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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Tassa sulla casa, chi la paga e chi no in attesa della mannaia

“Il settore immobiliare non è più il Bancomat del governo”. A rallegrare gli oltre 25,7 milioni di proprietari di casa, che in Europa sono tra i più vessati dal Fisco, è la direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che ha anche annunciato: “Nel 2016, il peso delle imposte sulle case ha fatto registrare una riduzione della tassazione di 4,4 miliardi di euro, di cui 3,6 miliardi sulla prima casa”. Bene, ottimo. Manco per niente. Anche se per i 19,5 milioni di contribuenti coinvolti si è trattato di un bel risparmio (175 euro annui), non solo i Comuni hanno già dimostrato che avergli ridotto Imu (l’Imposta municipale unica che ha sostituito l’Ici) e Tasi (il tributo che copre le spese dei servizi indivisibili come l’illuminazione o la manutenzione delle strade) ha conseguenze evidenti sulla macchina amministrativa locale (l’accoppiata è fruttata solo 19,9 miliardi di euro, contro i 31,88 del 2014), ma già si sono fatte sentire Commissione europea e Ocse che chiedono di reintrodurre le tasse sulla prima casa. Contrario il ministro dell’Economia Padoan, che ha nuovamente rinviato la decisione impopolare per tutti e per un partito prossimo alle elezioni.
Così fino ad allora c’è una certezza: il Tax day, il termine ultimo entro cui pagare l’acconto di Imu e Tasi, fissato per il 16 giugno. Confermate la riduzione del 25% per chi affitta gli immobili a canone concordato e del 50% per chi concede le case in comodato a figli o genitori. E, quasi per tutti, si tratterà di prendere l’importo complessivo sborsato nel 2016 e dividerlo per due. Ecco chi e come deve pagare.
Esentati dall’Imu – Sono i proprietari delle abitazioni principali non di lusso, cioè non accatastate nelle categorie A/1, A/8 e A/9, e relative pertinenze (categorie catastali C/2, C/6 e C/7), a patto che abitino nella casa. Senza il requisito anagrafico si deve pagare come se fosse una seconda casa sia l’Imu che la Tasi. Esenzione accordata al proprietario se sull’immobile c’è un diritto di usufrutto, il diritto di abitazione del coniuge superstite o se è stato assegnato dal giudice all’ex coniuge: in questi caso titolare dell’obbligo fiscale è, infatti, chi ha il diritto di utilizzare l’immobile. Sono dispensati anche i fabbricati rurali strumentali, le case popolari, le abitazioni di housing sociale e quelle assegnate dalle cooperative indivise ai soci o agli studenti, l’immobile non di lusso appartenente a personale di polizia, forze armate o vigili del fuoco, le case possedute da soggetti ricoverati in permanenza in casa di cura purché l’immobile non risulti locato e solo se la delibera comunale prevede espressamente l’assimilazione all’abitazione principale.
Esentati dalla Tasi – Rientrano i terreni agricoli e le abitazioni principali. Se la casa è affittata l’inquilino deve pagare una quota della Tasi (tra il 10 e il 30% a seconda di quanto previsto dalla delibera comunale. A Roma, ad esempio, è pari al 20%), ma solo se non ha residenza e dimora abituale nell’immobile. Altrimenti non deve nulla. Il proprietario pagherà solo la sua quota senza considerare l’inquilino.
Come si paga – Si applicano le stesse regole di calcolo per determinare la base imponibile data dal valore catastale rivalutato del 5% (in altre parole bisogna moltiplicare la cifra per 1,05) e poi moltiplicato per un coefficiente variabile a seconda della tipologia dell’immobile, invariato rispetto al 2016. Per i fabbricati abitativi il coefficiente è 160, per gli uffici 80 e per i negozi 55. A questo punto, alla base imponibile va applicata l’aliquota del proprio Comune che è diversa per Imu e Tasi. Questa è, infatti, l’unica differenza di queste due imposte gemelle. Il dato finale va poi rapportato alle quote e ai mesi di possesso dell’immobile (bastano 15 giorni per far conteggiare un mese intero). Chi possiede un immobile di lusso come prima casa usufruisce di un trattamento agevolato: va applicata un’aliquota ridotta (dal 2 al 6 per mille) deliberata dal Comune e una detrazione di 200 euro.
Bollettini e F24 – I Comuni non inviano a casa nulla di precompilato. Spetta ai contribuenti compilare il bollettino. Ed è possibile utilizzare quello postale oppure il modello F24, ma se Imu e Tasi riguardano lo stesso immobile occorre compilare due moduli distinti (per l’F24 due diverse righe) indicando i codici.