ItaliaOggi, 22 dicembre 2016
La Cina non è più il maggior creditore degli Stati Uniti
Secondo i dati del Tesoro Usa, pubblicati giovedì 15 dicembre, e ripresi da Le Monde, la Cina non è più il primo creditore degli Stati Uniti. Il Giappone ha preso il suo posto che aveva perso nel 2008. Negli ultimi due anni, il calo quasi costante dello yuan in effetti ha spinto la banca centrale cinese a vendere i propri titoli del Tesoro americano per sostenere la propria valuta.
All’inizio del 2015, la Cina aveva già ridotto le proprie riserve di buoni americani, ed era stata brevemente superata dal Giappone.
Questa volta, la tendenza è più pronunciata, e i titoli posseduti da Pechino sono diminuiti quasi senza interruzione per tutto il 2016: -41,3 miliardi di dollari (-39,5 miliardi di euro) in ottobre, e -127 miliardi di dollari (121,8 mld di euro) negli ultimi sei mesi. Pechino ha ora 1.115 miliardi di dollari (1.069 mld di euro) del debito americano, bottino più basso dal 2010, rispetto al 1.130 miliardi di dollari (1.083 mld di euro) del Giappone, i cui possesso di titoli è rimasto quasi stabile nel 2016.
Dal momento dell’elezione di Donald Trump, il valore del dollaro è cresciuto rispetto alla maggioranza delle altre valute. La fuga di capitali, nonostante lo stretto controllo, è fonte di preoccupazione per Pechino. A ottobre, le riserve di valute estere dell’ex impero di Mezzo sono diminuite di 45,7 miliardi di dollari (43,8 mld di euro), attestandosi a poco più di 3 mila miliardi (2876 mld di euro), cioè mille miliardi di dollari in meno rispetto al 2014. Nel terzo trimestre, l’Istituto di finanza internazionale stima che lo scioglimento delle riserve in valuta estera della Cina ha raggiunto i 207 miliardi di dollari (198,5 mld di euro), non lontano dal record di 226 miliardi stabilito nel terzo trimestre del 2015.
In un periodo di tensione tra le due più grandi economie del mondo, le cifre del Tesoro Usa non devono dispiacere a Washington. Sono comunque da prendere con cautela, dal momento che l’istituzione specifica da dove provengono gli acquisti di buoni americani, ma non l’identità degli acquirenti. Tuttavia, alcuni paesi possono svolgere il ruolo di intermediario per altri, come le isole Cayman.