Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’autista polacco a cui il terrorista ha rubato il camion si chiamava Lukasz Urban. Abbiamo già scritto ieri che secondo il racconto di suo cugino Ariel Zurawski, proprietario della ditta di trasporti, era un omone di un metro e ottanta per 120 chili. Il terrorista lo ha sequestrato intorno alle quattro del pomeriggio, le accensioni periodiche del motore devono coincidere con il tentativo del massacratore di farsi spiegare da Lukasz come funzionava il tir. Lukasz probabilmente non sapeva ancora le intenzioni dell’altro e deve avergli fatto vedere cosa si doveva fare per mettersi in marcia. Quando l’islamista è partito verso la Breitscheidplatz, Lukasz deve avere capito. S’è allora gettato addosso al terrorista per impedirgli di fare quello che voleva fare, gli ha afferrato il volante, il terrorista ha risposto a gomitate e a coltellate, la colluttazione deve essere diventata parossistica quando il camion ha imboccato e percorso i fatali cinquanta metri del mercato. Probabilmente l’assassino avrebbe proseguito oltre i cinquanta metri se Lukasz non gli avesse fatto perdere il controllo del mezzo mandandolo a sbattere. L’islamista allora gli ha sparato tre colpi di pistola ammazzandolo, e poi è scappato. Dovrebbe essere ferito, e infatti la polizia sta setacciando anche gli ospedali, perché l’uomo potrebbe essere andato a farsi medicare. Il governo polacco ha emesso un comunicato: siamo in lutto anche noi. Lukasz è considerato un eroe, prima di tutto dalla Bild che ha ricostruito gli ultimi istanti della tragedia basandosi sui risultati della sua autopsia.
• Di questo «uomo» o «islamista» o «terrorista» non sappiamo niente.
Sotto il sedile del guidatore è stato trovato un documento d’identità, intestato ad Anis A. Questo Anis A. dovrebbe essere Anis Amri, di 24 anni, alto 178 centimetri, peso 75 chili, nato a Tataouine in Tunisia. Ma potrebbe anche essere un Ahmed, che ha un’età diversa (21 anni) e di cui sappiamo ancora meno. La polizia tunisina dice che l’uomo per ora identificato come Anis A. usa otto identità diverse. Il documento trovato sotto il sedile del camion (dimenticato apposta?) è stato rilasciato nel distretto di Kleve nel Nord Reno Westfalia, a 600 chilometri da Berlino, sul confine olandese, Questo, relativamente ad Anis Amri, coincide. Gli si dà la caccia in tutta Europa. A chi fornirà notizie utili saranno pagati centomila euro di premio.
• Che altro sappiamo?
Anis sarebbe arrivato in Italia nel 2011, in mezzo alle migliaia di profughi in fuga dalle primavere arabe. Dichiarò di essere minorenne e fu sistemato in un centro d’accoglienza siciliano. Da qui a un certo punto fuggì, e la nostra polizia lo arrestò poi per una serie di reati comuni (furti, danneggiamenti) e siccome intanto era diventato maggiorenne potè metterlo dentro. È stato quattro anni in galera. Nel 2015, quando è uscito, è stato espulso e portato in un apposito centro. Le autorità tunisine avrebbero dovuto procedere a un riconoscimento ufficiale, ma hanno preferito lasciar perdere. Trascorso il tempo previsto, le autorità italiane gli hanno notificato un provvedimento di allontanamento dall’Italia e Anis è allora scappato in Germania, dove forse voleva arrivare fin dal primo momento. L’estate scorsa è stato fermato a Friedrichshafen, sul lago di Costanza, a un passo dal confine svizzero. Aveva un documento d’identità italiano falsificato. Lo hanno tenuto in prigione per due giorni, a Ravensburg. I tedeschi lo avevano qualificato come «tollerato», ma lo volevano rimpatriare. Senonché le carte necessarie - combinazione - sono arrivate dalla Tunisia soltanto ieri.
• Un lupo solitario? O c’è un minimo di organizzazione dietro?
Si pensa che sia meno lupo solitario di quel che sembra. La zona chiave dovrebbe essere proprio il Nord Reno Westfalia. Qui lo scorso 8 novembre è stato arrestato un salafita iracheno di nome Ahmad Abdelaziz alias Abu Walaa, trent’anni, un passato da combattente dell’Isis. Costui era molto attivo nel reclutamento di gente da mandare a combattere in Siria. Con lui lavoravano, tra Bassa Sassonia e Nord Reno Westfalia, altri cinque soggetti, tutti finiti dentro. Abu Walaa aveva costituito una rete importante di salafiti tra Berlino, Francoforte, Brema, Amburgo, Colonia. L’Anis del mercatino potrebbe essere stato istruito da questa rete. Secondo i servizi segreti, i salafiti in Germania sono 9.200 e di questi 1.200 sono potenziali terroristi. Ad ottobre 870 persone, tra cui una cinquantina di donne, sono partite dalla Germania per la Siria.
• Che cosa si sa di Fabrizia Di Lorenzo?
Ancora niente. È stato ritrovato il cellulare. Ma il fatto che non abbia telefonato a casa per tranquillizzare i genitori, che non si sia presentata al lavoro alla 4flowAg, che non si sappia dove sia... Il padre ha detto di non avere speranze. La madre e il fratello stanno ancora su, aspettano l’esame del dna.
• Come mai non è ancora stata identificata?
Lei ha idea di come possono essere ridoti i corpi di persone travolte da un tir di 44 tonnellate?
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