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 2016  dicembre 22 Giovedì calendario

Il Papa come un normale cliente, esce dal Vaticano e compra le scarpe

Una volta usciti dalla Porta del Perugino, a ridosso di Santa Marta, sono un paio di minuti. In via Gregorio VII un’insegna gigante annuncia l’«Osteria dei pontefici» ma la Ford Focus targata «SCV1» infila una stradina dall’altra parte, via del Gelsomino, palazzi comuni e case popolari e al numero 50 il negozio «Sanitaria» specializzato in ortopedia, «convenzioni Asl e Inail, plantari e calzature su misura» si legge sulle vetrine, di là dal vetro espositori e rastrelliere di scarpe. Una telefonata dal Vaticano giusto per avvertire a scanso di collassi, e il Papa martedì mattina si è risolto a rinnovare le vecchie scarpe ortopediche che calza per via dei problemi all’anca e al nervo sciatico.
Il Pontefice cliente
Nessuno lo avrebbe saputo se uno dei presenti non avesse messo le foto e un breve filmato in Rete, Francesco che saluta, parla con il tecnico, benedice un Crocifisso, e per il resto si guarda intorno e s’informa come uno dei tanti anziani clienti del negozio, accanto a sé il medico personale Fabrizio Soccorsi. Il titolare mantiene la riservatezza, «è stata una cosa bella», nel palazzo vicino il portiere peruviano è ancora emozionato, «sono corso ad aprirgli al portiera, l’ho salutato e mi ha risposto in spagnolo, così semplice e gentile, è tutto lui!».
In altri tempi, in effetti, fornitori e tecnici ortopedici si sarebbero presentati Oltretevere, ma Francesco è fatto così.
Dall’ottico per le lenti
A settembre dell’anno scorso si presentò in un negozio di ottica in via del Babuino per cambiare le lenti, «non c’è bisogno di una montatura nuova, non voglio spendere, però mi raccomando: mi faccia pagare il dovuto». Lo ha ripetuto spesso: «Dobbiamo abituarci ad essere normali».
Un atteggiamento tanto più significativo, in questi giorni: San Pietro e il perimetro intorno al Vaticano sono controllati da decine di agenti e carabinieri, tra barriere di controllo e mezzi, e l’uscita di Francesco per le scarpe nuove è avvenuta all’indomani dell’attacco terroristico di Berlino. Certo era controllato, ma «il Santo Padre non si ferma per un attentato», spiegano Oltretevere, «è sereno come sempre e non cambia i suoi programmi, fa ciò che ritiene di fare».
Bergoglio si definisce un prete callejero, di strada. «A Buenos Aires ero sempre in giro… Gli incontri più importanti di Gesù e la sua predicazione sono avvenuti per strada. L’unica cosa che mi piacerebbe è poter uscire un giorno senza che nessuno mi riconosca e andare con gli amici a mangiare una pizza».
Tirannia del protocollo
Gli chiesero se si sentiva prigioniero e disse: «All’inizio sì, ma poi sono caduti alcuni muri... Ad esempio: vado all’ascensore e subito viene uno, perché il Papa non può scendere in ascensore da solo! Ma io scendo da solo!». Soprattutto non ama il «protocollo», la tirannia del «si è sempre fatto così».
Il Papa è un essere umano, non una divinità. E va a pranzare con i dipendenti vaticani, festeggia il compleanno con i clochard, stringe la mano alle guardie svizzere, gioca a biliardino con i ragazzi di una casa famiglia a Boccea, alza desolato quattro dita per rispondere in piazza a un gruppo di argentini come lui tifosi del San Lorenzo, sconfitto 4-0 nella finale del campionato.
Francesco predica una Chiesa «in uscita» e vicina, la «rivoluzione della tenerezza» del Vangelo. Già nella «stanza delle lacrime», appena eletto, al cerimoniere che gli porgeva la croce d’oro dei Papi replicò: «Io mi tengo la mia croce di ferro».
Il conto dell’albergo
La mattina dopo uscì per pregare a Santa Maria Maggiore e al ritorno fece sosta nell’albergo dove aveva alloggiato prima del conclave, la Domus Paolo VI di via della Scrofa, per recuperare la valigia e pagare di persona il conto agli impiegati basiti, «grazie di tutto, quanto vi devo?».
A luglio 2013, il primo viaggio internazionale in Brasile, tutto il mondo si stupì per la vecchia borsa di pelle nera che reggeva sulla scaletta dell’aereo, non si era mai visto un Papa portare da sé il bagaglio a mano. Lui sorrise ai giornalisti: «Vi assicuro, non c’era la chiave della bomba atomica! Mah! Io, quando viaggio, la porto. E dentro c’è il rasoio, il breviario, l’agenda, un libro...». Ecco: «Io ho viaggiato sempre con la borsa: è normale».