La Gazzetta dello Sport, 22 dicembre 2016
1954: strani oggetti volanti, sospesa amichevole della Fiorentina
Da secoli i fiorentini sono abituati a vedere cose straordinarie. Respirano la bellezza passeggiando per le strade attorno al Duomo o alzando gli occhi al cielo e incrociando le linee che disegnano il campanile di Giotto. Tutto, in quei luoghi, è al di fuori della normalità. Ma ciò che osservarono nel pomeriggio di mercoledì 27 ottobre 1954 li lasciò senza fiato e, in alcuni casi, lo stupore si trasformò in comprensibile paura, proprio come a volte capita davanti a un capolavoro. La scena accadde allo Stadio Comunale, allora il Franchi si chiamava così. Più di diecimila persone sparse tra le curve e le tribune. Sul campo le squadre della Fiorentina e della Pistoiese. Una classica amichevole di metà settimana che serviva per preparare la partita della domenica successiva. Sulla panchina della Viola c’era Fulvio Bernardini, il Professore. Lentamente, giorno dopo giorno, stava cercando di dare forma a un progetto: portare la Fiorentina a competere con le grandi squadre del nord, il Milan, l’Inter e la Juventus, e provare a vincere lo scudetto. I buoni giocatori non mancavano, da Chiappella a Segato, dal centravanti Virgili al portiere Sarti, da Rosetta allo svedese Gren. Quel gruppo, nella stagione successiva, avrebbe centrato l’obiettivo e regalato a Firenze il titolo. La Pistoiese, invece, partecipava al campionato di Quarta Serie: dilettanti, poco più o poco meno.
TUTTI FERMIMa il calcio, perlomeno quello giocato sul campo, passò in secondo piano in questa vicenda. Erano le ore 15.27, stando alle testimonianze dell’epoca, quando i diecimila del Comunale alzarono gli occhi al cielo e, proprio sotto la torre di Maratona, videro qualcosa di strano. Anche i giocatori, all’improvviso, si fermarono e l’arbitro prese in mano il pallone e interruppe la partita. Che cosa succedeva? Che cos’era quella luce violenta, lassù in mezzo all’azzurro? Stupore, meraviglia, ma anche preoccupazione: il mistero e l’ignoto generano sempre apprensione e stimolano una forma di difesa che, spesso, si traduce nella negazione del fenomeno cui si sta assistendo o partecipando. «C’erano due oggetti biancastri che andavano avanti e indietro ad alta quota. Procedevano ad andatura regolare. Ci fu così tanto chiasso che l’arbitro fu costretto a sospendere la partita per qualche minuto» dichiarò, anni dopo, Beppe Chiappella. E il suo compagno Ardico Magnini aggiunse: «Ci fermammo e guardammo in cielo. Era un uovo, un gigantesco uovo, che si muoveva lentamente proprio in direzione della torre di Maratona». Le stesse testimonianze e le stesse impressioni le diedero Romolo Tuci e Ronaldo Lomi, capitano e giocatore della Pistoiese. Il primo pensiero, tutti lo ammisero candidamente, fu che sullo Stadio Comunale di Firenze stavano volando gli Ufo. In quegli anni si parlava molto degli extraterrestri, la suggestione era forte, gli avvistamenti si susseguivano in tutto il mondo, anche l’industria cinematografica cominciava a occuparsene.
NASO ALL’INSU’ Quello che gli spettatori del Comunale ancora non sapevano era che in città degli Ufo si parlava già da più di un’ora. Alle 14.20, infatti, ci furono le prime visioni: strani oggetti in cielo e poi dall’alto scendeva una specie di bambagia vetrosa, proprio come se fosse una nevicata. I fiocchi, appena toccata terra, si scioglievano. Alfredo Iacopozzi, giovane studente d’ingegneria, fu testimone oculare e si precipitò a telefonare alla redazione de «La Nazione». Il capocronista di allora Giorgio Batini salì sul tetto del palazzo che ospitava il quotidiano e rimase a bocca aperta. Tutti i fiorentini, quel pomeriggio, vissero con il naso all’insù, meravigliati e intimoriti. Allo stadio, dopo il comprensibile momento di disagio, la partita proseguì. Vinse la Fiorentina 6-2, ma poco se ne parlò sui giornali. Un po’ perché era un’amichevole contro una squadra nettamente inferiore, un po’ perché l’apparizione degli Ufo aveva sottratto la scena a Virgili, Chiappella e Bernardini.
ANALISI Uscendo dal Comunale non si discuteva che di questo bagliore nel cielo e, soprattutto, di questi filamenti che erano piovuti in terra e se ne trovavano parecchi sparsi nelle strade della città. Un campione di questo materiale venne consegnato all’Istituto di Chimica Analitica dell’Università di Firenze. Il professor Giovanni Canneri, considerato un luminare della materia, lo esaminò e sentenziò: «L’esame al contatore Geiger per la radioattività dette responso negativo, l’osservazione al microscopio indicò il carattere fibroso dei filamenti. Un frammento fu messo alla fiamma: non si ebbe accensione e tanto meno combustione, bensì un lieve imbrunimento superficiale e il materiale filiforme fuse in una perlina tondeggiante di aspetto vetroso». Il contenuto era calcio, silicio, alluminio, magnesio, ferro, boro. La notizia dell’analisi venne riportata dai quotidiani nazionali, anche se la verità mai si seppe. In diverse zone della Toscana, quel giorno di ottobre, vennero avvistati strani fenomeni e fu raccolto materiale simile a quello trovato nelle strade di Firenze. Che cos’erano stati quei bagliori? Che cos’erano quei due oggettivi a forma di uova che galleggiavano nel cielo sopra lo Stadio Comunale? Che cos’erano quei filamenti, che parevano nevischio? Qual era, in sostanza, il significato di quell’avvenimento o, meglio, di quell’apparizione? Mistero, e come misterioso dev’essere visto e analizzato ancora oggi, nonostante se ne siano occupati centri internazionali di ricerca, trasmissioni televisive e riviste scientifiche. Non esiste spiegazione certa, se non quella che definisce il fenomeno, con slancio poetico, come «capelli d’angelo». I giocatori della Fiorentina parlarono spesso, anche negli anni seguenti, di ciò che avevano visto e restarono convinti di essere stati testimoni di un avvenimento al di fuori della normalità. D’altronde, se alla vita togliamo il fascino del mistero, che cosa ci resta?