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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Nella mente di Angela Merkel

Tutto è cambiato. Da più di un anno il governo tedesco si prepara per assumere la presidenza del club del G20, che raccoglie i Paesi industrializzati e le principali economie emergenti del pianeta. Ma già tutta questa meticolosa organizzazione appare un futile esercizio. Il G20 non sembra più un club pronto a passare all’azione, anzi, si direbbe trasformato in una comunità di 19 più uno: e quest’uno corrisponde agli Stati Uniti d’America. 
La lista sgradita 
A scorrere gli obiettivi delineati dalla Germania per un’azione comune, sembra quasi di leggere una lista dettagliata di cose che non piacciono a Donald Trump. 
Passi concreti per onorare le promesse siglate negli accordi di Parigi? Washington si chiama fuori. Greenpeace ammonisce già i tedeschi a non accettare impegni annacquati. Ma nemmeno questi saranno concessi con facilità dall’attuale governo degli Stati Uniti. 
Trovare una nuova convergenza di opinioni su come risolvere la crisi dei rifugiati? Trump non ci pensa nemmeno. 
Rilanciare il commercio globale, dopo che gli accordi Ttp del Pacifico e Ttip dell’Atlantico sono falliti? No, dice l’America. E perdipiù, l’America sostiene che la Germania è «molto cattiva» perché vende tante macchine negli Usa, e la Cina fa concorrenza sleale alle aziende americane vendendo sottocosto. Washington vuole stimolare la propria economia e minaccia di ricorrere a dazi punitivi. 
Il precedente del G7 
Quando gli Usa hanno ostacolato quasi tutti gli accordi al G7 di maggio, la cancelliera Angela Merkel ha preso a cuore il proprio ruolo informale di capo del mondo libero e liberale e ha risposto a Trump nel corso di un ricevimento in Baviera. L’Unione europea non può più fare affidamento sugli altri, ha detto. E con «altri» si riferiva innanzitutto all’America protezionista di Trump, e in secondo luogo alla Gran Bretagna della Brexit pilotata da Theresa May. 
Pertanto il summit del G20, previsto ad Amburgo ai primi di luglio, sarà un vero test: saprà l’Europa continentale opporre un fronte unito al momento opportuno? Le parole di Merkel hanno un saldo fondamento ma ci si chiede: l’Europa, assieme ai Paesi emergenti, saprà affrontare i problemi del commercio globale, i cambiamenti climatici e offrire sostegno allo sviluppo in Africa? 
Il più incisivo segnale di speranza arriva dalla Francia e ha un nome: Emmanuel Macron. Mentre Trump spinge in disparte la cancelliera, Macron l’attira verso un’Unione europea più stretta e solidale. 
Sembra proprio che in questi giorni la cancelliera tedesca stia vivendo uno dei suoi momenti più incisivi, come quando, subito dopo Fukushima, dalla sera alla mattina si ritirò dal nucleare. Oppure quando, nel 2015, decise di spalancare le frontiere della Germania ai rifugiati, anche se, occorre dire, le richiuse nuovamente l’anno successivo. 
Stavolta Merkel sembra pronta a rischiare di più per un’Europa prospera e unita rispetto al passato. 
Ciò significa che la Germania approverà nuovi programmi di investimenti europei e probabilmente consentirà ai Paesi membri in difficoltà di accumulare più debito. Potrebbe darsi che si stia preparando la nomina di un ministro europeo delle Finanze. 
La questione rimane su come l’Europa accoglierà le nuove promesse di Merkel. In questo caso, bisogna essere in due per farlo. 
L’Italia dovrà far parte della squadra che rischia il conflitto con l’America sugli scambi commerciali e le questioni ambientali. Sarebbe un buon «investimento» per gli italiani schierarsi con la Germania, anche perché una Merkel riconoscente potrebbe essere un’ottima alleata nelle battaglie finanziarie a venire. 
Il bivio di Roma 
Tuttavia Roma, tradizionalmente, preferisce evitare di prendere posizione nei conflitti transatlantici e al momento si trova in difficoltà con nuove ondate di rifugiati nel Paese che mettono a dura prova non solo le risorse, ma anche la pazienza dei cittadini. L’Europa dovrà trovare un sistema per sostenere l’Italia in questa crisi se vorrà restare unita davanti alla comunità mondiale. 
Le carte di Cina e India 
Nel frattempo la Germania tenta di rafforzare i legami con il resto del mondo per assicurare un qualche successo al summit di Amburgo. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, è stato in visita in Germania questa settimana. Il suo Paese ha stretti rapporti con Berlino e Modi è un più convinto sostenitore del commercio rispetto ai suoi predecessori. Merkel è inoltre impegnata in colloqui con il premier cinese Li Keqiang. 
La Cina è molto più disponibile a discutere di temi ambientali di quanto non lo fosse durante gli ultimi colloqui del G20 ospitati dalla Germania. 
Sicuramente la cancelliera si rimetterà al lavoro per gettare nuovi ponti con Washington. 
Non è un segreto a Berlino che il governo ripone molte speranze nei consiglieri di Trump, come sua figlia Ivanka che ha presenziato al G20 delle donne quest’anno nella capitale tedesca. Ha fatto una buona impressione, non tanto nel sostenere gli interessi del suo Paese, ma per aver sollevato molte domande sull’Europa e il Medio Oriente. 

Traduzione di Rita Baldassarre 

*Capo della redazione economica del settimanale tedesco Die Zeit