La Stampa , 22 dicembre 2016
L’assedio alla Cancelliera: «Sta distruggendo la Germania»
Di qua 220 persone che intonano il Padre Nostro mentre innalzano cartelli con slogan tipo «Le mani di Merkel sono macchiate del sangue del suo popolo». Di là una quarantina di giovani che scandiscono (in italiano) «Siamo tutti antifascisti» e srotolano striscioni con su scritto «Refugees Welcome» o «Vergognatevi! No alla strumentalizzazione delle vittime». Due file di transenne separano i due gruppi, lontani venti metri l’uno dall’altro. «Traditori del popolo!» urla da questa parte della transenna un uomo all’indirizzo dei contromanifestanti pro-rifugiati, prima che gli ricordino che sta partecipando a una veglia in ricordo delle vittime dell’attentato di lunedì. Niente slogan: ufficialmente non si tratta di una manifestazione politica. Il messaggio, in realtà, è fin troppo chiaro: la veglia si svolge a neanche 300 metri dalla cancelleria federale a Berlino. A chiamare a raccolta è un gruppo legato alla «nuova destra» tedesca. A rispondere è il popolo di Bärgida (la versione berlinese di Pegida) e della AfD. «Merkel è la principale responsabile di tutto quello che è successo, degli stupri, degli omicidi e ora anche di questo attentato», spiega il 50enne Bernd, che lavora al porto di Rostock e s’è fatto oltre 200 chilometri per essere qui stasera. A pochi metri da lui si raccolgono in silenzio due politici di spicco della AfD: Alexander Gauland, vice leader nazionale e rappresentante dell’ala conservatrice, e Björn Höcke, numero uno in Turingia e principale esponente dell’ala più vicina alla destra nazionalista ed estrema. Alle loro spalle: la cancelleria. Davanti a loro: uno striscione della Afd con su scritto «Merkel deve andarsene».
Sin dalle prime ore dopo l’attentato la Afd, ignorando gli appelli alla coesione e alla pacatezza dei toni, ha puntato il dito contro la cancelliera. La storia di Anis Amri, il tunisino ricercato, porta acqua al suo mulino. In essa si condensano molti elementi su cui i populisti attaccano da tempo Merkel: le mancate espulsioni dei migranti la cui domanda d’asilo è stata respinta; l’ingresso di profughi privi di documenti, che usano molteplici identità fittizie e restano un mistero per le autorità; lo scarso coordinamento tra le autorità di Länder diversi, che non garantiscono la sicurezza dei cittadini. Nella storia si rispecchia cioè l’accusa principale ripetuta da un anno dai populisti: facendo entrare quasi un milione di persone senza alcun controllo, Merkel ha messo a rischio la sicurezza della Germania.
«Non stiamo strumentalizzando l’attentato: siamo qui per chiarire che giudichiamo sbagliate le politiche della cancelliera e che la consideriamo corresponsabile di quello che è appena successo a Berlino: si è avverato purtroppo tutto quello da cui mettiamo in guardia da tempo, ma non ne siamo orgogliosi», ci spiega Gauland. «Dobbiamo smetterla con la politica delle porte aperte», aggiunge Höcke. «Merkel ha fatto entrare un milione di illegali, in questo modo abbiamo importato criminalità: il fatto che a compiere l’attentato potrebbe essere stato uno di questi illegali rafforza la mia richiesta di una svolta a 180 gradi sulle politiche dell’immigrazione, dobbiamo porre fine al multiculturalismo, altrimenti muore la Germania e poi l’Europa». Toni lontani anni luce dai cuori rossi con cui, a pochi chilometri di distanza, 800 berlinesi protestavano contro un corteo dei neonazisti non lontano dal luogo dell’attentato.
A meno di un anno dalle elezioni Merkel si trova tra più fuochi. Da un lato la Afd, che vorrebbe mandarla subito a casa. Dall’altra la bavarese Csu, che le chiede una stretta sull’immigrazione. Di mezzo la Cdu, che teme di perder voti a favore della Afd e svolta a destra. A complicare il tutto c’è il fatto che la Tunisia rientra tra gli Stati che la Germania vorrebbe dichiarare da tempo come «Paesi di origine sicuri», in modo da respingere più facilmente le richieste di asilo delle persone provenienti da questi Stati. Dopo il sì del Bundestag, però, la legge si è arenata al Bundesrat. Su questo Merkel può smarcarsi. Nella mozione approvata dalla sua Cdu al congresso di inizio mese si legge: «chiediamo alla Spd e ai Verdi di approvare la classificazione di Algeria, Marocco e Tunisia come Paesi sicuri, così da poter ridurre l’immigrazione da questi Stati».