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 2017  giugno 05 Lunedì calendario

Super Luminol e impronte vocali. «Il delitto perfetto non esisterà più»

ROMA Il futuro della tecno-investigazione, su cui lavorano le polizie scientifiche del mondo e da noi, in particolare, i carabinieri del Ris, torna a illuminare la scena del crimine italiano. Il mercato mondiale offre un nuovo “Luminol”, chiamato “Blue Star”: serve per scoprire tracce di sangue invisibili all’occhio. Come il prodotto padre – che nelle ultime quindici stagioni ha cambiato la storia delle indagini del Paese, a partire dall’omicidio di Cogne – il “Blue Star” mette in evidenza sangue lavato, spalmato con uno straccio, apparentemente rimosso. E lo fa entro pochi secondi dall’utilizzo. Con il suo effetto bluastro, il vecchio Luminol emetteva luce andando a cogliere le molecole di ferro presenti nell’emoglobina dopo una ricerca di alcuni minuti. Lo stesso principio muove il nuovo prodotto, sul mercato anglosassone all’inizio del Duemila, assunto dall’Arma a partire dal 2016. Il “Bs”, tuttavia, si mostra sensibile a tracce inferiori di emoglobina offrendo un alone luminoso più visibile (sempre sulle stesse tonalità violacee) e, soprattutto, consente agli investigatori di spandere il reagente su pavimenti, muri e mobili per pochi secondi. Se c’è sangue latente, la luce appare.
Sul fronte della ricerca delle tracce non viste, i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche fanno un uso sempre maggiore, perlopiù in ambienti chiusi, di lampade a lunghezza d’onda variabile e lampade bianche a luce radente. Sono le “Crimescope” e consentono di identificare impronte di scarpe, per esempio: individuano tratti di polvere asportata altrimenti non visibili.
«L’analisi genetica è sempre più centrale per risolvere gli omicidi», spiega il tenente colonnello Sergio Schiavone, comandate dei Ris Roma, «la ricerca è continua e spesso produce risultati efficaci».
L’Arma dei carabinieri spende tre milioni di euro l’anno per il potenziamento tecnologico. I Reparti di investigazione scientifica in Italia sono quattro con sede, oltre che a Roma, a Parma, Cagliari e Messina. Dipendono dal generale Aldo Iacobelli e impiegano 400 uomini tra luoghi dei delitti e analisi nei laboratori. Ogni anno i Ris vengono chiamati su ventimila casi: l’ultimo è stato l’omicidio di Alatri con il ventenne Emanuele Morganti ucciso a pugni e manganellate (qui i riscontri dei carabinieri, proprio in questi giorni, sono messi a confronto con l’autopsia medica).
«Fino agli anni Ottanta l’analisi genetica non esisteva, ci si fermava all’individuazione del gruppo sanguigno, esame che al massimo consentiva di escludere i sospetti, non certo di portare una nuova prova a carico. In Italia l’analisi del Dna è stata decisiva con l’omicidio Falcone, nel maggio del 1992. Grazie al test sulle cicche di sigarette ritrovate sulla collina di Capaci, le due persone che avevano attivato l’esplosivo sono state identificate». Oggi la tecnica è diffusa e i nuovi orizzonti investigativi indicano la possibilità della correlazione tra genotipo e fenotipo, tra il profilo genetico di un soggetto e, per esempio, il colore dei suoi capelli. Per accertare la gradazione degli occhi di un sospettato oggi si applica, in via sperimentale, il Protocollo IrisPlex.
Ci sono nuovi metodi per prendere le impronte digitali latenti, frammenti di impronte. Si è scoperto che la ninidrina – rilevatore di amminoacidi utilizzato anche nell’analisi del vino – non serve solo per le impronte su carta e sulle superfici porose, ma è utile anche se provata su pistole e coltelli. «Spesso quel frammento non ha la nobiltà della prova, ma può avviare un successivo esame genetico che porterà avanti l’indagine». È accaduto in un recente furto a Roma: la ninidrina ha portato al ladro. E così, nello stesso ambito, si sperimentano supercolle sempre più sensibili da far evaporare in ambienti chiusi per rendere visibili impronte non evidenti.
Scoprendo le nuove frontiere dell’investigazione scientifica si torna – in maniera consequenziale – alla discussione sulla banca dati nazionale del Dna. È operativa, anche se ancora i laboratori scelti non sono stati accreditati. Ad oggi la banca genetica contiene il profilo di 38mila soggetti, tutti fermati e arrestati dopo la convalida del giudice. «L’utilizzo della banca dati genetica in maniera capillare e quotidiana consentirà alle inchieste giudiziarie un’accelerazione impressionante», dicono ancora i Ris.
Novità – che potranno essere utilizzate sul fronte delle rivendicazioni terroristiche – arrivano dagli accertamenti fonici, i software automatici per la ricostruzione di un’impronta vocale. Quindici Paesi lavorano allo Speaker identification project, database fonico: sarà affidato all’Interpol.