondiali, persino un Europeo al Portogallo che non aveva mai vinto niente. Ronaldo è per tutti CR7, un marchio, un uomo-azienda a cui nella sua isola hanno persino intitolato un aeroporto. Ha 32 anni ma garantisce: «Io mi sento benissimo, come uno “young boy”. E non sono mai stufo di vincere». Ragazzino non lo è più, ma in effetti la forma e la fame di successi sono gli stessi dei primi passi. Erano anni che non arrivava in fondo a una stagione così tirato a lucido, pronto a lasciare il segno nelle partite che valgono il doppio. Lo infastidivano quei freschi precedenti non alla sua altezza: spompato e quasi trasparente nelle finali, sia pur vinte, delle Champions 2014 e 2016; addirittura costretto a uscire per lo stiramento al collaterale del ginocchio sinistro nella sfida contro la Francia che nello scorso luglio era valsa lo storico Europeo.
Al top per le gare decisive
Due mesi di stop e addio alla Supercoppa contro il Siviglia. Una batosta per uno vorace come lui, abituato a non saltare una partita per accumulare gol, presenze, trionfi, premi. Col senno di poi, un’anticipazione di quel che sarebbe poi successo nella stagione in cui, Copa del Rey a parte, s’è preso tutto. Con l’aiuto determinante di Zinedine Zidane e del preparatore Antonio Pintus, coppia di ex juventini. Il primo lo ha convinto a giocare un po’ meno, ascoltando gli scricchiolii delle sue gambe, e ad amministrarsi meglio. E, inserendo Isco per Bale, col 4-3-1-2 ha completato la trasformazione da CR7 in CR9, centravanti vero. Il secondo lo ha portato pimpante fino in fondo e Ronaldo ha ripagato segnando 16 reti nelle ultime 10 partite, quelle che scrivono la storia. «Sì, questa volta mi sono preparato bene per lo sprint e ho segnato gol importanti. È stata una stagione unica, stupenda, ma è pure vero che non è la prima volta che mi capita di dirlo...». E pensare che al Bernabeu, fino a qualche settimana fa, qualcuno osava fischiarlo. Ronaldo continua a ignorarli: «Per me parlano i numeri, quelli non mentono mai». I suoi sono esagerati e gli frutteranno il 5° Pallone d’oro. Quanto vincerà ancora, questo fenomeno? «Non mi pongo limiti», garantisce. E lo dimostra partendo con il Portogallo per la Confederations Cup russa, con esordio il 18 giugno a Kazan contro il Messico. Per continuare un filotto unico cominciato con la Champions 2016. Da vero Cannibale.