Libero, 22 dicembre 2016
Giro, Corriere e canone tv: un 2017 nel segno di Cairo
In fondo è il suo momento. Con la Rai sta trattando per i diritti televisivi relativi al Girod’Italia, manifestazione alla quale sarebbe interessata anche Sky pronta ad entrare nella partita per trasmettere la gara ciclista a tappe più amata dagli italiani – e non solo -mentre con il Corriere della Sera tiene sotto pressione il mondo della politica. Il Corrierone, in fondo, resta comunque un punto di riferimento. Con la La7, invece, informa gli telespettatori-elettori. Perché Urbano Cairo è così, non sta fermo mai, osserva il mondo è prova ad assecondarlo. Per farlo, però,occorre essere determinati e veloci e soprattutto avere la consapevolezza del fatto che «Nulla è impossibile», come recita il primo dei dieci comandamenti contenuti nel decalogo che Urbano Cairo ha regalato ai dipendenti de La7 e agli impiegati del suo gruppo editoriale, in occasione della festa per gli auguri di Natale. Da imprenditore in forte ascesa, determinato a recitare la propria parte senza incertezze sapendo di avere un bel copione, Cairo ha regalato ai dipendenti della Cairo Communication le tavole della legge, un decalogo con 10 punti chiave per il successo, e una copia dell’oroscopo2017 scritto da Paolo Fox. Scrutare le stelle per raggiungere il cielo con un dito, tanto con la televisione quanto con i giornali del gruppo. In altri tempi ci saremmo lanciati in paragoni arditi con Silvio Berlusconi, nella convinzione che Cairo rappresenti il suo clone imprenditoriale. In realtà l’editore de La7, per dirla con Battisti, ha seguito traiettorie ardite e non percorsi ordinari. Compreso quello del calcio, scegliendo d’investire sul Torino. Al cuore non si comanda, ma alla testa, però, si può mandare segnali ben precisi. Come suggerisce il quinto comandamento del Cairo pensiero, nato ai tempi del suo esordio nel mondo imprenditoriale, al quale è rimasto fedele nel tempo. È fondamentale «lavorare in squadra»e, soprattutto, non fare da solo ma «condividi gli obiettivi». I dati di ascolto raggiunti da La7 nel corso di questo anno sembrano essere il frutto migliore di quel concetto, salutato nel salone dell’Hilton, la terrazza su Roma usata per le cene e le feste di gala, con un grande applauso dalle star della tv e da tutte le maestranze presenti. Uniti si vince, insomma, e poi pare che lo dica anche l’oroscopo. Grazie al telegiornale di Enrico Mentana, sempre più autorevole, o a programmi vincenti come di DiMartedì condotto da Giovanni Floris, Piazzapulita di Corrado Formigli, Otto e Mezzo di Lilly Gruber e L’aria che tira di Mirta Merlino, vera regina del mattino catodico, la televisione del gruppo Cairo ha messo la ruota davanti a quella della Rai, ormai costretta inseguire su tutto. Solo su un punto viale Mazzini mantiene il primato: il canone. E dè proprio su questo punto che l’amministratore delegato de La7, Marco Ghigliani, insiste da tempo, sostenendo che la televisione di Cairo fa «Servizio Pubblico» ( forse il vero servizio pubblico italiano) e per questa ragione avrebbe diritto a percepire una parte di quanto gli italiani, attraverso la bolletta telefonica, versano nelle casse dello Stato. Sarebbe una legittima spartizione e non una modesta concessione. Nel frattempo c’è da aggredire il futuro, senza pensare troppo al passato, dal quale restano solo quei dieci comandamenti. Sarà pure marketing e televisione, però «nulla accade se non l’hai sognato prima», recita il secondo capitolo del Cairo pensiero dal vago sapore marzulliano. Chissà, forse è proprio quella la chiave del successo. Che la festa continui...