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 2016  dicembre 22 Giovedì calendario

Nasce il partito di de Magistris, lo guida il fratello

«Con un sindaco che si autosospende a Milano e una sindaca che si autocommisssaria a Roma, come si fa a giudicare de Magistris con gli stessi criteri di un tempo?» Domanda per nulla banale quella che si è posta ieri Marco Demarco dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno.
In fin dei conti, l’imbarazzante pasticcio amministrativo di cui stanno dando prova i grillini nella capitale e la messinscena un po’ spocchiosa del primo cittadino meneghino, inducono a rivalutare persino la figura istituzionale del barricadero Luigi De Magistris.
Solo che all’ex pm la sola città di Napoli inizia a stare un po’ troppo stretta. Ha ben altre ambizioni, vorrebbe sfidare il Pd (meglio se renziano, gli riuscirebbe più facile) per il governo del Paese, magari imbarcando pezzi dei 5 Stelle. Dopo diversi anni di esperienza politica, e in virtù della sapiente consulenza del fratello minore Claudio de Magistris, il sindaco di Napoli ha però capito che occorre fare un passo alla volta. Così cinque anni e mezzo fa ha sorpreso tutti al ballottaggio salendo a Palazzo San Giacomo forte dell’appartenenza a un partito in via di estinzione come l’Idv e di una campagna mediatica in suo favore; per conquistare il secondo turno nel giugno scorso ha sbancato il botteghino elettorale annientando in un colpo solo Pd, centrodestra e grillini; e adesso guarda avanti, facendo leva su Dema, l’associazione culturale che prende ispirazione dal suo nome (anche se ufficialmente sarebbe l’acronimo di «democrazia è autonomia») e che proprio in questi giorni si è trasformata in movimento politico, con segretario De Magistris jr.
Prima di puntare al governo di Roma e alla sfida al Pd, Dema deve fare un ulteriore tagliando alle amministrative, come ha spiegato lo spin-doctor di famiglia. E quale occasione migliore se non le elezioni in programma nella primavera 2017 in alcuni importanti Comuni della provincia di Napoli, da Pozzuoli a Pompei, da Torre Annunziata a Bacoli. Dopodiché si potrà parlare di politiche.
La strategia di Dema è ben definita: una volta costituito il partito (pardòn movimento politico), a gennaio partirà la campagna di tesseramento, poi sarà costituito un coordinamento nazionale provvisorio ed entro l’estate si dovrebbe tenere l’assemblea degli iscritti per votare i rappresentanti. Il Pd in versione renziana è l’avversario da battere, gli elettori 5 Stelle sono invece quelli da sedurre, mentre la sinistra dem può rappresentare un valido alleato in alcune situazioni locali.
Lo ha spiegato bene sul Corriere del Mezzogiorno Gianluca Daniele, consigliere regionale del Pd ed esponente della minoranza bersaniana, convinto che il suo partito si sarebbe dovuto alleare con de Magistris a Napoli e non con una lista legata a Denis Verdini.
Nel panorama nazionale il progetto di Dema tenterà di incunearsi in quello spazio rimasto vacante a sinistra del Pd renziano, spazio che i grillini non riescono a coprire appieno e che l’esperienza di Sinistra Italiana non sembra nelle condizioni di occupare, essendo ancora troppo percepita come una mera operazione di palazzo tra fuoriusciti del Pd e i rivoli dispersi di Sel.